Sindacato diviso sul modello tedesco per l’articolo 18

14/02/2003


Venerdì 14 febbraio 2003

Sindacato diviso sul modello tedesco
per l’articolo 18

                MILANO Dopo l’approvazione della legge Biagi, che ieri il ministro Maroni ha definito, intervenendo a una conferenza internazionale della presidenza greca della Ue, «come la
                più importante riforma del mercato del lavoro negli ultimi 30 anni», l’attenzione delle parti sociali e delle forze politiche torna a concentrarsi sull’articolo 18. In Parlamento, sembra delinearsi come probabile lo slittamento dell’848 bis, il disegno di legge
                delega sulla riforma dell’articolo 18, che avrebbe dovuto cominciare martedì prossimo il suo percorso parlamentare
                in commissione al Senato ma che al momento non risulterebbe
                formalmente iscritto all’ordine del giorno.
                Dal sindacato si apre un altro fronte di discussione. La direzione
                nazionale della Uil ieri ha approvato la sua proposta sull’articolo
                18 che si rifà alla disciplina tedesca in materia di licenziamenti
                individuali. Il testo prevede che a decidere la sanzione per le imprese che licenziano senza giusta causa dovrà essere il
                giudice: un principio da applicare anche nelle aziende con meno di 15 dipendenti (si veda «Il Sole-24 Ore» del 13 febbraio). «La proposta — ha spiegato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti — non è stata pensata per rendere superfluo il referendum, ma nella convinzione che una riforma del sistema delle tutele è una questione complessa e quindi le soluzioni non possono che essere modulate a seconda delle condizioni del lavoratore».
                Ma sull’iniziativa della Uil, se pur con motivazioni diversi, si è abbattuto un coro di no. Per il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, il tentativo è «apprezzabile perché rimuove un tabù. In ogni caso però — chiarisce Sacconi — per i prossimi tre anni
                la strada è tracciata dal Patto per l’Italia. Il ddl 848 bis non toccherà l’articolo 18, limitando la sperimentazione al suo campo di applicazione.
                Poi —conclude —fra tre anni valuteremo cosa fare, tenendo conto anche della proposta della Uil». Una bocciatura decisa arriva dalla
                Cgil. «Non siamo assolutamente d’accordo — ha affermato il segretario confederale Giuseppe Casadio —perché restiamo fermamente contrari a metter mano, in qualunque modo, alla
                norma dello Statuto dei lavoratori che regola i licenziamenti senza giusta causa. È chiaro — spiega — che attribuire al giudice la discrezionalità nel decidere tra reintegro e risarcimento significa cambiare il pilastro fondamentale dell’articolo 18».
                Più duro il segretario confederale Cgil, Gian Paolo Patta che senza sfumature dice: «Sarebbe un intervento ben più grave della 848 bis. Una tale iniziativa non eviterebbe il referendum e in caso di vittoria dei sì diventerebbe improponibile».
                E sulla consultazione referendaria è intervenuto anche il presidente
                dei Ds, Massimo D’Alema, per il quale «non c’è nulla di più sbagliato in un momento come questo che il referendum per l’estensione dell’articolo 18 alle imprese minori».
                D’Alema ha poi precisato che «non significa che non ci sia
                un problema di diritti» ma che sulle tutele «c’è bisogno di rilanciare il dialogo e la collaborazione con le forze dell’impresa».
                Ma la proposta del sindacato guidato da Angeletti non trova consensi neanche nella Cisl. «Procedere per legge, come per referendum, su certe materie è sempre un problema», ha
                sottolineato il segretario confederale Raffaele Bonanni. La sua non è però una chiusura definitiva: «Verificheremo bene la proposta Uil. Noi — ha aggiunto — ci fidiamo di più di accordi che le parti sappiano costruire tra loro, anziché di leggi fatte dal legislatore».
                Sindacati, dunque, ancora una volta su posizioni divergenti proprio
                quando dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani, intervistato da Famiglia Cristiana, è arrivato un appello a ritrovare la strada dell’unità sindacale attraverso «un piano progressivo di lavoro
                e iniziative comuni».
                S.U.