“Sindacato (2)” …Il troppo vecchio dei contratti

31/05/2005
    martedì 31 maggio 2005

    COMMENTI E INCHIESTE – pagina 10

    Sindacato / 2

    • • •Il troppo vecchio dei contratti

    Mentre il costo del lavoro aumenta, la produttività rimane ferma. Non è in questo modo che si recupera produttività. Ormai i contratti nazionali di lavoro hanno perso contatto con una realtà economica che non esiste più. Da ultimo anche il contratto del pubblico impiego ha voluto distribuire aumenti di produttività: più del 10% degli aumenti dovrebbe andare sotto forma di aumenti di produttività. Ma dov’è la produttività del settore pubblico? Nemmeno il settore privato riesce a creare produttività aggiuntiva; si può immaginare che lo faccia il settore pubblico? Senza un cambiamento radicale delle relazioni di lavoro all’interno delle singole unità produttive, private e pubbliche, non potrà esservi alcun cambiamento sostanziale. È all’interno delle imprese e delle amministrazioni che va aumentata la produttività e l’efficienza. La produttività va ridistribuita una volta che è stata prodotta, non prima. È per questo motivo che il sistema di contrattazione deve essere decentrato. È a livello di impresa che occorre fare lo " scambio" virtuoso fra più produttività e più salario. L’accordo del luglio del 1993 prevedeva che la contrattazione aziendale servisse per distribuire la produttività con la formula del salario variabile, cioè legando una parte del salario alla performance aziendale. Era una innovazione importante da mettere in pratica, ma non si è fatto l’uso auspicato.

    Una parte del sindacato è disposta a discutere l’impostazione del modello contrattuale del 1993 ed è disposta a rafforzare il livello decentrato della contrattazione. Al contempo è disposta a valorizzare l’aspetto partecipativo e in qualche modo " collaborativo" delle relazioni sindacali a livello di impresa.

      Nella speranza di contribuire a far crescere le aziende e la loro produttività. Per avere qualche cosa da ridistribuire anche ai lavoratori. Ma la Cgil vuole rimanere arroccata sul contratto nazionale di lavoro. Una bandiera da non toccare. Col rischio, però, che affondi tutto.