Sindacati minori fuori gioco sugli scioperi generali

12/09/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
216, pag. 6 del 12/9/2003
di Alessandra Ricciardi


Suscita polemiche il regolamento redatto dalla commissione di vigilanza.

Sindacati minori fuori gioco sugli scioperi generali

Stretta sugli scioperi politici. Proclamare uno sciopero generale nel settore pubblico e privato per ´rivendicazioni non contrattuali’ sarà in futuro più difficile. L’astensione dal lavoro, infatti, non potrà essere indetta da un piccolo sindacato, anche se rappresentativo. E nel caso in cui si tratti di confederazioni, come Cgil, Cisl e Uil, sarà indispensabile che alla proclamazione confederale segua ´un’apposita proclamazione da parte delle organizzazioni di categoria’. È quanto prevede il regolamento messo a punto dalla commissione di vigilanza sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali, guidata da Antonio Martone, di cui ItaliaOggi è in grado di anticipare i contenuti. Dopo le dure reazioni negative di tutti i sindacati, i componenti dell’autorità di vigilanza si incontreranno martedì prossimo per decidere eventuali modifiche. Anche se Martone, in un intervento sulla stampa, ha ribadito la necessità di regolamentare questa forma di sciopero, non disciplinata dalla legge n. 146/90, che ha istituito la commissione con l’obiettivo di assicurare ´che il servizio pubblico non subisca interruzioni in giorni tra di loro ravvicinati’.

Motivazioni che non sono servite a convincere i sindacati, che ribadiscono l’illegittimità dell’intervento di Martone. ´Il legislatore del ’90 ha escluso dalla disciplina sullo sciopero alcuni ambiti e tra questi ricade lo sciopero generale’, spiega Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil. ´D’altra parte la commissione non può disciplinare settori a cui la legge 146 non fa riferimento, quella stessa legge che l’ha istituita.

D’altra parte, i comparti pubblici hanno sempre dimostrato senso di responsabilità nella proclamazione degli scioperi’. Decisamente contraria alla riforma Martone anche la Cisl, che ieri in una nota ha puntualizzato: ´Le categorie che rientrano nel campo di applicazione della legge n. 146/90 hanno sempre attuato, anche in occasione degli scioperi generali, le norme sul rispetto dei servizi minimi essenziali definiti per accordi o dalle delibere provvisorie, nello spirito della legge, di un’equa contemperazione del diritto di sciopero con i diritti degli utenti costituzionalmente garantiti’. Pronta a fare barricate in difesa del diritto di sciopero la Cgil. ´La commissione di garanzia si arroga il diritto di dare una definizione dello sciopero generale andando ben oltre la sua competenza di garantire l’erogazione dei servizi essenziali’, accusa Laimer Armuzzi, segretario della Cgil, funzione pubblica.

´Non è accettabile’, commenta il segretario generale pubblico impiego dell’Usae, l’unione dei sindacati autonomi, Marco Carlomagno, ´che iniziative unilaterali di questo tipo vadano a interferire con un diritto costituzionalmente garantito’.

Cosa prevede il regolamento. La commissione rileva in prima battuta che ´né la legge n. 146/90, e successive modifiche, né gli accordi e le regolamentazioni provvisorie disciplinano espressamente la materia dello sciopero generale per la parte e nella misura in cui incida sui servizi pubblici essenziali’. La commissione di garanzia ritiene proprio per questo opportuno ´in sede di delibera di massima precisare quale sia, comunque, la disciplina applicabile con riferimento, da un lato, alla specialità e alle caratteristiche dello sciopero generale, dall’altro, all’esigenza di assicurare un equo contemperamento tra l’esercizio del diritto di sciopero e il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, per assicurare, altresì, ai soggetti proclamanti certezza di disciplina’.

La commissione, vista la natura dell’astensione, ha inoltre eliminato il ricorso alle procedure di raffreddamento e conciliazione.