«Sindacati in Adecco? Pronti al dialogo»

03/05/2002






      «Sindacati in Adecco? Pronti al dialogo»
      Dopo le numerose denunce dei dipendenti raccolte da «il manifesto», risponde il direttore di Adecco Italia


      MANUELA CARTOSIO


      MILANO. Ha 35 anni, la faccia da bravo ragazzo, dirige 2.300 dipendenti e 520 filiali, l’anno scorso ha affittato 220 mila lavoratori interinali e fatturato 772 milioni di euro (+44% rispetto al 2000). Intervistare Carlo Scatturin, direttore generale di Adecco Italia, è semplice. Basta telefonare alla sede centrale in piazza Diaz – giusto il tempo d’ascoltare il
      jingle «lavoriamo per il tuo successo» con cui l’azienda rassicura chi aspira a «far parte della squadra migliore» – e la cosa è fatta. Come sospettavamo il giovane Scatturin ha due zii manifestini: «zio Luigi» è l’avvocato di parte civile di Medicina democratica al processo di Porto Marghera, «zio Vlado» – tra i fondatori di Medicina democratica – è nostro fedelissimo lettore e sottoscrittore. Che gli zii vedano il lavoro interinale come il fumo negli occhi lo diamo per scontato. In bella vista sul tavolo del direttore il motivo dell’incontro: i tre articoli pubblicati dal manifesto sulle condizioni di lavoro dei 2.300 dipendenti diretti dell’Adecco. Nel primo, che aveva fatto «impallidire» il direttore, Enrica Torresani e Erica Belingheri, selezionatrici del personale in due filiali bergamasche, raccontavano gli straordinari non pagati, le pause mensa saltate, i controlli lesivi della privacy, le pressioni psicologiche sul filo del mobbing esarcitate dai dirigenti di zona. Il secondo riassumeva la valanga di e-mail di lavoratori Adecco che confermavano la denuncia. Nel terzo, Massimo Nozzi della Filcams-Cgil annunciava la prima assemblea nazionale dei dipendenti Adecco (sabato, a Firenze) e la preparazione di una vertenza integrativa su diritti sindacali, premio di produzione, inquadramento e orari.

      Come reagirà Adecco? «Con la massima disponibilità ad ascoltare e a confrontarci», risponde Scatturin, «in Francia e in Spagna il sindacato è presente in Adecco, non c’è ragione perché non lo sia in Italia». Una presa in giro? No, garantisce il direttore, nelle aziende ci sono dei «passaggi di fase»; se si registra un «disagio» tra i lavoratori, un’azienda, soprattutto se si occupa di «risorse umane», deve tenerne conto. «In quattro anni siamo passati da zero a 2.300 dipendenti, dobbiamo fare una riflessione e dare risposte al malessere che si è manifestato. Chiedo solo un po’ di pazienza, perché modificare un’organizzazione complessa richiede tempo».

      Tanta vellutata disponibilità è dettata dall’interesse aziendale o da bontà di carattere? «Fa parte del mio ruolo e appartiene alla mia persona», risponde Scatturin che qualche settimana fa – questo lui non ce l’ha detto – ha riunito tutti i responsabili di zona per valutare il da farsi. A botta calda aveva incontrato personalmente Enrica ed Erica e molti altri lavoratori. Aveva preso atto che nelle filiali in provincia di Bergamo «il modello Adecco aveva subito delle forzature». Nel giro di poche ore era saltata la dirigente di zona e nel giro di qualche giorno nella filiale di Cologno al Serio, dove Enrica Torresani lavorava da sola, erano stati mandati tre rinforzi.

      Su un unico punto – gli straordinari non pagati – il direttore fa muro. «Noi non spingiamo per farli, le filiali devono essere aperte dalle 9 alle 19, ma non si timbra il cartellino. Le persone si autogestiscono l’orario come meglio credono. Ovviamente noi dobbiamo garantire un organico sufficiente perché si possano fare i turni». Il turn over, ammette il direttore, è molto alto, attorno al 25%. Ma non va interpretato malignamente come una fuga di massa da condizioni di lavoro invivibili o come effetto di una politica aziendale che preferisce gente sempre nuova, fresca, ricattibile e, quindi, non sindalizzata. «E’ fisiologico che sia così in un settore giovane. I nostri dipendenti sono a contatto diretto con l’offerta di lavoro, spesso sono assunti dalle aziende a cui noi forniamo lavoratori a tempo e diventano nostri clienti. Inoltre, siamo l’azienda leader nel settore e le agenzie concorrenti ci rubano i dipendenti. Per certi versi, questo è un indice del nostro successo, anche se ci costa dover formare nuovo personale». Per la verità, obiettiamo, il costo della formazione è quasi zero: gli stagisti – prima d’essere assunti – lavorano tre mesi senza beccare un euro neppure per la benzina. «Lo stage è così dappertutto. In Adecco è il canale privilegiato d’assunzione, sono ex stagisti un terzo dei nostri dipendenti». Scatturin lascia però inevase alcune nostre curiosità. Non ci dice a quanto ammonta l’utile di Adecco Italia. Non ci dice quanto la liberalizzazione del lavoro a tempo determinato (che costa tra il 10 e il 20% meno del lavoro interinale) ha eroso il fatturato Adecco. Non ci dice per chi non vota. Ci dice, invece, quel che ci si aspetta da lui: il lavoro interinale non è una iattura ma un’opportunità che dà trasparenza al mercato del lavoro e toglie tanti, soprattutto gli immigrati, dalle grinfie delle false cooperative. Dunque, «Casarini e i disobbedienti sbagliano a sigillare le filiali con il silicone, per danneggiare le agenzie fanno un torto ai dipendenti e ai candidati». Ma i siliconatori non si lasciano convincere e ieri, a Brescia, hanno colpito ancora.