Sindacati uniti contro il governo “Decisione grave, è mobilitazione”

16/11/2001


VENERDÌ, 16 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 29 – Economia
 
Cgil, Cisl e Uil: così si modifica di fatto l’articolo 18. Insorge l’Ulivo. Fini: grande innovazione
 
Sindacati uniti contro il governo "Decisione grave, è mobilitazione"
 
 
 
 
VITTORIA SIVO

Roma — I sindacati si ricompattano nel respingere la delega sul mercato del lavoro appena approvata dal Consiglio dei ministri e il premier Silvio Berlusconi li convoca per martedì a palazzo Chigi. Erano state Cgil, Cisl e Uil a chiedere nei giorni scorsi un incontro urgente al presidente del Consiglio temendo un giro di vite sulle pensioni. Tranquillizzati su questo fronte da un pacchetto di proposte del governo giudicate poi accettabili, Cofferati, Pezzotta e Angeletti hanno spostato il tiro delle loro proteste sulle regole per rendere più flessibile il mercato del lavoro e soprattutto sulle deroghe previste all’art.18 dello Statuto dei lavoratori. Ora Berlusconi accoglie la richiesta di chiarimento, specificando che riguarderà ambedue gli argomenti, welfare e lavoro.
Tra le numerose reazioni al disegno di legge delega presentato dal governo al Parlamento in materia di flessibilità, contratti, arbitrato, collocamento, la novità riguarda Cisl e Uil: da articolata e parzialmente positiva, la loro posizione è diventata ieri negativa. Tanto da apparire allineata con quella della Cgil, ostile fin dall’inizio al pacchetto di misure predisposte dal sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi. «La decisione del governo è grave, perché sono interventi che modificano di fatto l’art.18», ha dichiarato il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Casadio, augurandosi che nell’incontro fissato per lunedì con le altre due Confederazioni «ci siano le condizioni per decidere unitariamente come contrastare l’iniziativa del governo».
La Uil parla di possibile rottura con il governo e il suo segretario confederale Fabio Canepa ha dichiarato che «ogni iniziativa, anche sperimentale e anche in sé positiva, diventa assolutamente inaccettabile quando si prefigge di incidere sull’art.18». Anche la Cisl — come affermato dal suo segretario confederale Raffaele Bonanni — proclama l’intangibilità dell’art.18, convinta che il governo «intervenendo su questo dà fiato a chi non vuole cambiare nulla, compromettendo le pur positive e importanti innovazioni introdotte». Sulla stessa lunghezza d’onda altri sindacati come Ugl e Cisal. Mentre la Confindustria rinnova il suo giudizio complessivamente positivo, anche se accompagnato da obiezioni soprattutto sul troppo «timido» intervento sull’art.18. Tuttavia Cesare Romiti, presidente di Rcs, pensa che «non si debba esagerare, che i cambiamenti dello Statuto dei lavoratori non vadano mitizzati e che le riforme si possono fare senza contrapposizioni».
Durissimi i commenti dell’opposizione al provvedimento sul mercato del lavoro: dal vice presidente del Senato Cesare Salvi (Ds) che accusa il governo di «lasciar liberi gli imprenditori di licenziare», all’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu che pur ritenendo accettabili alcune innovazioni sull’arbitrato, sostiene che «cambiare l’art.18 solo per alcune categorie è un modo per balcanizzare ulteriormente il mercato del lavoro».
«Nessuno ha proposto di abrogare l’art.18», né le nuove norme possono essere considerate uno strappo, ha ribattuto Sacconi. Il ministro per le Attività Produttive Antonio Marzano sottolinea l’importanza di una «minore precarizzazione del lavoro» e il vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini si compiace del provvedimento «molto innovativo», come «primo anello di una catena che prevede deleghe per altre riforme strutturali, come quella fiscale e previdenziale».