Sintesi lavori III^ Sessione Conferenza Nazionale Unitaria RLS, Modena 22-23/09/2000

Conferenza Nazionale Unitaria
dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS – RLST)
Modena 22 – 23 settembre 2000

Sintesi dei lavori della 3° Sessione
“ La campagna europea contro i disturbi muscolo scheletrici”

I disturbi muscolo scheletrici, causati da errate modalità di organizzazione e progettazione dei posti di lavoro, delle movimentazioni e delle mansioni reali, rappresentano un fenomeno di danno alla salute dei lavoratori sempre più diffuso e grave. Si calcola che in Europa oltre il 40% dei lavoratori sia esposto a questo tipo di rischio e che all’incirca il 17% sia già affetto da disturbi invalidanti di diversa gravità.
Per questo la Commissione Europea ha voluto dedicare a questo tema la settimana europea per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (16-22 ottobre) e la CES – Confederazione Europea dei Sindacati ha lanciato una campagna di denuncia, sensibilizzazione e mobilitazione.
La 3° sessione della Conferenza Unitaria dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza ha affrontato la questione dei disturbi muscolo scheletrici da lavoro, affrontandone le diverse problematiche legate alle strategie: di conoscenza e valutazione dei rischi connessi, di prevenzione e progettazione ergonomica dei posti di lavoro e delle attrezzature, di riconoscimento ed indennizzo dei danni.
Il dibattito, che è stato ricco di contributi sia di delegati sia di tecnici, è riassumibile nei seguenti cinque punti:
1.Oggi disponiamo di evidenze che confermano la gravità e la diffusione del fenomeno delle patologie muscolo scheletriche, in particolare della schiena, delle spalle e degli arti superiori. Queste evidenze -che sono contenute, in particolare, nei documenti ufficiali dell’Agenzia Europea per la salute e la sicurezza del lavoro di Bilbao, nelle conclusioni d’indagini svolte da numerosi gruppi di ricerca universitari italiani ed esteri e nei dati INAIL relativi a patologie muscolo scheletriche d’origine professionale riconosciute ed indennizzate- danno finalmente ragione alle denunce del sindacato italiano ed europeo, che da oltre un ventennio registrava in modo crescente i danni alla salute dei lavoratori dovuti a modalità organizzative e posti di lavoro progettati in modo non ergonomico. Queste denunce, negli ultimi anni sempre più collegate agli aumenti dei carichi ed alle flessibilità introdotte nel mercato del lavoro e nelle produzioni, sono state per lungo tempo inascoltate ed oggi siamo costretti a registrare i costi sia sul piano sociale sia su quello economico dei danni provocati. Pur disponendo oggi di maggiori conoscenze e conferme, queste non si traducono ancora, per tutti i lavoratori, in strategie di prevenzione e in risarcimenti dei danni subiti. Per questo i lavoratori e i RLS aderiscono con convinzione e partecipazione agli obiettivi della settimana europea ed alla mobilitazione lanciata dalla CES.
2.Le esperienze di prevenzione sono ancora rare e questo è dovuto al fatto che i rischi – collegati al posto di lavoro, alle attrezzature, ai carichi, ai ritmi, ecc. – solo in poche realtà lavorative sono assunti come elementi indispensabili di valutazione, ai fini della sicurezza. Quasi ovunque, sia nelle imprese del settore privato che nei posti di lavoro pubblici, i datori di lavoro rifiutano l’identificazione di questi rischi e il confronto con i lavoratori ai fini dell’adozione di adeguate strategie di prevenzione. Il rifiuto dei datori di lavoro è tanto più grave perché da un lato mostra l’enorme ritardo culturale di questi e delle organizzazioni imprenditoriali riguardo alle esigenze di modernizzazione e di qualità delle imprese e dall’altro la indisponibilità delle direzioni aziendali a forme di relazioni industriali più partecipate sui terreni della salute e sicurezza. Quando il confronto con i rappresentanti dei lavoratori si sposta, per richiesta di questi, dai rischi più tradizionali (e generalmente riferiti ai fenomeni d’infortunio) a quelli più legati all’organizzazione del lavoro ed alla prevenzione di patologie “cosiddette nuove”, quali quelle muscolo scheletriche, si registrano quasi ovunque atteggiamenti di chiusura e di diffidenza.
