“Sindacati” Quello «strappo» dietro l’angolo

04/02/2004




      ITALIA-POLITICA
      Quello «strappo» dietro l’angolo

      LINA PALMERINI

      ROMA – Non c’è solo l’attesa in questa nuova vigilia sulle pensioni. Il ministro Maroni annuncia una convocazione delle parti sociali per la prossima settimana ma in Cgil, Cisl e Uil si discute soprattutto dei germi di divisione che covano già nelle tre confederazioni. «Non ci sarà una firma separata», ripetono in Cisl. Un’affermazione che non vuol dire procedere uniti. Vuol dire, piuttosto, maggiore libertà di giudizio nella riforma che presenterà il Governo sulla previdenza. Del resto, la proposta della Margherita di alzare di due anni l’età pensionabile ha già scomposto – nel merito – il fronte sindacale e non più solo nella tattica di partecipare o no a un negoziato. Ieri le reazioni all’annunciata convocazione sono state quelle di prassi. «Vorremmo che Maroni – ha detto Morena Piccinini, segretario confederale Cgil – ci convocasse sulle proposte del Governo e non della maggioranza perché se avessimo dovuto interloquire con il Parlamento ci saremmo rivolti alle Camere».

      Lo sciopero divide.
      Prima della convocazione del Governo, Savino Pezzotta punta a incontrare i due segretari generali di Cgil e Uil per avviare la discussione sui sei punti della piattaforma. Si va dalle pensioni, al nuovo contratto degli artigiani, dal riforma degli assetti contrattuali passando per la democrazia sindacale e rappresentatività. In questo modo, la Cisl mira a non imbrigliare il dibattito sindacale solo su «sciopero sì o no» contro le pensioni ma estenderlo in un contesto più strategico. Il passaggio della mobilitazione però resta stretto. La Cgil già parla di mobilitazione e ieri l’ha rilanciata Gian Paolo Patta, segretario confederale della Cgil dell’area di sinistra. Cisl e Uil invece frenano obiettando che non si può scendere in piazza senza una piattaforma unitaria soprattutto ora che è rimasto solo il sindacato a non avere una sua proposta. La speranza ultima (ma quella di ieri di Pezzotta è stata più una provocazione) è quella di un rinvio. «Sarebbe meglio – ha detto ieri Pezzotta – che la piantassero con questa vicenda delle pensioni che non serve a niente. L’impegno era quello della verifica nel 2005, mancano dieci mesi, ad attendere si farebbe bene anche perché le priorità oggi sono altre».

      La proposta che non c’è.
      Alla riunione delle segreterie confederali si parlerà innanzitutto di pensioni. A dividere è essenzialmente un punto: il modo in cui si affronta l’andamento demografico e quindi la maggiore spesa previdenziale ("gobba"). Non c’è una proposta ufficiale di nessuna delle tre organizzazioni – piuttosto – ci sono "preferenze". La Cisl propende per la logica delle quote, che vuol dire accesso alla pensione se si raggiunge soglia "94" sommando anzianità contributiva ed età anagrafica. La Uil, in un direttivo, si è espressa per la «valorizzazione del rendimento della pensione»: tradotto, vuol dire propensione all’aumento dell’età piuttosto che al sistema contributivo. La Cgil, invece, dice «no» all’estensione del contributivo, «no» all’aumento dell’età e immagina un meccanismo di finanziamento della maggiore spesa attraverso un Fondo "anti-gobba".

      Il nodo risparmi.
      Su tutti gli altri punti in discussione, dal no alla decontribuzione, all’aumento delle aliquote per gli autonomi, al Tfr volontario, l’intesa c’è. E anche da questo dipenderà il "voto" che i sindacati (Cisl e Uil) daranno alla proposta del Governo senza trascurare un punto fondamentale: dove vanno i risparmi? Per l’Esecutivo sono destinati a finanziare ill debito pubblico, per Cisl e Uil devono alimentare la spesa sociale. Un punto dirimente anche per l’opposizione – per la Margherita in particolare – che ha costruito la sua proposta destinando i risparmi previdenziali al finanziamento della previdenza dei lavoratori precari.

      Le Acli tra An e sindacati.
      Ieri, proprio sulla destinazione dei risparmi, sono scese in campo le Acli che hanno messo intorno a uno stesso tavolo Cgil, Cisl e An. Un tentativo di mediazione a tutto campo anche tra le confederazioni «perchè un sindacato diviso non ci piace», ha detto il presidente Luigi Bobba presentando la proposta previdenziale delle Acli (si veda Il Sole-24 Ore di domenica). Il punto su cui cercare la mediazione, anche con una parte della maggioranza, è sugli obiettivi della riforma previdenziale: utilizzare, cioè, i risparmi per finanziare politiche per «la famiglia, la natalità, i lavoratori precari». «Abbiamo cercato chi, nella maggioranza, ha dimostrato più di tutti una proponsione al dialogo», ha precisato Bobba spiegando l’invito rivolto al viceministro dell’Economia Baldassarri e al sottosegretario al Welfare Viespoli. La presenza di An non è stata una sorpresa – in questo frangente politico – ma non era scontata. Rivela, ancora una volta, la voglia del partito di Fini di ritagliarsi uno spazio proprio sui temi sociali e aprirsi anche a un mondo, quello delle Acli, tradizionalmente di Centro-sinistra. «Siamo autonomamente schierati», dice Bobba che dopo aver bocciato An sulla legge Bossi-Fini ha riaperto il dialogo dopo il «sì» del vicepremier sul voto agli immigrati. E ora cerca «di comporre le divisioni» perchè «senza coesione il Paese, nelle condizioni attuali, rischia».