Sindacati insieme: cambiare la politica economica

10/03/2004


  Economia


10.03.2004
Sindacati insieme: cambiare la politica economica
Oggi l’assemblea dei delegati per decidere lo sciopero generale. La strategia del governo è ormai fallita
di 
Felicia Masocco

ROMA Il governo ha fallito, la ricetta «meno tasse, meno vincoli e tagli alle pensioni» come panacea per tutti i mali non ha funzionato, anzi. Cgil, Cisl e Uil parlano del fallimento di Berlusconi nelle prime righe del documento di quattordici pagine con cui si chiede una svolta della politica economica e sociale del Paese e così scrivendo i sindacati confederali segnano una svolta nel loro stesso agire.
È la prima volta da quando si è insediato questo governo che le tre confederazioni
mettono nero su bianco in un documento ufficiale unitario una critica così severa, una bocciatura a tutto campo della politica che in altre occasioni ha prodotto divisioni laceranti, basti pensare al Patto per l’Italia. Le sfumature diverse che pure ci sono, vengono messe da parte, il «fallimento» della destra al governo diventa premessa tanto per Epifani quanto per Pezzotta e Angeletti, per chiedere più attenzione, più risposte ai problemi reali delle persone che il sindacato si candida a rappresentare più e meglio di quanto non abbia fatto finora. Le proposte sintetizzate in diciotto punti verranno inviate al governo, ai gruppi parlamentari, alle forze politiche, agli enti locali, a tutti verrà chiesto un confronto, ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità. Alla politica si chiede in sostanza di smetterla di attardarsi dietro ai falsi problemi.
Ed è questo che sono state le pensioni: mesi e mesi a parlarne mentre l’economia del Paese andava a rotoli. Non caso Cgil, Cisl e Uil hanno relegato la previdenza praticamente in fondo al documento, il punto successivo, l’ultimo, è dedicato alla devolution, anch’essa bocciata in quanto foriera di rischi per la coesione sociale.
Lo sciopero generale del 26 marzo che oggi verrà proclamato dall’assemblea nazionale dei delegati e quadri di Cgil, Cisl e Uil (6mila persone al Palalottomatica di Roma) non sarà solo contro il provvedimento del governo che taglia le pensioni di anzianità con il solo scopo di «far cassa». Lo sciopero e con esso le migliaia di assemblee che si terranno in tutti i luoghi di lavoro sono a sostegno della piattaforma presentata ieri che parte dal fallimento del governo, appunto e propone politiche diverse.
La politica economica, il Mezzogiorno, la politica dei redditi, le politiche sociali: il documento di Cgil, Cisl e Uil si articola intorno a questi temi, e se il Welfare va rafforzato è necessario quello che Guglielmo Epifani definisce «un patto fiscale che faccia pagare di più a coloro che si sono avvantaggiati in questi anni». In concreto: va bloccata la seconda tranche della riforma fiscale del governo, va «riaffermata la progressività e l’utilizzo delle detrazioni»; va «rivista» l’aliquota di imposta sulla rendita finanziaria «armonizzandola con la tassazione europea»;, va ripristinata l’imposta di successione sui grandi patrimoni; il drenaggio fiscale deve essere recuperato. Sono in sintesi alcune delle proposte sulla politica fiscale che con il capitolo dei contratti pubblici e la politica dei prezzi e delle tariffe ridisegna «una nuova politica dei redditi», «con l’obiettivo di salvaguardare e incrementare i redditi da lavoro dipendente». Aver abbandonato la politica dei redditi e della concertazione ha favorito la crescita delle «disuguaglianze», «il Paese è ormai in crisi di fiducia, bloccato nella crescita, depotenziato nella competitività, più povero e più diviso».
Da qui la necessità di rovesciare l’agenda politica e sociale riportando il dibattito sulle «vere priorità». «Proviamo a determinarle», ha affermato Epifani, sottolineando il valore della «ritrovata volontà di convergenza e dello spirito di mediazione» di Cgil, Cisl e Uil le cui posizioni, su qualche punto, non sono «precisamente collimanti». Pezzotta ha paragonato lo sforzo da mettere in campo
a quello «per la ricostruzione» dopo il secondo dopoguerra. Mentre per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, si ha la necessità «di un po’ di colbertismo, quello che all’epoca ha fatto diventare la Francia una potenza economica».