3.Tutti i settori del lavoro dipendente, nessuno escluso, sono interessati dai disturbi muscolo scheletrici. I contributi portati nella sessione di lavoro da RLS provenienti da vari settori (sanità, edilizia, metalmeccanica, commercio, ecc.) confermano i dati forniti da numerose ricerche e individuano soprattutto nelle lavoratrici la fascia più esposta a questo tipo di patologie. In uno scenario che si è andato aggravando sempre più negli ultimi anni, due fattori concorrono ad indebolire le capacità di difesa dei lavoratori e le possibilità di tutela e rappresentanza dei RLS. Il primo riguarda una ancora scarsa informazione dei lavoratori riguardo l’origine lavorativa di molti disturbi muscolo scheletrici lamentati; questi disturbi, spesso invalidanti ed inabilitanti, appaiono lentamente e subdolamente al punto che la lavoratrice ed il lavoratore faticano a riconoscerne il nesso di casualità con una certa mansione o posto di lavoro, magari di qualche tempo prima. Il secondo fattore, aumentato di gravità negli ultimi anni, si lega alla diffusione di rapporti di lavoro sempre più atipici e precari. Tali rapporti, “fragili” e “a tempo determinato”, riducono le possibilità di difesa di questi lavoratori, quasi sempre poco informati e formati sui rischi reali per la salute presenti nelle mansioni cui sono avviati. Per questi lavoratori difendersi dai rischi legati all’organizzazione, ai carichi ed alle attrezzature di lavoro è “rischioso”. Comunicare con il RLS, quando c’è, sospetto. La paura di apparire “lavativo” e di perdere il lavoro è prevalente rispetto ad ogni altra considerazione di salute.
4.Il dibattito ed i contributi portati alla 3° sessione della Conferenza dimostrano che, comunque, le esperienze e le buone pratiche in materia di prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici non mancano. Le soluzioni tecniche ed organizzative più idonee, le modifiche ergonomiche dei posti di lavoro, la scelta di attrezzature più conformi e sicure sono spesso il risultato di accordi. La contrattazione aziendale si è dimostrata lo strumento più idoneo per coniugare da un lato gli obiettivi di miglioramento delle condizioni di vita sui posti di lavoro e dall’altro le esigenze di qualità e competitività delle imprese e dei servizi stessi. Nella definizione delle piattaforme e nella verifica e gestione dei risultati, i RLS, a sostegno delle RSU, giocano un ruolo fondamentale di interpreti delle conoscenze, delle soggettività e delle aspettative di sicurezza dei singoli lavoratori coinvolti nei processi di trasformazione. Se compito della contrattazione e dei soggetti contrattuali è quello di definire gli obiettivi, le regole e le strategie, il ruolo dei RLS è fondamentale a monte ed a valle della definizione contrattuale. A monte, e sullo specifico terreno della prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici, i RLS sono in grado di valutare i problemi di adattamento, organizzativo e tecnico, per ciascun posto di lavoro, gli obiettivi di tutela da raggiungere, le strategie d’informazione e formazione necessari a rendere coerenti i comportamenti di ciascuno. A valle della contrattazione, la gestione dell’accordo raggiunto si traduce in una strategia di partecipazione nella scelta delle soluzioni e nella loro implementazione. Il metodo della progettazione socio-tecnica con i rappresentanti dei lavoratori dei posti di lavoro è l’unico che può garantire l’efficacia delle scelte, il ritorno degli investimenti la prevenzione del conflitto.
5.I partecipanti alla sessione di lavoro ritengono importante lanciare una campagna di sensibilizzazione, informazione e formazione tra i lavoratori sul tema della prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici; tale campagna, coerentemente con le indicazioni della CES, deve abbracciare un periodo sufficientemente ampio da permettere la sua diffusione in tutti i posti di lavoro. I RLS devono essere coinvolti direttamente negli obiettivi e nelle azioni di accompagno dell’iniziativa. Per questo, si propone la costituzione di coordinamenti – territoriali, di categoria, di gruppo, ecc. – tra RLS e strutture di rappresentanza sindacale al fine di garantire continuità tra la campagna di sensibilizzazione e l’azione contrattuale. I partecipanti chiedono, infine, alle confederazioni nazionali di verificare le coerenze o le eventuali incongruenze esistenti tra le norme e leggi adottate, o in via di azione, in materia di sicurezza e gli obiettivi della prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici. In questa direzione occorre verificare la congruità nei contenuti degli atti legislativi di recepimento della direttiva europea sulla sicurezza delle attrezzature di lavoro.