Solo in extremis il «sì» su fisco e spesa sociale

08/07/2002







(Del 6/7/2002 Sezione: Economia Pag. 3)
COSÌ NELLA NOTTE SI È SBLOCCATA LA LUNGA TRATTATIVA SOTTERRANEA DI CISL E UIL CON IL GOVERNO
Solo in extremis il «sì» su fisco e spesa sociale
Difficile braccio di ferro sulle tabelle degli sgravi. L´art.18 era già fatto

retroscena
Roberto Giovannini


ROMA
DIECI anni fa (e qualche giorno) la Cgil si trovò spalle al muro, costretta a firmare il 31 luglio del 1992 l´accordo col governo Amato e Confindustria che chiuse la storia della scala mobile. Fu un vero e proprio shock per il sindacato di Corso d´Italia: i conti pubblici erano alla bancarotta, i socialisti Cgil erano per aderire, e l´allora segretario generale Bruno Trentin decise di firmare e dimettersi. Dieci anni fa Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani (che stava nella componente socialista) si batterono perché la Cgil siglasse l´intesa, contro la prevalente opinione dei comunisti del sindacato. Stavolta, nessuna esitazione: «È la prima volta che non firmo un accordo», confida Sergio Cofferati, che ha seguito a distanza la no stop negoziale sul «Patto per l´Italia». La Cgil non ci sta, e anzi affila le armi per una nuova stagione di conflitto. Con gli scioperi, ma anche con una maxi raccolta di cinque milioni di firme su vere e proprie proposte di legge. Ovviamente diverso il clima in casa Cisl e Uil. Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, i veri protagonisti della vicenda, hanno portato a termine un negoziato con un risultato che giudicano molto positivo. Un negoziato che i due sindacalisti hanno gestito in solitaria sin dal lontano febbraio, quando di fronte alla decisa volontà della Cgil di andare allo sciopero generale iniziarono un dialogo sotterraneo col governo. Un dialogo che talvolta si è incagliato, ma che grazie a una lunga serie di incontri e conciliaboli riservati (quasi sempre «scoperti» dai giornalisti o dalla efficace intelligence di Sergio Cofferati) ha sempre tenuto aperto un filo di comunicazione con Palazzo Chigi (con Gianfranco Fini e Gianni Letta, talvolta con Giulio Tremonti) e con il ministero del Welfare (con il sottosegretario Maurizio Sacconi, la vera eminenza grigia del negoziato). E non è stato un caso che nella notte tra giovedì e venerdì, così come nella giornata di ieri siano stati proprio i buoni rapporti instaurati con Letta a consentire di eliminare gli ultimi ostacoli all´accordo. Un accordo ormai inevitabile, che pure ha rischiato di essere rinviato per le resistenze del ministro dell´Economia, che ha ritardato la consegna delle «tabelle» sugli effetti degli sgravi fiscali indispensabili ai due leader di Cisl e Uil.
L´ostacolo apparentemente più spinoso – le modifiche all´articolo 18 – era in effetti da tempo stato rimosso. Nel testo consegnato alle parti sociali giovedì non erano comprese una serie di precisazioni e attenuamenti della riforma dei licenziamenti; ma non era un segreto che nei giorni precedenti erano già state concordate le soluzioni poi inserite nel testo finale del «Patto», fortemente ispirate dalla Cisl, a partire dall´«avviso comune» che alla fine dei tre anni determinerà se confermare, cancellare o modificare la norma sull´articolo 18. Diverso era il discorso sul fisco e sulle garanzie per la spesa sociale. Angeletti e Pezzotta avevano già «macinato» senza troppa fatica i perplessi e i recalcitranti delle rispettive organizzazioni, che hanno mugugnato, ma senza mai avere il coraggio di contestare apertamente le decisioni dei segretari generali. Giovedì notte, mentre le delegazioni delle parti sociali bivaccavano stancamente per Palazzo Chigi, i due leader sono saliti dal sottosegretario Gianni Letta per discutere con Tremonti. Le richieste: una precisa definizione delle risorse per la riduzione dell´Irpef, esempi e simulazioni per far capire ai contribuenti a quanto ammonterà il risparmio, e garanzie che a settembre in Finanziaria non ci saranno sorprese sgradite su pensioni e sanità. Un´ora di discussione, ma senza grandi risultati. Ieri mattina c´è stata una nuova tornata di serrata discussione tra i leader di Cisl e Uil e i ministri, mentre nella Sala Verde di Palazzo Chigi tutti gli altri erano costretti ad aspettare. I più lamentandosi aspramente del trattamento poco cortese, Epifani e la delegazione Cgil a denunciare la «situazione vergognosa». C´è voluto un supplemento – intorno all´ora di pranzo – per arrivare all´intesa: sono arrivate le «tabelle», gli sgravi fiscali per i redditi fino a 25.000 e sono saliti a 5,5 miliardi, altre modifiche sparse nel testo. Sulla spesa sociale, un compromesso: il governo accetta di garantire la spesa sociale in Finanziaria, ma solo rispetto alle risorse stanziate nel 2001. In altre parole, il boom della spesa sanitaria 2002 potrà essere ridotto senza violare il «patto». Il braccio di ferro con Tremonti non è stato una passeggiata. Tanto da allertare intorno a mezzogiorno lo stesso Berlusconi, che ha lasciato intendere che l´accordo poteva persino essere rimandato «per un po´». Alla fine, Savino Pezzotta appare più che soddisfatto di come sono andate le cose. A cominciare dall´articolo 18, su cui spiega che le modifiche introdotte non rappresentano alcun pericolo, e peraltro non comporteranno significativi incrementi dell´occupazione. «Non ci saranno problemi – spiega «l´Orso di Bergamo» – I lavoratori delle imprese che superano la soglia dei 15 dipendenti non avranno il reintegro in caso di licenziamento. Ma avranno tutti i diritti sindacali, di assemblea, la presenza del sindacato in azienda. E questo sarà sufficiente per scoraggiare i "padroncini"». Certo, chiediamo, sarà dura nei prossimi mesi per i quadri cislini fronteggiare l´offensiva della Cgil. «Con la Cgil – replica Pezzotta – alla fine ci si incontrerà di nuovo. Certo, se noi evitiamo la polemica, e loro mi fanno uno striscione dicendo che ho venduto i lavoratori per un patto di lenticchie… In fabbrica andrà bene. Ai lavoratori dirò che non è stato cancellato l´articolo 18 per merito mio, che ho trattato e fatto l´accordo. Si fa solo una modesta sperimentazione. E dirò delle nuove tasse, più leggere. Ottenute grazie alla trattativa».