Sirti, in lotta sul tetto contro appalti al ribasso

15/03/2010

Ancora una protesta, ancora il tetto di uno stabilimento, sul quale sono saliti e poi discesi gli operai della Sirti di Benevento, azienda di installazioni telefoniche, con la speranza che l’esito del tavolo di domani non li costringa a riprendere la protesta. Avevano occupato il cantiere contro la decisione della società di mettere i circa cinquanta dipendenti in cassa integrazione. Una scelta motivata dalla perdita della commessa Telecom, la principale, passata in mano alla concorrente Cogepa.
MASSIMO RIBASSO Per i sindacati, è una storia di appalti al massimo ribasso vecchia quanto la privatizzazione della telefonia ma che ben rappresenta le difficoltà del settore. Il committente principale, anche a scapito della qualità del servizio che ottiene, pretende prezzi troppo bassi da chi partecipa alla gara per la manutenzione di un pezzo di rete. Prezzi che non può permettersi un’azienda come Sirti, che è la più grossa del settore con i suoi 4.500 dipendenti in tutta Italia. In questo modo, sono sempre i sindacati a ricostruire, si favoriscono imprese piccole e meno strutturate, dove è facile che si annidino sacche di lavoro nero o sia scarsa l’attenzione ai diritti e alla sicurezza del lavoratori. Con un doppio effetto: da una parte, una minore qualità del lavoro svolto e dall’altra un danno al lavoro. Secondo la Fiom, infatti, in una situazione simile a quella della Sirti di Benevento, è facile che gli operai messi in cig dall’impresa che ha perso la commessa vadano a lavorare in nero per la piccola società che ha vinto l’appalto. Il meccanismo sarebbe semplice: una piccola azienda che ha in carico pochi lavoratori può partecipare alle gare d’appalto battendo sui prezzi i giganti del settore. Se l’appalto è grosso, però, avrà bisogno di molti operai e potrebbe essere spinta ad assumerli in nero.
TELECOM Per questo i sindacati da tempo chiedono un incontro al ministero dello Sviluppo economico. «La Telecom – dice Augustin Breda, coordinatore nazionale del settore per la Fiom – deve recedere dalla prassi in base a cui privilegia le gare al massimo ribasso, producendo drammatici effetti occupazionali a danno delle imprese più strutturate del settore che applicano il contratto nazionale della categoria. È ora che intervenga anche l’Autorità garante delle Telecomunicazioni intervenga». L’anno scorso sono stati tre gli scioperi del settore, con i dipendenti di Sirti, Sielte, Ceit, Mazzoni, Site – le principali aziende – riuniti a protestare davanti alla sede dell’ex monopolista dei telefoni. «Noi chiediamo che Telecom mantenga le commesse con le aziende strutturate, che garantiscono i diritti dei lavoratori – riprende Breda della Fiom -O che, come funziona in altri settori, chi vince un appalto prenda in consegna anche i lavoratori che sono già stati impiegati nel cantiere».
DÉJÀ VU È così che si arriva alla vicenda della Sirti di Benevento, che domani vedrà azienda, sindacati, Telecom e istituzioni, al tavolo provinciale indetto dal prefetto. «Un vertice simile a quello che si è tenuto l’estate scorsa a Battipaglia», racconta Mario Pallio, dipendente Sirti e delegato rsu. Anche gli attori erano gli stessi, cambiavano solo la provincia e il finale: da una parte c’era Sirti che rischiava di perdere la commessa in favore di Cogepa, dall’altra Telecom. Dopo una serie di scioperi, manifestazioni e incontri, la vicenda si è risolta con il rinnovo del contratto di Sirti. Ieri, come detto, i lavoratori di Benevento sono scesi dal tetto dello stabilimento dove hanno passato la notte. Dopo l’annuncio della cassa integrazione avevano deliberato l’occupazione e l’assemblea permanente del cantiere. Poi il ripensamento, arrivato con la convocazione da parte del prefetto dell’incontro di domani alla provincia e l’interessamento di alcuni parlamentari della zona.