Sindacati scontenti secco no della Cgil

15/11/2001


GIOVEDÌ, 15 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 37 – Economia
 
LE REAZIONI
 
Ok della Confindustria, ma con qualche riserva
 
Sindacati scontenti secco no della Cgil
 
 
 
 
VITTORIA SIVO

Roma — Un «sì» con qualche riserva dalla Confindustria, un «ni» condito da riserve più pesanti da Cisl e Uil. Un «no» su tutta la linea dalla Cgil. Alla vigilia della presentazione al Consiglio dei ministri della delega sul mercato del lavoro sono queste le risposte che il governo incassa da imprenditori e sindacati. Questa volta è la Confederazione guidata da Sergio Cofferati a risultare isolata, così come avant’ieri sulle pensioni è stata la Confindustria a marcare da sola il proprio disappunto. Il governo intende comunque andare avanti, contando di smussare qualche angolo quando si tratterà di definire i provvedimenti delegati. E il sottosegretario Maurizio Sacconi, negli incontri che ha avuto ieri con le parti sociali è apparso molto determinato a non farsi bloccare da veti incrociati.
A cominciare da quelli della Cgil, il cui segretario confederale Giuseppe Casadio ha definito le proposte del governo una «forzatura molto grave», in quanto se adottate «trasformerebbero il mercato del lavoro in un souk». A suo avviso la sperimentazione per 4 anni dell’indennizzo al posto del reintegro nel posto di lavoro, sia pure limitata ad alcuni casi, equivale ad uno «smantellamento» dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, «norma per noi fondamentale». E poi l’introduzione di «una sventagliata di nuove tipologie contrattuali» contrasta con la necessità di razionalizzare il mercato del lavoro.
All’opposto la Confindustria giudica «sostanzialmente positivo» lo schema e il metodo presentato da Sacconi, perché va nella direzione di rendere più flessibile il mercato del lavoro. Con l’aggiunta però di due forti perplessità: la sospensione, sperimentale e circoscritta, dell’art.18 «è troppo debole, perché vale solo per alcune fattispecie», mentre — come ha detto il direttore generale Stefano Parisi — già che ci siamo la sperimentazione va allargata a tutti i neoassunti e a tutte le imprese che nascono; sbagliato è anche rendere più rigide le norme sulle collaborazioni coordinate e continuative, che «andrebbero affiancate e non sostituite dai contratti a progetto». Respinto infine l’invito del governo ad una trattativa sugli assetti contrattuali: non c’è il clima giusto.
Bilanciata (e non identica) la posizione di Cisl e Uil. Se quest’ultima non può che appoggiare la soluzione temporanea prospettata per l’art.18 (fu proprio la Uil a suggerirla oltre un anno fa), non vede però di buon occhio le indicazioni del governo per rendere più elastico il ricorso al parttime. La Cisl invece disapprova le proposte sull’art.18 in quanto il conflitto su questo punto «può indebolire tutti gli sforzi per un accordo» sul resto. E Cisl e Uil assieme sono contrarie a che l’arbitro nelle controversie di lavoro sia tenuto a giudicare in base ad «equità, a prescindere da leggi e contratti».