Sindacati uniti contro il declino

16/02/2005

    mercoledì 16 febbraio 2005

    Pagina 37 – Economia

      I leader confederali attaccano le cifre del governo all´assemblea dei delegati: "Il paese è fermo"
      Sindacati uniti contro il declino
      la Cgil: "Siamo in recessione"

      GIORGIO LONARDI

        MILANO – C´era Guglielmo Epifani il leader della Cgil che denunciava il declino del Bel Paese: «Dai dati Istat del 2004 emerge che siamo tra gli ultimi se non gli ultimi in Europa». E c´era il gran capo della Cisl, il moderato Savino Pezzotta a pronunciare un accorato j´accuse nei confronti dell´esecutivo: «Questo è un paese fermo e senza stimoli: la società reale non è quella delle telenovelas in Tv ma quella delle 500 mila persone a rischio per la deindustrializzazione». Ma soprattutto ieri qui al Filaforum di Assago era tornato in pista il sindacato come testimoniavano i 6-7 mila delegati e quadri di Cgil-Cisl-Uil presenti all´assemblea che affollavano platea e gradinate. Un sindacato allarmato dallo smantellamento delle fabbriche del Nord e dall´atteggiamento del governo giudicato incapace di varare il decreto sulla competitività. «Ci siamo infilati nella trappola della bassa crescita» chiosava il numero uno della Uil Luigi Angeletti.

        In questo quadro l´analisi più pessimistica è forse quella della Cgil: «Siamo in recessione, il governo non racconti bugie», spiegava Beniamino Lapadula responsabile economico della Confederazione. «I dati Istat suonano come la più sonora smentita della rappresentazione della situazione del paese fatta in Tv da Berlusconi». Per la Cgil, infatti, anche nel 2005 «il Pil non riuscirà ad andare molto oltre l´1%». E quindi «diventa ineludibile» una manovra correttiva di finanza pubblica «nell´ordine di circa 22 miliardi di euro».

        I segnali sono brutti e paiono moltiplicarsi. Ci sono 3.200 aziende in crisi. E ci sono situazioni che rischiano di scoppiare nel giro di pochi giorni. E´ il caso dei 20 mila dipendenti dell´industria piemontese che, in mancanza di un provvedimento del governo, rimarranno senza cassa integrazione. «Qui in Lombardia», incalza Susanna Camusso, leader della Cgil regionale, «abbiamo già 15 mila lavoratori delle piccole e medie imprese del tessile senza mobilità e senza cassa integrazione». Mentre Isabella Silvestri, delegata Fim-Cisl della De Longhi di Treviso denuncia la delocalizzazione della fabbrica in Cina che farà saltare 650 posti.

        Insomma, per dirla con Pezzotta ci sarebbe un gran bisogno «di una politica economica e industriale seria». Ad esempio sarebbe necessario il rapido varo del provvedimento sulla competitività che dovrebbe garantire fondi per 750-800 milioni di euro. «Più tardi si fa e peggio è », ha precisato Epifani, «oltre un mese fa Berlusconi ci aveva detto che avrebbero presentato un provvedimento in 15 giorni e che sarebbe andato subito in Parlamento. Ora è passato un mese e non c´è ancora nulla. Se c´è bisogno di urgenza su un terreno è proprio questo: più tardi si fa e peggio è». Aggiunge ancora Pezzotta: «Non so quante siano le risorse e se siano sufficienti. So solo che il Presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ci annuncia da settembre, ogni quindici giorni, che il governo presenterà il provvedimento. Cosa devo dire? Noi aspettiamo».

        Se questa è la radiografia di un Paese in ginocchio, spiegano i sindacalisti, non c´è spazio per provvedimenti azzardati, di tipo elettoralistico. «In questa fase», è la tesi di Pezzotta, «siamo contrari a qualunque tipo di riduzione delle imposte, perché se il Paese ha delle risorse le si deve impiegare per il rilancio e per la crescita. Noi siamo sempre stati d´accordo nel ridurre il cuneo fiscale sul costo del lavoro e su questo terreno si può ragionare».

          «Il governo», ha invece affermato Epifani, «ha annunciato un nuovo taglio delle tasse, ma bisogna che stia anche un po´ attento ai conti pubblici come dicono il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea». Più possibilista Luigi Angeletti. Per il leader della Uil, infatti, non si può contrapporre «allo slogan riduciamo le tasse, lo slogan non ci sono i soldi per ridurle. Occorre invece ridurre l´evasione fiscale per ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti che sono quelli che le pagano».