Sindacati verso lo sciopero

22/09/2003


      Sabato 20 Settembre 2003


      Sindacati verso lo sciopero
      L’inflazione nuovo fronte


      ROMA – Sulla riforma delle pensioni, lo sciopero è solo una questione di data. Cgil, Cisl e Uil non sembrano avere più dubbi anche se la prassi sindacale comporta, per ora, l’attesa. Si aspetta il tavolo di confronto che si aprirà martedì a Palazzo Chigi per rispettare i riti imposti dal dialogo sociale e per concordare una linea che sia unitaria. È questa l’indicazione che verrà fuori dall’esecutivo Cisl di lunedì prossimo, quando si discuterà di previdenza e di Finanziaria. Se sulle pensioni il percorso è già scritto, c’è un nuovo fronte che si apre ben più complesso. È quello dei prezzi e dei salari su cui i sindacati hanno deciso di lanciare l’offensiva. «La rincorsa salariale è scontata, in queste condizioni. L’inflazione programmata ormai non è più un riferimento per i rinnovi contrattuali e non lo sarà per un po’. Al Governo non chiederemo semplicemente un ritocco del tasso già fissato ma un intervento deciso sui prezzi»: Luigi Angeletti lo dice senza esitazioni. La perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni è il terreno nuovo su cui hanno deciso di cimentarsi Cgil, Cisl e Uil. Un recupero della mission sindacale dopo che il confronto con il Governo e i frutti del Patto per l’Italia sono stati assai scarsi. La delusione per il dialogo con la politica dà ora il via libera a una nuova stagione consentita anche dal "poco da scambiare" dettato dalla situazione dei conti pubblici. Sulla Finanziaria non si pensa a uno sciopero ma a iniziative più articolate che consentano di «non archiviare in un giorno» il tema dello sviluppo. Un punto d’onore soprattutto per Cisl e Uil che hanno firmato un anno fa il Patto per l’Italia e si trovano, ora, di nuovo al punto di partenza. Quel blocco sociale nato con l’intesa del 5 luglio si trova, a poco più di un anno di distanza, a fare i conti con la disillusione. E così Guidalberto Guidi, vicepresidente di Confindustria, parla senza giri di parole di una manovra «che non sarà entusiasmante e non darà un segnale di svolta». Sotto accusa le misure ormai note, a partire dal condono che «mette in luce la drammatica incapacità di mettere a freno l’illegalità. Il nostro Paese – ha spiegato Guidi – soffre naturalmente di una crisi internazionale che tocca tutti, ma ciò che influisce di più è la mancanza di fiducia. Ricordiamoci che abbiamo un debito pubblico che non ha nessuno e che il debito pubblico è costituito da sanità, pensioni e stipendi del pubblico impiego». In queste condizioni, dice il vicepresidente di Confindustria, Nicola Tognana: «Il Governo ha una coperta molto corta. Si è persa la spinta iniziale di modernizzazione del Paese». L’aver sprecato consensi sociali, prima dei test elettorali, ha un costo politico alto.

      LINA PALMERINI