Sir Rocco all’attacco del Cipriani

15/01/2001




HOTEL Il figlio di Lord Charles annuncia le sue cinque regole d’oro: opposte a quelle del patriarca

Sir Rocco all’attacco del Cipriani


Il ritorno di Forte: aprirà un albergo sul Canal Grande e un super-villaggio in Sardegna

      «I’ ll be back», ritornerò, disse il 23 gennaio 1996 l’anglo-italiano Rocco Forte, con quella sua faccia da Robert De Niro e quei suoi gemelli d’oro nei polsini lisi. Il concorrente Gerry Robinson, con la sua Granada, gli aveva appena soffiato l’impero da 940 alberghi fondato dal padre Charles nel 1958. A Robinson erano rimasti 9.400 miliardi in meno nel portafoglio (tanto gli costò la scalata). A Rocco e famiglia, 720 miliardi in più (tanto fu pagato il loro 8,4% del Forte Group) e una promessa di vendetta. Ora, Sir Rocco è ritornato.
      Con la sua nuova compagnia alberghiera, la Rf Hotels fondata nel ’97 (165 miliardi di fatturato stimati per il 2000 e un progetto di venti hotel entro il 2002, di cui sei in Italia), negli ultimi due anni ha varato sette alberghi a cinque stelle nell’Europa occidentale e orientale (il Balmoral a Edimburgo, il St. David’s nel Galles, l’Angleterre e l’Astoria a San Pietroburgo, l’Amigo a Bruxelles, il Savoy a Firenze e quell’eclettico De Russie a Roma che all’inaugurazione, il 27 settembre scorso, fu salutato così dall’allora sindaco Francesco Rutelli: «Finalmente abbiamo un bell’albergo a Roma»).
      Adesso dichiara di voler togliere il primato, con due nuovi super hotel, nientemeno che al Cipriani di Venezia e al Forte Village di Santa Margherita di Pula (che ieri era «l’orgoglio di papà» e oggi è controllato da Granada). Forse due tra i più lussuosi alberghi d’Italia nell’immaginario collettivo dei non italiani.
      Il 55enne baronetto Rocco, che chiacchiera con la regina Elisabetta e con Margaret Thatcher ed è addentro la finanza sia britannica sia italiana (è tesoriere dei Tories e consigliere d’amministrazione della Banca di Roma), ha concluso, infatti, la settimana scorsa, l’acquisto di un «importante palazzo sul Canal Grande» che verrà restaurato per diventare, entro il 2002, «l’albergo più sfarzoso di Venezia».
      L’annuncio sarà dato, probabilmente, venerdì 19 gennaio da San Pietroburgo. Per ora viene confermato che si tratta di un immobile «vicino a Rialto e di proprietà di una famiglia» (potrebbe essere Palazzo Barnabò, di quel Barnabò che è l’ex suocero di Gianni De Michelis, nel campo di Palazzo Grassi).
      «Diventerà un hotel molto più bello del Cipriani», promette Forte che non si fa modestia di annunciare come «eccellente» anche l’altro suo progetto, quello di un complesso alberghiero a Villasimius la cui costruzione si prevede partirà prima dell’estate.
      «Sarà l’Anti-Forte-Village – dice Rocco Forte – ma molto più esclusivo. 350 posti letto contro i loro 1.700, due campi da golf, bellissime spiagge. Un resort come non ne esistono in Italia».
      Unico maschio di sei figli (le sorelle Olga e Porzia, diversamente da Marie Luise, Irene e Giancarla, sono socie, col padre, della Rf Hotels, dove starebbe per entrare anche la Bank of Scotland che ha finanziato il restauro del Balmoral e di un nuovo albergo in apertura a Manchester), Rocco sembra avere le idee chiare su ciò che deve fare per restituire l’onore ai Forte.
      E per non deludere Lord Charles, il padre-patriarca, sta seguendo una legge precisa: fare tutto il contrario di lui.
      Prima regola: «avrò sempre la maggioranza».
      Seconda: niente fondi pensione nell’azionariato (nel ’96 fu Carol Galley, la dama di ghiaccio, vicepresidente della Mercury, a dare il via allo smottamento del fronte azionario accettando di vendere a Granada il suo pacchetto del 14,6%).
      Terza: «Massimo 150 camere e gestione diretta». Quarta: «Niente più accordi con aziende come Ferrovie dello Stato, Agip e Autostrade».
      Quinta, infine: non pagare troppo, «non ho grandi risorse, investirò solo in quello che è finanziabile».
      E che, soprattutto, è apprezzabile dagli stranieri.
      I quali non fanno una piega se, come accade al De Russie di Roma, anziché essere affettato direttamente sul risotto, il tartufo viene offerto in tazza già affettato e dispensato col cucchiaio (d’argento). Per loro, è un segno di abbondanza.

      A. Pu.