Sindacati: non si tocch il surplus fiscale per sconti Ici

15/03/2007
    giovedì 15 marzo 2007

    Pagina 16 – Economia & Lavoro

    Sconti sull’Ici solo se si alzano
    le aliquote sulle rendite finanziarie

      Trimestrale già domani in consiglio: il surplus fiscale è di 5 miliardi

        di Bianca Di Giovanni / Roma

        ALTOLÀ – Se si vuole abbassare l’Ici, che non si tocchi il bonus di maggiori entrate, ma si finanzi con le rendite finanziarie. Questa la posizione della Cgil sulla proposta, annunciata dal premier, di uno sgravio della tassazione sulla prima casa. Il sindacato esce allo scoperto a ridosso della presentazione della Trimestrale di cassa. Il documento, nella forma «light» potrebbe arrivare sul tavolo del consiglio dei ministri già domani. In quella sede Tommaso Padoa-Schioppa indicherà l’ammontare del bonus di entrate spendibile quet’anno, che le indiscrezioni indicano in circa 5 miliardi. Con un avvertimento: le risorse sono limitate, non si può fare tutto. O si dà poco a molti, o si fa una selezione. A quel punto spetterà al premier decidere.

        La posizione della Cgil è in rotta di collisione con la Margherita, che chiede al contrario l’aboilizione totale del prelievo sulla prima casa. Un’operazione da 2,5 miliardi da effettuare subito. Ma Guglielmo Epifani ieri è stato chiarissimo. «Ammesso sia questa una priorità – si legge in una nota al termine del direttivo – l’intervento non dovrebbe rientrare fra gli interventi finanziati dal “tesoretto”, quale che sia la sua entità, e non dovrebbe essere uno dei capitoli di dibattito al tavolo di confronto. Altra cosa sarebbe se l’eventuale riduzione dell’Ici venisse finanziata, per esempio, dalle risorse derivanti dalla tassazione al 20% delle rendite finanziarie. Un’ipotesi di cui si parla da tempo, ma il disegno di legge relativo giace in Parlamento e vi sono molti interessi ad affossarlo. In quel contesto la riduzione dell’Ici, che è di fatto una piccola patrimoniale, sarebbe comprensibile: non è invece fra le nostre priorità al tavolo di confronto». In effetti il riordino delle rendite si è incagliato in parte anche per motivi tecnici: non si riesce a trovare un meccanismo che preservi dall’aumento il titoli di stato già emessi. Se si chiudesse quest’anno l’operazione porterebbe nelle casse dello Stato 1,2 miliardi, che raddoppiano dall’anno prossimo. Se si decide per il rinvio, quel miliardo (già scontato in Finanziaria) andrebbe recuperato proprio dall’extra-gettito.

        Insomma, proprio da quel «tesoretto» di circa 5 miliardi. Nella trimestrale la crescita dovrebbe essere fissata al 2%, il deficit tendenziale tra il 2,3 e il 2,4% del Pil: il programmatico potrebbe essere più alto proprio per consentire l’utilizzo del bonus di maggiori entrate. Altrimenti l’eventuale decreto redistributivo rischierebbe di smentire le stime della stessa trimestrale. L’avanzo primario è fissato sopra il 2%, il debito è in flessione. Il documento è pronto: solo ragioni politiche potrebbero far slittare la presentazione all’inizio della prossima settimana.

        Naturalmente gli occhi sono tutti puntati sull’extra-gettito. Sul tavolo ci sono molte ipotesi: anzi, troppe. Pensioni basse, ammortizzatori, «scalone» della Maroni da eliminare, asili nido, casa e politica per gli affitti,infrastrutture. Una lista che costa quasi un punto di Pil. È chiaro che proprio sulla selezione delle priorità si scontrano le diverse «anime» della maggioranza. Tra i Ds non c’è una preclusione a un’operazione sull’Ici, anche se non se ne chiede l’eliminazione totale: c’è chi propende per un intervento graduale, e magari dilazionato nel tempo. Il fatto è che i tavoli con le parti sociali si giocano molto sugli investimenti che si vogliono fare in fatto di welfare e ammortizzatori. La dice lunga in proposito la dichiarazione del ministro Cesare Damiano sull’extra-gettito. «Non c’è da essere euforici ma razionali – ha dichiarato il ministro – se, una volta centrato l’obiettivo del deficit sotto il 3%, rimangono risorse strutturali, io dico che una quota di queste deve andare allo stato sociale».