Sindacati in cerca di uno slogan pacifista

27/03/2003



              Giovedí 27 Marzo 2003

              Divisi per il direttivo unitario
              Sindacati in cerca di uno slogan pacifista


              ROMA – Né con la guerra né con gli slogan, dice sfinito un sindacalista dopo l’ennesima telefonata-discussione sulle prossime iniziative per la pace. La smania di mettere insieme due paroline che funzionino, lo spot giusto per la campagna giusta, ha contagiato talmente tanto che per tutta la giornata di ieri Cgil, Cisl e Uil hanno discusso con quale slogan battezzare il giorno della riunione dei direttivi unitari convocati il 3 aprile a Milano per la pace. Insomma, non bastava la scivolata del segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che con il suo «né con Bush né con Saddam» (che ha puntualizzato e corretto a più riprese) ha acceso la miccia della polemica. Ieri nelle stanze delle tre confederazioni era tutto un rincorrersi di telefonate per mettere a punto lo slogan del 3 aprile. «Fermare la guerra, riconquistare la pace», è la frase ad effetto originaria ma la Uil non si convince. E rilancia. Che ne direste, invece, di: «per la pace, contro ogni violenza»? In questo modo la confederazione di Luigi Angeletti mantiene coerente la propria posizione: la Uil infatti non partecipa al tavolo per la pace e non ha aderito alle varie manifestazioni che ci sono state tranne l’ultima (sindacale) a Roma dove però Angeletti non si è visto. Cisl e Cgil invece sono più in sintonia: entrambe sono presenti al tavolo per la pace, Epifani e Pezzotta non si sono mai frequentati tanto come in questo periodo viste le varie manifestazioni (prima ad Assisi insieme sotto la neve, poi a Roma tra le fiaccole). Senza contare la vicinanza della Cisl al mondo cattolico e la sintonia Cgil con il Papa su questo tema. Telefonata dopo telefonata, in serata qualcuno, probabilmente stremato, trova lo slogan giusto: «Contro la guerra, per la pace». Semplice, semplice, non scomoda sistemi politici diversi, lascia un passo indietro tutta la problematicità di un conflitto che due paroline non possono riassumere. E forse proprio per questo ieri i colleghi di Epifani non hanno voluto infierire su quel «né, né». Innanzitutto perché la pace è un tema troppo serio per consumarci sopra una divisione. Così Savino Pezzotta sceglie i toni soft: «È una guerra sbagliata, ci vuole un grande impegno per ristabilire il ruolo dell’Onu e dell’Ue. Ma Sadddam è un dittatore e va cacciato, la guerra non è il modo giusto». Più deciso il commento di Luigi Angeletti: «C’è una grande differenza tra un paese democratico e una dittatura anche se penso che questa guerra sia sbagliata».
              LINA PALMERINI