Sindacati: si sta come d’inverno nel bosco i porcospini

23/12/2004


    giovedì 23 dicembre 2004

      TRIPLICE. ANGELETTI, EPIFANI, E PEZZOTTA SI ANNUSANO E LAVORANO A UNA BOZZA COMUNE
      Sindacati: si sta come d’inverno nel bosco i porcospini

        «Hai presente cosa fanno i porcospini d’inverno?». No, cosa fanno? «Non stanno né troppo lontani né troppo vicini. Se stanno troppo vicini si pungono, col rischio di farsi del male. Se stanno troppo lontani rischiano di morire assiderati». Come al solito, la definizione migliore dello stato dei rapporti interconfederali è del segretario della Cisl Savino Pezzotta.

        Cominciando dalle spine, però, ieri si sono insediate le due commissioni interconfederali più delicate nell’ambito dei rapporti unitari, quelle che si dovranno occupare di revisione del modello contrattuale e democrazia economica. Dopo i tanti, troppi, rinvii dei mesi scorsi è da loro che si cercherà di trovare una proposta di revisione degli assetti contrattuali. Una proposta comune da sottoporre, poi, a Confindustria. Che ormai la chiede con insistenza. Per Angeletti «le differenze fra noi sono risolvibili: nel giro di poco tempo si definirà un modello comune». «Tutti avvertiamo che un ragionamento sul sistema contrattuale va fatto», sospira più circospetto Pezzotta, ma «aver posto la necessità di avviare una riflessione è già un passo avanti». «E’ un lavoro – chiosa Epifani – da fare in un tempo congruo. Se, superata la fase istruttoria, ci sarà materiale per andare avanti nel confronto, lo faremo». Altrimenti, appunto, ognuno per sé (o con Confindustria).

        Inoltre, sul nuovo e forse sereno clima unitario tra Cgil, Cisl e Uil incombe, al solito come spada di Damocle, la vertenza dei metalmeccanici, privi di uno straccio di piattaforma comune e pronti di nuovo a fare accordi separati con Federmeccanica. Fiom, Fim Cisl e Uilm torneranno a vedersi, un po’ come i supplementari imposti ai deputati per votare la Finanziaria, tra Natale e Capodanno, nel tentativo di un accordo unitario in extremis che, per ora, non ne vede i protagonisti ottimisti. Angeletti ribadisce che «considero ipotesi sciagurata un nuovo accordo separato: non potrà non avere ripercussioni». Epifani lo sa fin troppo bene e assicura che «proprio per questo stiamo cercando di dare una mano». E Pezzotta, di rincalzo: «Stiamo spingendo tutti per trovare una quadra».

        Ma ieri, alla conferenza stampa di Cgil, Cisl e Uil di fine anno, il barometro dei rapporti segnava solamente il bel tempo. Sarà il clima pre-natalizio, certo è che bisogna risalire agli anni ’70 per cercare un paragone con l’appello che ieri i tre leader sindacali hanno fatto «alle forze sociali e produttive». Una «grande alleanza», dunque, «tra sindacati e imprese per tentare di uscire dalla grave crisi industriale che attanaglia il paese è l’unica via possibile», dicono Cgil, Cisl e Uil. Che nei prossimi giorni scriveranno a Montezemolo e a tutte le altre associazioni imprenditoriali per stabilire la data dell’incontro.

        L’obiettivo è quello di costituire una sorta di “cabina di regia”. Alcune delle proposte potrebbero arrivare già il 15 febbraio, in occasione di una grande assemblea dei quadri e dei delegati sul sistema industriale, che si terrà a Milano. «Serve – spiega Angeletti – un’alleanza con la parte produttiva del paese». Per Epifani «siamo di fronte a una grande emergenza nazionale. Scriveremo a Confindustria e alle altre associazioni imprenditoriali per vedere se esistono le condizioni per affrontare insieme i problemi. Tanto più – incalza – in una fase in cui il governo è totalmente assente. Ma di fronte a una crisi di queste proporzioni non si può aspettare Godot». Anche Pezzotta accusa l’esecutivo di non aver mantenuto la promessa di confronto su competitività, Sud e politica dei redditi: «Ieri ci ha convocato Micciché, a parlare di Sud, ma mesi fa ci avevano promesso un incontro a palazzo Chigi…». Ecco perché, la prima iniziativa di lotta sarà il 19 gennaio, quando, a Roma, i delegati del Sud, economisti e intellettuali discuteranno su come gestire l’accordo sul Mezzogiorno. Il giorno dopo la parola passerà alla piazza, dove 5 mila delegati chiederanno una «politica di sviluppo per il Sud».

        La risposta del governo arriva dal sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi. Che fa «fuoco di sbarramento»: «Le parti sociali – dice – dimostrino di saper dialogare sui temi che loro competono: applicazione della legge Biagi, riforma del modello contrattuale, orari di lavoro, produttività. Ma le linee di politica economica spettano all’esecutivo». Così vuole «l’epoca del bipolarismo», conclude Sacconi. Appunto. Ma proprio perché – tranne Epifani e gran parte della Cgil – né Angeletti né tantomeno Pezzotta c’hanno mai molto creduto, uno dei punti più delicati che Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di affrontare nel prossimo futuro riguarda proprio «il rapporto con la politica». Che sarà oggetto di un “seminario interno” (l’11 gennaio) che vedrà confrontarsi posizioni forse antitetiche e inconciliabili, di certo molto lontane tra loro. «Non è affatto detto che troveremo posizioni comuni, intanto però dialoghiamo», spiega Pezzotta. «Non ne abbiamo mai parlato, del rapporto con la politica, era ora di farlo», sottolinea Angeletti. «La discussione sarà seria e severa», rassicura Epifani. Anche per i tre leader, in fondo, è Natale.