Sinistra Cgil, prove di unità

08/03/2004





   



6 Marzo 2004







 

Sinistra Cgil, prove di unità
Patta all’assemblea di Lavoro Società: una mano tesa alla Fiom
BEPPE MARCHETTI
ROMA
Dopo due giorni di dibattito, è toccato al segretario confederale Gian Paolo Patta chiudere l’assemblea di Lavoro Società, ala sinistra della Cgil. Una chiusura non semplice, viste le molte voci di cui si compone l’area e che qui si son sentite tutte: le autocritiche e le riformiste; le elogiative e le disfattiste. Patta ha parlato per un’ora o poco più, di fronte a un pubblico accaldato e straripante. Lo spunto iniziale sono le difficoltà dell’economia. Problema non solo italiano: è tutto il capitalismo liberista a soffrire, dice Patta. E ricorda quel che Mario Deaglio del
Sole 24 Ore scrive in un libro: «Che strano: le previsioni di Marx si stanno avverando e in giro non si trova più un marxista». Ma al di là delle battute questo si traduce in un impoverimento dei lavoratori. Ed ecco allora il primo nodo: qual è il ruolo del sindacato di fronte a questa situazione? Patta è molto chiaro: «Non serve a nulla che ripetiamo, con voce più robusta, le proteste dei lavoratori. Noi dobbiamo dare risposte».

La prima risposta riguarda i salari. «Le retribuzioni devono aumentare. Chi parla di difesa del potere d’acquisto pensando che ciò significhi solo adeguare i salari all’inflazione sbaglia. Dobbiamo far crescere gli stipendi». Questa, ricorda ancora Patta, era la linea fissata al congresso di Rimini nel 2002. Con questo faro in mente, come sono andati gli ultimi due anni? Per il segretario «il bilancio è complesso. Alcuni contratti sono stati buoni, altri meno. Penso a quello del turismo, ma anche a quello appena firmato degli artigiani».

Quest’ultimo e un punto caldo. Epifani mercoledì ha difeso la scelta di firmare, ma per i critici quel contratto introduce un principio pericolosissimo, quello della contrattazione regionale. Una sosta di federalismo contrattuale. Patta mette da parte la prudenza e si schiera. «Non l’ho letto molto bene, ma da quel che ho capito è un cattivo contratto. Vanno bene gli aumenti, ma se si mette in discussione il contratto nazionale è un disastro».

L’ultima parte dell’intervento riguarda il futuro. Il segretario traccia un percorso ideale di Lavoro Società all’interno della Cgil. Da affrontare non da soli, ma insieme ad altri, prima tra tutti la Fiom. Anche se, precisa Patta, «tante cose ci dividono dalla Fiom, eppure l’appoggiamo come scelta di campo. Questo non è il momento delle distinzioni raffinate». Perché, continua Patta, «la situazione è tutt’altro che rosea. La Fiom deve recuperare forza contrattuale o rischia di rimanere esclusa, di non pesare abbastanza».

Sono due le novità all’orizzonte. Una è già arrivata: i nuovi vertici della Confindustria. L’altra è una possibilità che in questa due giorni è stata evocata – con qualche eccesso d’ottimismo – come una realtà imminente: il cambio di governo. Dice Patta: «Con un governo amico il nostro ruolo sarà ancora più difficile. Perché dopo aver provato Berlusconi chi si prende la responsabilità di attaccare un altro governo?». Preoccupazione lecita,speriamo di verificarla presto.