Sindacati uniti: no al taglio dei contributi

27/02/2003

          27 febbraio 2003

          Manifestazione della Cgil che attacca la politica del centrodestra sulla previdenza. Anche Cisl e Uil pronte alla mobilitazione
          Sindacati uniti: no al taglio dei contributi

          Felicia Masocco

          ROMA Il giorno in cui governo e Parlamento accelerano sulla delega sulle pensioni preparando il terreno per il disfacimento del sistema previdenziale pubblico, è anche il giorno in cui Cgil, Cisl e Uil lo avvertono, con un linguaggio comune, che sarà scontro. Unità d’analisi pronta a tradursi in unità d’azione: è un monito quello che è venuto dall’iniziativa sulle pensioni
          che la Cgil ha tenuto ieri al teatro Brancaccio di Roma e che ha registrato la partecipazione del numero due della Uil Adriano Musi e del segretario confederale della Cisl Pierpaolo Baretta.
          Dopo il vertice con Confindustria sulla crisi del sistema produttivo, ancora una convergenza tra le centrali sindacali fortemente contrarie, tra le altre cose, all’abbattimento dei contributi previdenziali per i nuovi assunti che assesterebbe un bel colpo alle casse-pensioni e metterebbe una seria ipoteca sul futuro previdenziale dei più giovani, e alla «confisca» del Tfr cioè
          al trasferimento delle liquidazioni ai fondi pensioni anche se il lavoratore non è d’accordo come se il Tfr non fosse salario differito, reddito prodotto con il lavoro di una vita.
          È una risposta a muso duro quella che i sindacati danno al ministro Maroni sostenitore della «immodificabilità» dell’impianto della delega,
          quella legge va invece cambiata e Cgil, Cisl e Uil, tanto le confederazioni, quanto la categoria dei pensionati che non ha mai abbassato la guardia, sono decise a «dare battaglia». Così si è espresso Musi, «non escludiamo niente, ma la decisione sarà unitaria», ha aggiunto precedendo l’appello all’unità con cui il leader della Cgil ha conclusione la manifestazione. «Se nessuno ci convoca, se governo e Parlamento dovessero andare avanti, se la delega non verrà modificata, posso chiedere – ha detto Epifani – che nessuno si senta legato al Patto per l’Italia fino al punto di non fare con noi una marcia di protesta, una manifestazione piccola o una grande, uno sciopero, un’iniziativa dimostrativa»? È l’esortazione a fare «uno sforzo per lavorare insieme» a «non disperdere l’unità» che sulle pensioni ha vacillato molto meno che su altro.
          Le parole di Epifani erano rivolte a tutti, ma in modo particolare al rappresentante della Cisl, Pierpaolo Baretta aveva infatti mostrato di non condividere l’impostazione cgiellina di vedere nell’attacco alle pensioni lo stesso timbro dell’attacco ai diritti (articolo 18, Patto per l’Italia).
          «Fare un collegamento così stretto tra il patto di luglio e pensioni abbassa la possibilità di fare una piattaforma comune» per Baretta, per il quale tuttavia «vanno valutati con attenzione i punti di contatto», dalla politica industriale,
          alla pace, alle pensioni. Nel pomeriggio poi la segreteria di via Po ha mandato al governo un segnale chiaro: «Se la delega non cambia ci mobiliteremo», la decisione è affidata all’esecutivo del 3 marzo.
          «Non c’è bisogno di ulteriori interventi nel sistema previdenziale ed il nostro no alla delega che vuole scardinare il sistema pubblico per spostare gli interventi su quello privato è chiaro», ha affermato aprendo i lavori la segretaria confederale della Cgil Morena Piccinini, tacciando di «incostituzionalità» l’esproprio del Tfr «a danno dei lavoratori». Di qui la determinazione di andare ad azioni di contrasto «per impedire l’attuarsi di questo disegno, sia durante la discussione parlamentare che dopo». L’accoglimento di qualche correttivo sia pure proposto dai sindacati per Piccinini «non basta se permane la delega, poiché i contenuti rompono
          il sistema nel suo complesso. Non sono emendabili».