Solo città d’arte e musei fanno il pieno nell’estate 2005

05/09/2005
    domenica 4 settembre 2005

    ECONOMIA ITALIANA TURISMO – pagina 12

      Secondo i dati di Federculture i visitatori hanno registrato in molti casi aumenti a due cifre

        Solo città d’arte e musei fanno il pieno nell’estate 2005

          Il caso più eclatante è quello di Pompei (+ 15%)

            C. CAS.

              Sarà perché quest’estate ha trionfato il turismo mordi e fuggi, sarà perché sono diminuite le persone che amano passare 12 ore sotto il sole o sarà semplicemente perché cresce il bisogno di cultura. In tutti i casi la traduzione è: questa è stata l’estate delle città d’arte, le uniche che hanno registrato un aumento delle presenze negli alberghi e nei musei, in alcuni casi a due cifre. Secondo i dati anticipati da Federculture il caso più eclatante è stato quello di Pompei dove ci sono stati il 15% di visitatori in più, con un picco il 14 e 15 agosto: in questi due giorni rispetto allo scorso anno i biglietti staccati sono cresciuti del 35 per cento. L’estate fiorentina ha raccolto 600mila presenze in una città che conta circa 300mila abitanti. I musei civici hanno avuto il 3,3% di visitatori in più. A Roma, l’unica città dove sono aumentati i turisti tedeschi, gli arrivi sono cresciuti del 10% e nei musei civici i visitatori del 18%. A Napoli l’aumento delle presenze è stato del 5% e quello degli ingressi nei musei del 22%. Il sistema museale di Venezia in giugno, luglio e agosto ha registrato un più 8%, con due culmini: uno in luglio quando la crescita è stata del 12% e uno nel week end di Ferragosto. Infine Palermo dove le presenze sono raddoppiate. È soltanto un primo parziale bilancio, ma è già abbastanza significativo per dire che le città d’arte sono state le uniche ad essersi salvate nell’annus horribilis del turismo italiano.

              Per Roberto Grossi, segretario generale di Federculture, « questa è l’onda lunga di quel che accade da alcuni anni. I consumi culturali in genere e quindi l’acquisto di libri, di cd, la partecipazione a mostre, spettacoli, eventi, conferenze, sono in controtendenza rispetto al crollo in molti settori: lo scorso anno sono infatti aumentati del 2%. Un dato che sarà confermato anche quest’anno. Le file per ascoltare Roberto Benigni, leggere Dante, le 40mila persone già in coda al Festival della letteratura a Mantova o il successo di molte mostre sono il chiaro messaggio che ormai sono sempre di più gli italiani che amano spendere il tempo libero tra la bellezza dell’arte e della letteratura » .

              Dal 1998 al 2003, Ferderculture segnala un aumento delle presenze nelle città d’arte del 24%. Merito anche di molte amministrazioni che hanno saputo promuovere le proprie iniziative. Per esempio « Roma ha fatto un grande lavoro di marketing territoriale — dice il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca —. Nel turismo l’immagine ha un peso sempre più rilevante. La capacità di attrarre e organizzare eventi può garantire sicuro successo; basta vedere che cosa sta succedendo in questi giorni a Venezia. Ormai è l’evento che crea afflussi; gli esempi che si potrebbero fare sono tanti, dalla mostra sugli Impressionisti a Treviso che si è chiusa con un milione e 300mila visitatori, a quella su Botticelli a Firenze che ne ha fatti 300mila, a quella sul Parmigianino a Parma » . Ma quando si pensa alla cultura non necessariamente bisogna rivolgere lo sguardo verso il passato. « Sarebbe fuorviante. Bisogna tenere conto anche della modernità — interpreta il direttore generale del Touring club italiano, Guido Venturini —. A questo proposito citerei la straordinaria attrattività di un luogo come l’Acquario di Genova che nel 2004 è rientrato nella classifica dei primi cinque musei più visitati » .

                A favorire le città d’arte c’è stata anche la tendenza a fare vacanze mordi e fuggi che si manifesta già da un paio di anni, ma che quest’estate si è delineata ancora meglio. «Per visitare Roma, Milano, Venezia possono bastare anche due o tre giorni — continua Venturini—. Non c’è bisogno di programmare due settimane come invece si fa di solito quando si parte per il mare o per la montagna » . Per spiegare il successo del turismo culturale questo però non basta. Un’altra ragione va ricercata « nella crescita del bisogno di cultura; uno dei fatti più positivi è che questa crescita avviene proprio tra i giovani; nel 2004 i ragazzi che hanno visitato i musei sono aumentati del 5,8 per cento — dice sempre Venturini—. Sembra quasi che in questo momento in cui la congiuntura economica non è molto favorevole, cerchiamo di compensare con l’arte, la musica e la letteratura quello che l’economia non riesce a darci. Anche per questo sarebbe bene investire di più nell’educazione dei nostri giovani, in modo che la tensione non sia concentrata soltanto nel perseguimento degli obiettivi economici».