«Sofferenze» in crescita, le famiglie si indebitano

07/09/2010

La crisi morde pesantemente sia il sistema bancario, che le famiglie. Crescono, infatti, le «sofferenze» bancarie (cioè i prestiti che difficilmente saranno recuperati) e le famiglie sono costrette, per seguitare a svivere, a indebitarsi. A luglio 2010 – secondo quanto riportato l’ultimo Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia – le sofferenze si sono attestate poco sopra i 70miliardi rispetto ai 68,6miliardi di giugno e, soprattutto, ai 50,6 del luglio 2009. Insomma, siamo di fronte a un aumento di quasi il 40%. Per quanto rigurda le famiglie, i dati forniti da via Nazionale segnalano che il credito loro concesso a luglio ha toccato i 579,4 miliardi di euro, con un aumento di 3,2miliardi rispetto al mese di giugno, e di 100 miliardi in 12 mesi. Larga parte dei prestiti è utilizzato per l’acquisto di abitazioni: con la riduzione
dei tassi di interesse molti si indebitano contraendo mutui per avere una casa in proprietà, visto il livello dei fitti. Per quanto riguarda i mutui, le statistiche disaggregate di Bankitalia evidenziano che l’aumento maggiore riguarda i prestiti per l’acquisto di abitazioni con scadenza oltre i 5 anni: circa 346 miliardi, quasi 71 in più rispetto al luglio 2009. Più contenuto l’aumento dei debiti riferiti al consumo: in questo caso l’ammontare rilevato a luglio si attesta, per quelli oltre i 5 anni, a 37,5 miliardi dai 31,8 miliardi di luglio 2009, con un incremento del 17,8%. Può sembrare un incremento notevole, ma in realtà non lo è. Considerando anche la flessione dei 6 trimestri precedenti. In questa ottica, Federconsumatori e Adusbef lanciano «un vero e proprio segnale di allarme per la condizione delle famiglie» e parlano di «caduta del credito al consumo». Di parere simile,ma con un altra ottica è il giudizio del Codacons: l’impennata del 20,8% dei debiti delle famiglie dimostra che queste «sono al collasso». Da ricordare che nel 2010, secondo le Elaborazioni dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori sui dati Abi del I trimestre 2010, si registra un evento clamoroso: il declino del credito al consumo, in calo sia per quanto riguarda l’erogazione (-11% nel 2009 e -5%
nel 2010), e – per la prima volta – per quanto riguarda la consistenza (passata a 110 miliardi, rispetto ai 113 miliardi di fine 2009). Tutto ciò – secondo le associazioni – dimostra una situazione veramente drammatica: già di per se, infatti, è grave quando le famiglie sono costrette a ricorrere all’indebitamento per i consumi,ma diventa allarmante quando le famiglie non sono neanche più in grado di indebitarsi, indice questo di una forte caduta della fiducia nelle prospettive del Paese. «Di fronte ad una situazione di questo genere non si possono più rimandare interventi concreti tesi a risollevare le condizioni della famiglie». Ed «è necessaria un’inversione di tendenza che si identifica in una ripresa di investimenti nei settori innovativi e nell’aumento del potere di acquisto delle famiglie, esclusivamente quelle a reddito fisso, attraverso processi di detassazione per almeno 1200 euro annui». Secondo il Codacons il fatto che le famiglie abbiano aumentato i debiti di oltre il 20% in un solo anno «è la prova del nove che sono al collasso. Ormai arrivare alla fine del mese senza indebitarsi è un privilegio che pochi possono permettersi. Solo chi aveva dei risparmi da parte ha potuto, intaccando questa riserva, mantenere lo stesso tenore di vita senza indebitarsi». Conclusione: «il Governo non ha fatto nulla per aiutare le famiglie. Anche l’aumento dell’indebitamento per l’acquisto della prima casa dimostra che Tremonti finora ha preferito aiutare le banche piuttosto che i loro clienti. Un esempio è il regolamento del Fondo di solidarietà per i mutui entrato in vigore il 2 settembre.Non solo è scandaloso che sia entrato in vigore dopo due anni e otto mesi dalla legge – del 24 dicembre 2007 – che lo ha previsto, a dimostrazione della scarsa attenzione del Governo per le famiglie che non ce la fanno più a pagare le rate, ma le condizioni richieste per accedere ai benefici sono troppo limitative, talvolta una beffa».