Sindacato: questa volta è meglio non firmare (Galapagos)

22/06/2007
    venerdì 22 giugno 2007

    Pagina 7 – CAPITALE & LAVORO

      sindacato
      Questa volta è meglio non firmare

        Galapagos

          Concertare in certe fase storiche va bene. Ma fino a che punto? Sono mesi che i sindacati inseguono il governo sulle pensioni e non solo. Ma il governo (Padoa Schioppa) è in fuga solitaria e non si vuol fare acchiappare. Per me che sono un tecnico, afferma, parlano le cifre. Ovviamente intende dire che ci sono compatibilità che rendono inaccoglibili le richieste del mondo del lavoro. E fra le compatibilità da rispettare c’è anche l’Unione europea che spinge per destinare l’intero «tesoretto» al risanamento dei conti pubblici.

          A questo punto, dovrebbe entrare in campo la politica (l’arte di fare le scelte), ma Romano Prodi ormai è uno specialista nel fare in contemporanea il canto e il controcanto. Riconosce che i lavoratori italiani se la passano malino – lo dice anche l’Ocse che non è di certo un governo di centro-sinistra – e che sarebbe necessaria una bella iniezione di reddito, ma poi anche lui ha il braccino corto quando si parla del famoso tesoretto. In questa situazione il governo si logora (Rifondazione e tutta la sinistra radicale vanno alla deriva) ma quel che è peggio è che il sindacato sta scomparendo, tritato da una concertazione senza possibilità di successo che lo allontana da una base che – lo confessano anche molti sindacalisti – ha perso ogni fiducia nelle sue rappresentanze. Di «governo amico» si può morire. La Cgil dovrebbe rifletterci.

          Per un momento possiamo anche mettere da parte le promesse elettorali contenute nel programma dell’Unione che dichiarava senza giri di parole la giustezza dell’abolizione dello «scalone». Se a un anno di distanza il governo sostiene invece l’innalzamento dell’età pensionabile ha, paradossalmente, tutto il diritto di agire di conseguenza. Quello che invece non va bene è la corsa al ribasso che accettano i sindacati, il cui obiettivo appare la minimizzazione del danno, anzichè il rilancio di una politica economica diversa nella quale ci sono donne e uomini (e non numeri) con i loro diritti e il bisogno di vivere. Alla fine l’accordo, ci si può scommettere, si troverà. Diranno che è un buon compromesso, ma sarà una sconfitta. Non si tratta di essere estremisti, ma di avere la forza di dire «no». Come «no» strillarono 3 milioni di persone alla riforma delle pensioni del centrodestra. A volte bisogna avere il coraggio di sbattere la porta in faccia anche agli amici. E non firmare, soprattutto se gli amici propongono la politica antisociale di Ue e Bce.