Sinistra, l’incognita Cofferati

02/04/2002





Sinistra, l’incognita Cofferati

Le scelte del leader della Cgil condizioneranno il futuro dell’Ulivo e forse anche del Prc. E c’è chi punta a prorogare la sua segreteria
ANDREA COLOMBO


ROMA

Che Sergio Cofferati sia l’elemento nuovo irrotto nel sistema politico italiano è un dato di fatto. Il suo passaggio dalla lotta sindacale a quella politica è ancora incerto, ma le voci su un ticket composto da lui e da Romano Prodi per le elezioni del 2006 già si moltiplicano. E se lo scenario è virtuale, non lo sono affatto l’irritazione di Francesco Rutelli, le paure della leadership diessina, le speranze del «correntone», i ragionamenti e i calcoli del Prc. L’eventuale ingresso del segretario della Cgil nell’arena politica renderebbe plausibili scenari fino a ieri fantastici, ne affonderebbe altri. Ma cosa abbia intenzione di fare «il cinese», quando in giugno lascerà la segreteria della Cgil, è un’incognita per tutti. Negli ultimi giorni hanno iniziato a circolare voci secondo cui il cinese intenderebbe mantenere ancora per un anno la sua permanenza alla guida della Cgil. Senza passare per una modifica dello statuto, con una proroga a termine in nome della necessità di mantenere la continuità stretta fino al termine del braccio di ferro sull’art. 18. In concreto sino al referendum, per il quale con ogni probabilità verrà indetta la raccolta delle firme. Secondo i dietrologi, proprio nella campagna referendaria si dovrebbe cementare la leadership cofferatiana dell’intera opposizione.

E’ un’ipotesi, quella della proroga, che era stata avanzata già qualche mese fa, ma che proprio Cofferati aveva respinto. «La differenza – raccontano alcuni esponenti del correntone diessino – è che mentre fino a poco fa non c’erano dubbi sul no di Cofferati, oggi forse potrebbe accettare». Di concreto, però, non c’è nulla. La segreteria della Cgil ha in programma una riunione decisiva, convocata subito dopo pasqua. Si vedrà lì se l’ipotesi della segreteria prorogata ha una base reale. Chi conosce il segretario assicura che si tratterebbe di un caso davvero eccezionale, dal momento che l’uomo è abituato a fare ciò che dice.

Ciò che Cofferati dice e non smette di ripetere è che in giugno tornerà a fare l’impiegato alla Pirelli. Subito dopo assumerà la presidenza della Fondazione Di Vittorio, e sarà da quella postazione che deciderà se e come muoversi sul terreno della politica. Una ipotesi che lui insiste nello smentire con fastidio. Lo si può capire. Nel cuore di uno scontro sociale come quello in corso, le voci su un futuro politico per il leader della Cgil ne indeboliscono la posizione, offrono al governo un arma facile per accusarlo di strumentalizzare a fini personali lo scontro sull’art. 18. Per questo Cofferati, a chi gli chiede cosa pensi del ticket con Prodi, risponde secco: «Voci messe in giro da chi mi vuole male».

Resta il fatto che, all’interno della Margherita, quell’idea non viene affatto considerata solo come «una voce» ma viene al contrario presa del tutto seriamente. Ci si può facilmente immaginare quanto ne sia contento Francesco Rutelli, che pure ha dovuto a denti stretti benedirla. Resta il fatto che nella maggioranza ds la foga con cui viene eslcuso un possibile impegno diretto del segretario della Cgil somiglia molto a un tentativo di esorcismo. «Lui per primo sa di non essere un leader politico, di non avere il carisma necessario», afferma qualche dalemiano altolocato, aggiungendo subito: «E comunque è un riformista moderato, vicino più a noi che al correntone».

Col «correntone», del quale è stato ai tempi del congresso uno dei principali registi, Sergio Cofferati ha mantenuto in realtà rapporti abbastanza stretti, ma senza mai far balenare la possibilità di un’adesione diretta al termine del suo mandato. Se deciderà di impegnarsi in prima persona, la carta vincente che intende giocare non passa certo per l’adesione a un partito o a una corrente di partito, ma al contrario, per il tentativo di capitalizzare politicamente il movimento unitario che si è messo in moto nelle ultime settimane, e che ha dato prova di sé a Roma il 23 marzo. Da questo punto di vista, è destinato a giocare un ruolo importante il congresso del Prc che si svolgerà la settimana prossima a Rimini. Dopo la proclamazione dello sciopero generale, Fausto Bertinotti ha parzialmente modificato il giudizio molto critico sul moderatismo del leader della Cgil, e ne ha lodato l’«intransigenza». Nella relazione con cui, giovedì prossimo, aprirà il congresso, ci saranno segnali chiari di apertura e disgelo. Non significa però che il Prc sia pronto all’alleanza con un Ulivo nel cui gruppo di testa figuri Cofferati. «L’involucro del centrosinistra – dice Paolo Ferrero – non si è ancora rotto. All’intransigenza mostrata sulla difesa dei diritti dei lavoratori garantititi deve aggiungersi una battaglia per l’estensione a tutti i lavoratori di quei diritti, anche nel referendum. Dunque una battaglia sul Libro bianco e contro la flessibilità». E’ un fronte nel quale, fino a poco tempo fa, Rifondazione non avrebbe mai pensato di poter avere Cofferati per alleato. «Ma la nascita di una vera opposizione sociale – affermano i leader della maggioranza bertinottiana – può rimettere tutto in movimento».