Sommerso, allarme di Cisl e Uil

29/01/2001

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Domenica 28 Gennaio 2001
italia – politica
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«I lacci della Finanziaria faranno tornare le aziende al nero» – Ma la Cgil dissente.
Sommerso, allarme di Cisl e Uil

ROMA «Se non interverranno interventi chiarificatori, nel giro di poco tempo centinaia di aziende torneranno a rifugiarsi nel sommerso». È questo, secondo Stefano Ruvolo segretario dei tessili della Cisl, il primo effetto che produrranno le nuove norme contro il lavoro nero al Sud introdotte dalla Finanziaria. A determinare il ritorno nel sommerso sono, secondo il sindacalista, le disposizioni che si applicano alle aziende che negli anni passati hanno già sottoscritto i contratti di riallineamento, ovvero quegli accordi che consentono di appplicare una retribuzione inferiore a quella prevista dai contratti collettivi nazionali.

Ad essere coinvolte sono circa mille aziende e oltre 20mila lavoratori: «Le norme della Finanziaria — spiega Ruvolo — di fatto non consentono alle imprese che per prime hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto di usufruire degli sgravi contributivi previsti dalla legge».

Ecco perché la tentazione di tornare in nero diventa fortissima. Il cambio della ragione sociale consentirebbe formalmente di far apparire l’azienda come nuova e di decidere se voler ripercorrere la strada del riallineamento o, invece, affidarsi ad incentivi automatici come il credito d’imposta sui nuovi assunti. Quest’ultimo, peraltro, non si applicherà neppure ai nuovi contratti.

«Un’assurdità perché non si comprende quale sia la ragione per escludere dal beneficio le aziende in riallineamento, penalizzandole rispetto alle altre». Il bonus fiscale al Sud è pari a 1,2 milioni mensili per ogni nuovo assunto, tuttavia le imprese in riallineamento che dovessero decidere in futuro di incrementare la manodopera non potranno applicarlo. Per il nuovo occupato l’impresa non beneficerà neppure dello sgravio contributivo che è circoscritto solo ai lavoratori individuati al momento della sottoscrizione del contratto di riallineamento.

La Cisl come anche la Uil, per evitare il ritorno al sommerso, vorrebbero consentire alle imprese in riallineamento di sottoscrivere i nuovi contratti. La Cgil però non ci sta perché ritiene non corretto scaricare solo sui lavoratori l’incapacità delle aziende di accrescere la propria competitività. «Che le imprese debbano fare di più è vero — ribatte Ruvolo — ma non dobbiamo dimenticare che il riallineamento dal punto di vista normativo offre le stesse garanzie dei contratti nazionali: se le aziende dovessero tornare in nero non solo i lavoratori avrebbero probabilmente retribuzioni più basse ma certamente verrebbe a mancare l’adempimento di obblighi da parte del datore di lavoro che invece il contratto di riallineamento garantisce».

A Brindisi e Lecce, le due province in cui più alto è il numero dei contratti di riallineamento, il confronto è già aperto e le differenze di posizioni tra le organizzazioni sindacali arriveranno a un primo chiarimento nei prossimi giorni. Il tempo per giungere a un accordo non è molto: secondo l’intesa con la Commissione Ue ratificata in Finanziaria, i contratti dovranno essere sottoscritti entro e non oltre il 5 ottobre prossimo.

—firma—B.F.