Società, è legge la delega per la riforma

01/10/2001

Il Sole 24 ORE.com




    Diritto dell’economia – Conclusa al Senato la tormentata approvazione del provvedimento che ha preso le mosse dal Ddl Mirone

    Società, è legge la delega per la riforma
    Ma l’opposizione non si arrende: «Princìpi incostituzionali» – Clima teso e scontri in aula
    (NOSTRO SERVIZIO)
    ROMA – Il Senato ha approvato definitivamente la riforma del diritto societario. Dopo la firma del Capo dello Stato, il ddl Mirone-Castelli sarà legge ed entro un anno il Governo dovrà emanare i decreti delegati previsti dal provvedimento. Cambiano, dunque, le norme sulle società di capitali e sulle cooperative. Si introduce il concetto di coop «costituzionalmente riconosciuta» che limita l’applicazione degli incentivi fiscali solo a una parte del settore. E il reato di falso in bilancio si trasforma da "reato di pericolo" in "reato di danno". La partita politica giocata in Parlamento su questa riforma è stata durissima (con fasi molto accese come ieri quando in aula è stata sfiorata la rissa) ma la Casa delle libertà ha vinto. Adesso la palla passa ai ministeri della Giustizia e dell’Economia, che dovranno fare i decreti legislativi. Ma l’opposizione non vuole darsi per vinta e userà altre armi contro il provvedimento. La prima è soprattutto una speranza: la decisione del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, di non firmare. Secondo Guido Calvi (Ds) «questa legge è intrinsecamente e irrimediabilmente incostituzionale e non potrà non mettere in difficoltà il Quirinale. Anche perchè il presidente del Consiglio, sottoscrivendo i decreti delegati, di fatto darà attuazione a una delega concessa a se stesso per cancellare una sanzione penale a suo favore». Replica Riccardo Pedrizzi (An), relatore del Ddl e presidente della commissione del Senato: «Queste norme cambiano un sistema giuridico anacronistico rispetto all’economia che è andata avanti. Allora non capisco perchè dovevamo rinunciare all’approvazione di una riforma di grande modernità, che porterà benefici generalizzati al sistema delle imprese». Per il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, non ci sarà nessuna depenalizzazione per falso in bilancio – come accusa, invece, l’opposizione – e le nuove norme sui reati societari sono «in linea con la legislazione di molti altri Paesi occidentali». Secondo il ministro la riforma contribuirà «allo sviluppo del Paese e ne avremo la controprova quando la legge comincerà a funzionare e i capitali esteri non fuggiranno dall’Italia». La seconda mossa che l’Ulivo sta mettendo a punto è un referendum abrogativo. Non è ancora chiaro su quali norme comincerà la battaglia referendaria, tenuto conto che quelle più contestate sono l’articolo 5 sulle cooperative e l’11 sul falso in bilancio. Quest’ultimo, precisa il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, «non è una norma ad hoc per Berlusconi. Non è la maggioranza che vuol fare un favore a Berlusconi ma è l’opposizione che, pur di fargli dispetto, rinnega la sua stessa impostazione della riforma societaria. Il testo approvato dal Senato riproduce per il 90% quello presentato da Fassino nella scorsa legislatura». Ma l’ex ministro della Giustizia dell’Ulivo risponde che «è proprio quel 10% della legge sul falso in bilancio, cambiato dalla maggioranza di centro-destra, che ha stravolto l’intera normativa del nuovo diritto societario». Sulla riforma delle coop pende, infine, un ricorso a Bruxelles, presentato dalla Legacoop, per presunta violazione delle norme di diritto comunitario. Ricordando le azioni di protesta e le proposte di modifica avanzate, il presidente di Legacoop Emilia-Romagna, Giuliano Poletti, ha detto che «non tutto è stato inutile. Perchè, anche se solo attraverso un ordine del giorno, il Governo ha dovuto assumersi l’impegno di affrontare, nella fase di stesura dei decreti esecutivi, il tema della valorizzazione della finanza etica e anche quello di un maggiore equilibrio e flessibilità nell’applicazione del cosiddetto criterio della prevalenza». Le norme sulle coop, comunque, hanno spaccato le associazioni di settore: Legacoop è contro, Confcoperative chiede, invece, un confronto serrato sui decreti delegati e, in sostanza, dà il suo via libera alla legge. «Si tratta di far sì – spiega Pedrizzi – che le società di capitali camuffate da cooperative per godere del più vantaggioso trattamento fiscale paghino le tasse come le altre società di capitali, alle quali fanno concorrenza, mettendo a frutto un’abusiva posizione di privilegio che droga il mercato, finendo anche per danneggiare le cooperative autentiche». Queste ultime, assicura il presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, invece, «devono