Sirene politiche per Cofferati

29/04/2002



Dopo il 25 Aprile

Sirene politiche per Cofferati
Non c’è dubbio che il segretario generale della Cgil Sergio Cofferati sia da tempo il leader "politico" che ha maggior seguito nella sinistra. A lui guardano, oltre al vasto popolo del suo sindacato, larga parte dei gruppi dirigenti dei partiti del Centro-sinistra, i girotondisti. E persino quei "no global", verso i quali il leader sindacale non ha mai nascosto una certa diffidenza. Al punto che, ai tempi del G-8 di Genova, Fausto Bertinotti denunciava l’assordante silenzio della Cgil. Insomma, che più prima che poi Cofferati approderà al campo della politica dei partiti lo danno per scontato i più. E una conferma di questa ipotesi è venuta anche dall’accoglienza che gli ha riservato la piazza di Milano in occasione della manifestazione per il 25 aprile. Naturalmente questo non vuol dire (come pure qualcuno ha osservato) che Cofferati sia stato il leader della festa della Liberazione. Quella parte compete a personaggi istituzionali e non sindacali o politici. E l’ha esercitata al meglio il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, mettendo fermi paletti ai disinvolti revisionismi che si sono esercitati in questi ultimi tempi sulla storia italiana più recente. Resta il fatto che, con la manifestazione di Milano, si è avuta un’ulteriore conferma dell’ipotesi che vuole Cofferati (il cui discorso di Milano è stato comunque in straordinaria sintonia con quello di Ciampi) ormai a un passo dal diretto impegno in politica. Intendiamoci: anche quello di capo della Cgil è un ruolo politico e certamente Cofferati – si pensi anche allo sciopero generale sull’articolo 18 – quel ruolo non lo ha mai rifiutato. Ma, stando alle conclusioni dell’ultimo congresso della Cgil, il suo impegno nel sindacato sta per giungere al capolinea. E quindi il tempo delle decisioni sta per giungere. Né è un caso che Cofferati, in questi ultimi tempi, intervenga con maggior frequenza su argomenti che con il campo sindacale non hanno vincoli strettissimi. Ieri, prima a Milano, e poi anche nella trasmissione di Michele Santoro, il segretario della Cgil si è occupato dei problemi dell’informazione, denunciando – in implicita polemica con alcune affermazioni del presidente del Consiglio – di «vedere negli atti di questi giorni, di queste settimane, la voglia di regredire sia sul piano della qualità che del pluralismo dell’informazione». Insomma, dal congresso della Cgil in poi si stanno determinando tutte le condizioni per il diretto impegno di Cofferati nella politica. È chiaro che l’approdo non potrà che essere nella sinistra, tra i Democratici di sinistra, al cui congresso il leader sindacale ha esercitato una parte non secondaria. Sia pure riferendosi a una mozione risultata alla fine minoritaria. Ma da Pesaro tempo ne è passato. E, se anche al congresso della Margherita è stata ipotizzata la formula di un’accoppiata Prodi-Cofferati per le elezioni politiche del 2006, è chiaro che il ruolo del sindacalista in politica dovrà essere certamente di sintesi e non di divisione. Difficile dunque che Cofferati possa ridurre il suo ruolo a quello di capo del "correntone". Così come per guidare l’Ulivo non basta e, forse, non serve la sponsorizzazione di Armando Cossutta. Al tempo stesso non è detto che la tribuna politico-partitica sia altrettanto visibile e forte di quella politico-sindacale. I partiti, soprattutto nel Centro-sinistra, appaiono sempre più appannati. E proprio per questo hanno bisogno di forze nuove (magari anche quelle dei girotondisti). Ma soprattutto hanno bisogno di leader autorevoli e il meno possibile usurati dalle divisioni e le ripicche che hanno fatto la storia dell’Ulivo dalla caduta di Prodi in poi. Di qui il guardare dei movimenti, della sinistra, e financo della Margherita a Cofferati. Al quale spetta prima una decisione, e subito dopo un grande equilibrio per tenere insieme un gruppo dirigente che tra tanti errori ha comunque retto la baracca in tempi difficili. Guido Compagna

Sabato 27 Aprile 2002