Sindacati, la delega pensioni va rivista

02/07/2004


         
         
         
         
        ItaliaOggi Primo Piano
        Numero 157, pag. 3 del 2/7/2004
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        Sindacati, la delega pensioni va rivista
        Tre quarti del flusso del tfr all’Inps
         
        Le critiche di Cgil, Cisl e Uil in un documento. Nel mirino l’innalzamento dei trattamenti d’anzianità.
         
        La delega previdenziale deve essere corretta in più punti per ripristinare le condizioni minime di equità per consentire una stesura rapida ed efficace dei decreti applicativi. Lo afferma un documento presentato ieri da Cgil, Cisl e Uil. I sindacati criticano per quanto concerne il capitolo delle pensioni di anzianità l’innalzamento di tre anni, a partire dal 1° gennaio 2008, e di ulteriori due anni a regime (2010-2014), del requisito di accesso al pensionamento anticipato. ´Si tratta di una soluzione sbagliata’, è scritto nel documento, ´perché obbligatoria e in contrasto con i principi di liberalizzazione dell’età pensionabile, eccessiva nel numero di anni complessivo e nell’impatto secco (lo scalone) di almeno tre anni a partire dal 1° gennaio 2008′.

        Inoltre i sindacati criticano lo stravolgimento del metodo contributivo con l’introduzione ´dell’età pensionabile minima di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne’. Infine i sindacati chiedono di ´non penalizzare il valore dell’autonomia negoziale che si manifesta nell’accordo tra le parti sociali per costituire e finanziare, attraverso i contributi dell’impresa e del lavoratore e l’utilizzo del tfr, la forma previdenziale collettiva più adatta a soddisfare le esigenze di una determinata categoria contrattuale’.

        Secondo una stima che fa il dipartimento economico della Cgil (tenuto conto della dinamica di adesione ai fondi pensione contrattuali, ai fondi pensione aperti e alle polizze pensionistiche), se la delega pensionistica verrà approvata nel testo in discussione alla camera dei deputati, i tre quarti del flusso annuo di tfr (per una cifra pari a circa 10,5 miliardi di euro) confluiranno all’Inps e ridurranno per un pari importo i trasferimenti che il tesoro fa al maggior ente previdenziale italiano. ´Questo flusso annuo di risorse’, ha spiegato Beniamino Lapadula, responsabile economico della Cgil, ´si ridurrà gradualmente per i successivi esborsi necessari per restituire il tfr maturato ai lavoratori. Il fondo, tenuto conto dello stock medio pro capite accumulato (sette anni) e stimando un progressivo aumento delle adesioni alla previdenza complementare (a regime pari al 50% dei lavoratori), dovrebbe restare attivo fino al 2030 per poi andare in rosso’.

        ´Non contento del taglio dei trasferimenti alle imprese’, rileva l’esponente sindacale, ´che verrà deciso con decreto legge entro questa settimana, Tremonti si appresta a sottrarre l’anno prossimo ulteriori ingenti risorse all’economia reale per mettere una toppa alla spaventosa voragine che ha creato nella finanza pubblica. Con questa operazione’, ha proseguito Lapadula, ´il tfr finirà nel sistema a ripartizione, al pari delle pensioni, e, tenuto conto delle gravi difficoltà della finanza pubblica italiana, correrà il rischio di essere incamerato, in tutto o in parte, dallo stato. Con la delega’, ha osservato, ´la previdenza complementare resterà ferma ai blocchi. Il silenzio-assenso, infatti, per come è previsto dalla norma, che mette in concorrenza i fondi regionali con quelli contrattuali, funzionerà, nei fatti, solo in direzione dell’Inps. E quello che avrebbe dovuto essere un mero fondo residuale finirà così per assorbire larga parte del tfr. È paradossale’, ha concluso Lapadula, ´ma ci troviamo in presenza di un inedito Berlusconi-contro-Berlusconi. Da un lato, il presidente del consiglio, con la richiesta di fiducia su norme che prevedono il conferimento del tfr anche alle polizze pensionistiche, per favorire le compagnie di assicurazione, ha adottato un atto che lo pone, in quanto proprietario di Mediolanum, in conflitto di interesse. Dall’altro, con la norma del silenzio-assenso, dà licenza a Tremonti di fare cassa a danno della previdenza complementare e quindi anche del risparmio gestito e dei mercati finanziari’.

        Critiche alla delega anche dalla Cisal, che ´prende atto con rammarico della posizione assunta dal governo di voler considerare esaurito il confronto con le organizzazioni sindacali e conferma che il disegno di legge 2145/B non costituisce un’adeguata risposta alle esigenze di riforma del sistema previdenziale che il mondo del lavoro attende da tempo’. Intanto le segreterie di Spi, Fnp e Uilp hanno annunciato che incontreranno nei prossimi giorni i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil per discutere il programma di iniziative in occasione della presentazione della legge finanziaria. Spi, Fnp e Uilp sottolineano che il governo conferma in ogni occasione di voler marciare in direzione opposta alle richieste dei pensionati e si accinge, con la preannunciata riforma fiscale, ad aggravare la condizione di disagio delle famiglie anziane con scelte distruttive di ogni residuo criterio di equità fiscale. Le proposte contenute nella legge delega sul fisco, infatti, se venissero attuate, ridurrebbero ulteriormente le risorse disponibili per la protezione sociale a livello sia nazionale (con il taglio dell’Irpef a vantaggio dei redditi più alti) sia regionale e locale. Anche la ventilata modifica dell’Irap, secondo i pensionati, rischia di mettere in seria difficoltà il sistema sanitario nazionale.