essere valorizzate e sostenute anche per l’importantissima funzione sociale che svolgono». Marco Ludovico(NOSTRO SERVIZIO) ROMA – Il Senato ha approvato definitivamente la riforma del diritto societario. Dopo la firma del Capo dello Stato, il ddl Mirone-Castelli sarà legge ed entro un anno il Governo dovrà emanare i decreti delegati previsti dal provvedimento. Cambiano, dunque, le norme sulle società di capitali e sulle cooperative. Si introduce il concetto di coop «costituzionalmente riconosciuta» che limita l’applicazione degli incentivi fiscali solo a una parte del settore. E il reato di falso in bilancio si trasforma da "reato di pericolo" in "reato di danno". La partita politica giocata in Parlamento su questa riforma è stata durissima (con fasi molto accese come ieri quando in aula è stata sfiorata la rissa) ma la Casa delle libertà ha vinto. Adesso la palla passa ai ministeri della Giustizia e dell’Economia, che dovranno fare i decreti legislativi. Ma l’opposizione non vuole darsi per vinta e userà altre armi contro il provvedimento. La prima è soprattutto una speranza: la decisione del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, di non firmare. Secondo Guido Calvi (Ds) «questa legge è intrinsecamente e irrimediabilmente incostituzionale e non potrà non mettere in difficoltà il Quirinale. Anche perchè il presidente del Consiglio, sottoscrivendo i decreti delegati, di fatto darà attuazione a una delega concessa a se stesso per cancellare una sanzione penale a suo favore». Replica Riccardo Pedrizzi (An), relatore del Ddl e presidente della commissione del Senato: «Queste norme cambiano un sistema giuridico anacronistico rispetto all’economia che è andata avanti. Allora non capisco perchè dovevamo rinunciare all’approvazione di una riforma di grande modernità, che porterà benefici generalizzati al sistema delle imprese». Per il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, non ci sarà nessuna depenalizzazione per falso in bilancio – come accusa, invece, l’opposizione – e le nuove norme sui reati societari sono «in linea con la legislazione di molti altri Paesi occidentali». Secondo il ministro la riforma contribuirà «allo sviluppo del Paese e ne avremo la controprova quando la legge comincerà a funzionare e i capitali esteri non fuggiranno dall’Italia». La seconda mossa che l’Ulivo sta mettendo a punto è un referendum abrogativo. Non è ancora chiaro su quali norme comincerà la battaglia referendaria, tenuto conto che quelle più contestate sono l’articolo 5 sulle cooperative e l’11 sul falso in bilancio. Quest’ultimo, precisa il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, «non è una norma ad hoc per Berlusconi. Non è la maggioranza che vuol fare un favore a Berlusconi ma è l’opposizione che, pur di fargli dispetto, rinnega la sua stessa impostazione della riforma societaria. Il testo approvato dal Senato riproduce per il 90% quello presentato da Fassino nella scorsa legislatura». Ma l’ex ministro della Giustizia dell’Ulivo risponde che «è proprio quel 10% della legge sul falso in bilancio, cambiato dalla maggioranza di centro-destra, che ha stravolto l’intera normativa del nuovo diritto societario». Sulla riforma delle coop pende, infine, un ricorso a Bruxelles, presentato dalla Legacoop, per presunta violazione delle norme di diritto comunitario. Ricordando le azioni di protesta e le proposte di modifica avanzate, il presidente di Legacoop Emilia-Romagna, Giuliano Poletti, ha detto che «non tutto è stato inutile. Perchè, anche se solo attraverso un ordine del giorno, il Governo ha dovuto assumersi l’impegno di affrontare, nella fase di stesura dei decreti esecutivi, il tema della valorizzazione della finanza etica e anche quello di un maggiore equilibrio e flessibilità nell’applicazione del cosiddetto criterio della prevalenza». Le norme sulle coop, comunque, hanno spaccato le associazioni di settore: Legacoop è contro, Confcoperative chiede, invece, un confronto serrato sui decreti delegati e, in sostanza, dà il suo via libera alla legge. «Si tratta di far sì – spiega Pedrizzi – che le società di capitali camuffate da cooperative per godere del più vantaggioso trattamento fiscale paghino le tasse come le altre società di capitali, alle quali fanno concorrenza, mettendo a frutto un’abusiva posizione di privilegio che droga il mercato, finendo anche per danneggiare le cooperative autentiche». Queste ultime, assicura il presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, invece, «devono essere valorizzate e sostenute anche per l’importantissima funzione sociale che svolgono». Marco Ludovico
    Sabato 29 Settembre 2001
 
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