Slitta al 2006 la riforma del Tfr

10/06/2005
    venerdì 10 giugno 2005

    Pagina 45 – Economia

    Nulla di fatto nel vertice tra Welfare e parti sociali. Sindacati preoccupati: ora parta una trattativa
    Slitta al 2006 la riforma del Tfr
    Maroni: il decreto a ottobre
    Da gennaio scelta dei lavoratori tra liquidazione e fondo

      ROBERTO MANIA

        ROMA – Previdenza complementare, si ricomincia daccapo. Se tutto andrà bene solo dal primo gennaio del 2006, i lavoratori potranno scegliere, nell´arco di sei mesi, se continuare ad accantonare le quote di liquidazione (il Tfr) oppure destinarle ad un fondo di previdenza integrativa. L´operazione doveva scattare da luglio, ma ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha comunicato il nuovo ruolino di marcia.

        Così entro la fine di giugno il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera alla bozza di decreto per la riforma del Tfr, poi ci sarà il parere delle commissioni parlamentari e, nel frattempo partirà il confronto con le parti sociali. Infine, entro il 6 ottobre (giorno in cui scade la delega delle Camere al governo) dovrà esserci l´approvazione definitiva della riforma. Tra ottobre e la fine dell´anno scatterà una campagna informativa capillare per consentire ai lavoratori di fare la propria scelta – attraverso il meccanismo del "silenzio-assenso" – con consapevolezza. A questo scopo il Welfare è intenzionato ad utilizzare parte dei 20 milioni stanziati per la riforma del Tfr con il pacchetto competitività. Per il 2006 erano previsti 200 milioni e 500 per il 2007.

        In questo modo Maroni ha di fatto «azzerato» la situazione, come hanno rilevato i sindacalisti al termine della riunione. E, pur essendo preoccupate per l´ennesimo rinvio, Cgil, Cisl e Uil auspicano che i prossimi mesi possano consentire un confronto positivo sulla previdenza complementare il cui ruolo è fondamentale in un sistema pensionistico obbligatorio contributivo, nel quale l´importo della pensione finisce per ridursi di circa il 50 per cento rispetto all´ultimo stipendio. Per questo è necessario integrarlo.

        Il governo punta a trovare l´accordo con le parti sociali anche perché senza il loro consenso è difficile pensare che possa formarsi la "seconda gamba" della previdenza. Il Tfr (si calcola che il flusso annuo ammonti tra i 10 e i 12 miliardi di euro) costituisce, infatti, una parte della retribuzione differita dei lavoratori. Perciò i sindacati insistono nel chiedere che i fondi contrattuali chiusi siano favoriti rispetto a quelli aperti.

        Maroni ha poi assicurato che la Covip (l´autorità di sorveglianza sui fondi) tornerà ad avere pieni poteri, senza le limitazioni introdotte nella riforma sul risparmio approvata in prima lettura alla Camera. Il governo, infatti, ha presentato un emendamento al Senato. Ancora aperto è il capitolo relativo al trattamento fiscale dei fondi (l´ipotesi è di un´imposta intorno al 15 per cento) che dovrà tenere conto delle compatibilità di finanza pubblica. «Una scelta – ha detto Maroni – di natura politica e non tecnica».

          Delicata anche la questione delle cosiddette compensazioni alle imprese (in particolare quelle piccole e familiari) che non potranno più ricorrere al Tfr per il proprio autofinanziamento. Alle banche Maroni chiede che la concessione del credito sia automatico. E solo in questo caso sarà previsto un fondo di garanzia. «Perché – ha detto il ministro – dovrei mettere un fondo di garanzia per garantire un credito che la banca può decidere di non dare?». Per ora permane la contrarietà degli istituti di credito.