Soci o schiavi?

09/01/2001



09 Gennaio 2001

Soci o schiavi?

La scena che abbiamo riportato qui di fianco riguarda alcuni lavoratori da diversi anni in servizio di pulizia presso le "Scuderie papali" del Quirinale e un consorzio di cooperative (il Cis, con sedi ad Anzio e Roma). Il Cis, denuncia la Cgil, si è aggiudicata l’appalto tramite licitazione privata, senza nessuna gara pubblico. La nuova società, sulle prime, sembra non voler assumere nessuno dei lavoratori in servizio (un obbligo normalmente previsto dai capitolati d’appalto in virtù dell’art. 4 del contratto nazionale del settore). I lavoratori da assumere sono solo 7; il contratto è probabilmente allettante più per il "prestigio" che conferisce a chi se lo aggiudica che per l’entità in termini finanziari.
A parte le numerose (e non tutte trascritte) frecciate al sindacato, il "boss" del Cis insiste ossessivamente sull’obbligo di diventare "soci" della cooperativa. O "soci lavoratori" o niente lavoro. Perché? Un dipendente, anche se di una cooperativa, ha diritto alle garanzie contrattuali, alla rappresentanza sindacale, alla contrattazione su ferie, malattie, maternità, ecc. Un socio-lavoratore no. Paradossale? No, perché un socio-lavoratore è equiparato a un imprenditore. Quindi avrebbe anche diritto di parlare e votare nelle assemblee (obbligatorie per diversi adempimenti formali societari). Ma è un diritto che può essere esercitato solo in cooperative "vere", ossia tra quanti condividono praticamente un progetto economico-sociale. Altrimenti, per negarlo, basta che gli organismi dirigenti rendano incomprensibili le pratiche gestionali, incentivino la pratica della delega in massa… E il gioco è fatto. Sei privo di ogni diritto, ma nessuno te li ha negati.