Solo lavoratori attivi da almeno tre mesi

05/09/2002





5 settembre 2002
Solo lavoratori attivi da almeno tre mesi
Nessuna speranza per chi è stato espulso
      ROMA – Pagare un contributo di 700 euro entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto legge, più altri 100 euro di spese postali. Garantire un contratto a tempo indeterminato, anche se su questo punto non c’è ancora certezza. E poi non tentare di fare il furbo: si rischiano fino a nove mesi di carcere. Ecco che cosa deve fare l’imprenditore che vuole mettere in regola un lavoratore extracomunitario, secondo il testo messo a punto dal ministero del Welfare. Tre soli articoli che introducono procedure simili a quelle per la sanatoria di colf e badanti. Anche qui ci sarà un kit da ritirare negli uffici postali, un rapido esame da parte dell’amministrazione e poi la convocazione in prefettura.

      IMPRENDITORI – Deve essere il datore di lavoro a mettere in regola l’extracomunitario. Il provvedimento riguarda le «attività di impresa sia in forma individuale che societaria». Il lavoratore deve essere occupato «almeno da tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore del decreto».

      TEMPI – Il decreto dovrebbe essere approvato domani per entrare in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale : probabilmente il 10 di questo mese. Insieme alla Bossi-Fini, quindi. Questo vuol dire che i lavoratori dovranno essere occupati almeno dal 10 giugno. Entro il 10 ottobre, gli imprenditori dovranno segnalare alle prefetture gli extracomunitari da regolarizzare. Anche in questo caso ci sarà un kit in distribuzione negli uffici postali. Le prefetture verificheranno il tutto entro 60 giorni. Poi, entro i 10 giorni successivi, convocheranno le parti per il rilascio del permesso di soggiorno. Sono previsti controlli per accertare «l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nonché la regolarità della posizione contributiva».

      EXTRACOMUNITARI – Non può essere messo in regola l’extracomunitario che ha già ricevuto un provvedimento d’espulsione con accompagnamento alla frontiera, oppure denunciato per reati gravi o segnalato da Stati stranieri. Come per le colf. Espulsioni congelate per chi vuole mettersi in regola, in attesa che la sua pratica venga definita. Ammesso che non sia «pericoloso per la sicurezza dello Stato».

      COLF – Il decreto legge introduce anche la prima modifica alla Bossi-Fini. In verità si tratta solo di un chiarimento: è possibile regolarizzare solo le colf e le badanti che lavorano in Italia almeno dal 10 giugno. Un chiarimento necessario, perché su questo punto la legge non era molto chiara: un’interpretazione estensiva poteva consentire di sanare anche gli extracomunitari che avevano iniziato a lavorare in Italia più tardi. Su questo fronte i kit già distribuiti dagli uffici postali sono circa 750 mila.

L. Sal.


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