Slitta la firma del Patto per lo sviluppo

30/05/2003




              Venerdí 30 Maggio 2003
              ITALIA-POLITICA
              Slitta la firma del Patto per lo sviluppo

              Cisl e Uil disponibili a coinvolgere anche l’Esecutivo sui quattro tavoli di confronto, ma pesa il no della Cgil


              ROMA – Si allungano ancora i tempi per la firma tra Confindustria e sindacati sul documento per la competitività. Il confronto tecnico è ormai alla fine, ma restano ancora da risolvere alcune questioni politiche sulle quali il sindacato non ha ancora trovato una posizione unitaria e che riguardano in particolare il preambolo del documento, non ancora scritto, e che il vertice a tre di Praga tra i segretari generali non ha risolto. Un punto cruciale è il rapporto con il Governo: Cisl e Uil sembrano più propense a una firma con l’Esecutivo, anche se sono prudenti, visto il tema aperto delle pensioni. La Cgil, come ha detto Guglielmo Epifani, non vuole invece firmare nessuna intesa con l’Esecutivo senza un quadro chiaro degli interventi sulla Finanziaria, per non trovarsi nella condizioni di dover gestire tagli allo Stato sociale, pensioni comprese, magari per finanziare gli interventi individuati nell’accordo.
              Un problema non di poco conto, anche perchè senza il coinvoglimento del Governo il documento rischia di diventare poco più di una dichiarazione di intenti, senza le necessarie ricadute operative. Confindustria, invece, punta ad arrivare un’intesa che possa rilanciare concretamente la competitività del Paese e in questa chiave un ruolo del Governo è imprescindibile (un nodo che va sciolto prima della firma). Si tratta di un accordo per aumentare lo sviluppo, hanno sempre sostenuto in viale dell’Astronomia. E non, come ha affermato da Praga Epifani, di un testo «per evitare il rischio di declino industriale del Paese». Inoltre va bene valutato l’impatto sulla finanze pubbliche, per rispettare le compatibilità economiche.
              Se i tavoli tecnici si sono conclusi (proprio ieri pomeriggio si sono visti i funzionari di Confindustria e sindacati per parlare di Mezzogiorno), non c’è ancora la data del prossimo incontro politico, una richiesta che Confindustria ha fatto al sindacato, senza ottenere finora risposte. Ieri il segretario confederale della Cgil, Carla Cantone, ha parlato di un incontro politico la prossima settimana (potrebbe essere martedì o mercoledì). Ma ha ribadito che per la Cgil «questo è solo un documento e non l’anticamera per un nuovo patto sociale. Saremmo contrari», ha detto ieri, aggiungendo che la riunione della prossima settimana sarà decisiva per capire se il testo avrà o no la firma della Cgil. Per le parti sociali questa intesa potrebbe rappresentare una svolta: il sindacato potrebbe ritrovare una collaborazione unitaria, dopo le spaccature del contratto dei metalmeccanici e del Patto per l’Italia e la Cgil potrebbe rientrare nel gioco sindacale, dimostrando un approccio pragmatico.
              I quattro filoni della trattativa sono innovazione e ricerca, Mezzogiorno, formazione e infrastrutture. Proprio sul Sud la riunione tecnica di ieri, secondo quanto riferiscono i sindacati, ha sciolto gli ultimi dubbi. Ci sarebbe un’intesa tecnica che riguarda alcuni idee per la promozione delle imprese e il ricorso agli incentivi; la richiesta che il bonus occupazione venga finanziato per tutto il periodo di vigenza dell’incentivo (è previsto fino al 2006); una valutazione del territorio dal punto di vista dell’attrazione di investimenti (si chiede il coinvolgimento di Sviluppo Italia per individuare le aree e stabilirne la nuova destinazione); si prevede la concertazione con le parti sociali quando si devono decidere gli investimenti (finora era prevista formalmente solo per i contratti d’area). Inoltre nuove regole per l’emersione del lavoro nero, oltre allo sviluppo della progettazione integrata.
              Proprio ieri la Svimez ha reso noti i dati sulla crescita del Sud: con una quota dello 0,8% il Mezzogiorno dimostrano nel 2002 una velocità doppia rispetto alla media nazionale (anche se comunque si tratta di una cifra ben inferiore all’1,9% del 2001). Nel Centro-Nord l’aumento del Pil, dice la Svimez, si è fermato allo 0,2%. Il motivo, spiega il centro studi, è che la minore integrazione sui mercati internazionali ha permesso al Meridione di limitare i danni del calo della domanda mondiale. Tornando al confronto Confindustria-sindacati, sulle infrastrutture si chiede una politica di rilancio delle opere pubbliche, una verifica delle regole con cui vengono effettuati gli appalti. Inoltre si chiederà al Governo di sollecitare l’applicazione della golden rule (non calcolare il rapporto deficit-Pil gli investimenti in ricerca e infrastrutture).

              NICOLETTA PICCHIO