Sindacati/2: Il cambiamento secondo Epifani

12/07/2005
    sabato 9 luglio 2005

    COMMENTI E INCHIESTE – pagina 10

      Sindacati / 2

      Il cambiamento secondo Epifani

        Un accordo "alto". La proposta di Guglielmo Epifani al congresso della Cisl appare credibile e sembra aprire una stagione nuova. Speriamo che l’altezza cui guarda il leader della Cgil non diventi però un " luogo dello spirito" irraggiungibile fino a rivelarsi soltanto un espediente tattico. Sarebbe un brutto colpo per chi è impegnato— nel sindacato e non solo— a tessere una nuova tela concertativa indispensabile per uscire da un immobilismo sociale ormai pari solo a quello della politica.

        Il congresso della Cisl segna una ripartenza anche per il sindacato di Epifani. Il risultato più importante è la volontà di giungere rapidamente a un accordo tra Cgil, Cisl e Uil sulla riforma della contrattazione. Sembra finito il tempo della melina dettato soprattutto dalla scelta strategica di non concedere al Governo di centro destra il cadeaux di un accordo sindacale unitario. Epifani ora si dice disposto a intese tra sindacati e con la controparte naturale, le imprese. Dalla Cisl è arrivata l’apertura alla richiesta della Cgil di passare attraverso la consultazione dei lavoratori, ed è anche questo un fatto nuovo che rasserena i rapporti tra le confederazioni.

          L’importante è che il nuovo clima produca risultati concreti soprattutto sul fronte dei contratti, il più difficile in questo momento. La vertenza dei metalmeccanici non può non essere incardinata in questo processo di riavvicinamento delle parti. E la proposta della Fim, fatta propria da Pezzotta e dal " suo" congresso, di allargare l’orizzonte del confronto ad altri temi— magari pensando anche a intese ponte in vista di tempi (e di regole) migliori — merita la massima considerazione. Del resto è importante per Epifani contare su una nuova cornice unitaria o di « pluralismo convergente » ( come lo chiama Pezzotta): sarà più semplice per Epifani, nocchiero riformista, governare la Cgil anche senza quell’unanimismo che finora lo ha costretto a un paradossale " immobilismo estremista". Sarà il prossimo congresso a scegliere. E non sarà una scelta banale.