Sindacati pronti allo sciopero per cancellare lo «scalone»

14/05/2007
    sabato 12 maggio 2007

    Pagina 15 – Economia

    Sindacati pronti allo sciopero
    per cancellare lo «scalone»

      Bonanni: «Prodi chiarisca, la gente è stufa»
      Si moltiplicano le proteste nei luoghi di lavoro

      di Felicia Masocco/ Roma

      PRIMO AVVISO – Novità? «Nessuna», risponde Guglielmo Epifani. Sulle pensioni i sindacati aspettano che Prodi faccia chiarezza sulle posizioni della maggioranza, «Padoa-Schioppa non può essere ministro di se stesso». Nell’attesa Cgil, Cisl e Uil hanno però messo l’elmetto. Al Palalottomatica dove si è tenuta una manifestazione del commercio turismo e servizi, è risuonata la parola sciopero generale. È stato detto che contro lo scalone ce n’è già stato uno, con l’altro governo, se resta se ne farà un altro con questo governo, «per coerenza», dice Epifani, «è inevitabile» per Angeletti. Certo, se si arriva alla piazza tutto si fa più difficile, «è bene che Prodi ci convochi subito e chiarisca lui», spiega Raffaele Bonanni, «la gente è stufa».

      Quanto lo sia si è visto anche ieri, dall’umore dei cinquemila delegati di un settore cruciale, quel terziario che non si è fermato neanche nei momenti del declino dell’economia, e che pure sconta ritardi lunghissimi nel rinnovo dei contratti e condizioni che, senza retorica, offendono la dignità di chi lavora. Ieri hanno scioperato. La platea diventa rumorosa quando i sindacalisti parlano di pensioni, ancora più rumorosa quando gridano «vergogna» per i salari bassi e fermi, per turni pesanti e appalti anche pubblici al massimo ribasso. «Cose di cui si occupa solo il sindacato», accusa Epifani. Se si pensa al fuoco di fila delle dichiarazioni sulle pensioni, stride il silenzio sulle condizioni di milioni di persone. «I politici non ne parlano. Perché non fanno notizia?». Forse dovrebbero prendere in maggiore considerazione l’insofferenza che sta montando contro i privilegi che i parlamentari concedono a se stessi mentre ad altri chiedono sacrifici sulla previdenza o sulla flessibilità come se quella che c’è non bastasse. «Basta figli e figliastri», arringa Guglielmo Epifani citando il caso dei dipendenti di Camera e Senato che, anche se assunti oggi andranno in pensione col sistema retributivo e non con il contributivo come ogni neoassunto di un altro settore.

      L’insofferenza viaggia via fax, via mail, sbocca in scioperi di un’ora. Dopo l’esordio di giovedì anche ieri numerose Rsu metalmeccaniche di Fiom, Fim e Uilm hanno preso posizioni, unitariamente, chiedono di non tagliare i coefficienti di calcolo delle pensioni e di abolire totalmente lo scalone. E «avvertono» le confederazioni di non sottoscrivere accordi senza prima aver consultato i diretti interessati, i lavoratori. Ancora: «Alla posizione del ministro Padoa-Schioppa si deve rispondere con la mobilitazione generale». L’elenco delle aziende in agitazione è lungo, sono l’Arcotronics, la Bonfiglioli, la Ducati Motor ed Energia, la Gd, la Lamborghini e la Weber, la Vittur e la Faba-Sirma, la Trw a Ferrara, la Fincantieri, il Gruppo Almaviva, l’Iveco, la Marcegaglia, la Dalmine, l’Ansaldo Camozzi, la Magneti Marelli e altre. «C’è un diffuso malcontento contro le misure preannunciate dal governo. È necessario che le confederazioni decidano iniziative di lotta di carattere generale», incalza il segretario della Fiom Gianni Rinaldini.