Sindacati uniti contro la liberalizzazione degli orari dei negozi

19/01/2012

Marchesini (Filcams-Cgil): «Non creerà nuovi posti di lavoro le uniche a trarne giovamento saranno le grandi catene»

«E` una strana idea quella del Governo, che vuole risolvere la crisi al contrario: non creando ricchezza, ma cercando di creare un maggior numero di occasioni di spesa laddove invece i soldi, dopo la manovra, sono sempre meno». Non va tanto per il sottile il segretario di Filcams-Cgil Luca Marchesini: l`opposizione alle liberalizzazioni degli orari e delle giornate di apertura degli esercizi commerciali è totale, e vede i sindacati uniti nella loro battaglia contro la norma contenuta nella "Salva Italia". Deregolamentando le restrizioni all`apertura, il Governo vorrebbe aumentare il numero delle ore di lavoro disponibili, e quindi, creare occupazione, oltre che offrire un incentivo molto potente alla spesa, che non avrebbe più alcuna limitazione legata agli orari di lavoro. E` proprio la tesi che sottende a tutta la manovra ad essere contestata dai sindacati: «Con la liberalizzazione prosegue Marchesini – tutti potrebbero aprire in ognuna delle 52 domeniche dell`anno, in tutte le festività, laiche e religiose, anche la notte. Il Governo ritiene che questo servirà a creare nuovi posti di lavoro, ma non è così. I dati sull`avviamento all`occupazione che ci ha fornito la Provincia sono chiari: nel 2009, su 76.642 nuovi contratti di avviamento professionale, solo 9 mila risultavano a tempo indeterminato. Le aziende non faranno nuove assunzioni, ma si creeranno solamente nuovi precari». Prima che sulle normative e sugli orari, è la stessa idea di lavoro che qui è messa in discussione, o almeno questo è quello
che traspare dalle posizioni dei sindacati. Il rapporto tra lavoro e vita privata, tra lavoratorie datori entrano prepotentemente in gioco, e quello che i rappresentanti dei lavoratori difendono è un modello che è frutto di decenni di battaglie; un modello di lavoro che però era stato possibile sostenere solo grazie alla crescita economica, che, ora più che in altre occasioni, sembra davvero una prospettiva molto lontana. «Pensiamo all`impatto che questi provvedimenti avrebbero sulla vita privata dei lavoratori – aggiunge Marchesini questa verrebbe completamente sconvolta, lasciata in balìa del lavoro. Pensiamo in particolare alle donne, che costituiscono la maggioranza delle addette nei negozi, e alle
difficoltà che avrebbero nel gestire il rapporto con i figli. Ci saranno ripercussioni su tutta la filiera del commercio, dai fornitori ai trasporti, andando a modificare rapporti di lavoro di altri settori, coinvolgendo molti altri lavoratori. Infine, ci chiediamo, quale sarà l`effetto sui piccoli commercianti? Non saranno in grado di tenere il passo con la concorrenza delle grandi catene, le quali saranno le principali beneficiarie delle liberalizzazioni, in quanto le uniche dotate della necessaria disponibilità di personale». Alcuni grossi centri commerciali hanno già iniziato ad adeguarsi alle nuove normative (che, lo ricordiamo, devono ancora essere approvate in Parlamento), senza aspettare i canonici 90 giorni dalla pubblicazione del decreto. A breve arriverà la catena Coin, e si parla di un supermarket Eurospin che dovrebbe sorgere nella zona del C ampovolo. E i Comuni cosa dicono? «Il 25 novembre abbiamo richiesto un tavolo di
discussione con tutti i sindaci, ma solo da Scandiano c`è giunta una risposta. Siamo disposti a discutere: a Modena ad esempio c`è la "zonizzazione", ossia ogni domenica un centro commerciale resta aperto. Sia Confindustria che Confesercenti hanno dichiarato di opporsi alla normativa, vediamo se seguiranno i fatti. Noi siamo pronti allo sciopero anche in tutte le festività».