Sindacati, giovedì il primo test

10/10/2003



      Venerdí 10 Ottobre 2003

      LA RIFORMA DEL LAVORO


      Sindacati, giovedì il primo test

      Appuntamento il 16 ottobre per avviare gli accordi – Cgil ancora lontana da Cisl e Uil

      LINA PALMERINI


      ROMA – Dieci giorni prima dello sciopero generale sulle pensioni, Cgil, Cisl e Uil si troveranno insieme a dover discutere di ciò che ancora le separa. Sulla riforma della previdenza, sulla Finanziaria, sulla politica dei redditi la sintonia si è consolidata: la protesta unitaria del 24 ottobre, infatti, mette insieme tutti i motivi, condivisi, di dissenso verso il Governo. Ma il 16 ottobre, qualche giorno prima, le tre organizzazioni si troveranno di fronte alle loro distanze, che restano intatte. In quel giorno il Governo ha convocato sindacati e imprese per avviare il tavolo interconfederale che dovrà disegnare il percorso applicativo della legge Biagi, ossia la riforma del marcato del lavoro da cui è nato il più forte strappo sindacale. Che questa distanza possa influire in quella sintonia ritrovata tutti lo escludono. In Cisl e Uil, ma anche in Cgil dove ci si muove con assoluta cautela. «Il dissenso sulla legge 30 c’è, ci sono delle parti, però, che bisogna gestire insieme», dicono in Corso d’Italia commentando che è prematuro immaginare l’evoluzione del tavolo di trattativa. Una prudenza obbligata, perché accanto allo sforzo che il segretario generale Epifani sta mettendo nel ricucire un rapporto con Cisl e Uil, c’è chi sul lavoro vuole proseguire lo scontro. L’ala sinistra della Cgil, per esempio, quella della Fiom ma anche del segretario confederale Gian Paolo Patta: «L’opposizione a questo decreto non potrà mai smettere. La Cgil è impegnata sullo sciopero di due ore, non parteciperà agli organismi bilaterali di certificazione e di intermediazione di persone e si opporrà, attraverso i contratti nazionali di lavoro e attraverso la contrattazione integrativa, alla estensione dei lavori precari. Contrasteremo oggi e nel futuro tutte quelle aziende che intendono ricorrere a queste forme di lavoro». Il punto interrogativo è se di nuovo l’ala massimalista riprenderà il sopravvento in casa Cgil. Se sul referendum di Rifondazione (fallito), la segreteria e il direttivo Cgil si sono compattate sulle posizioni più radicali, subito dopo Guglielmo Epifani è rientrato nel gioco sindacale firmando con Cisl e Uil e Confindustria un accordo sulla competitività. Una firma fortemente voluta dal leader cigiellino anche per recuperare un ruolo di interlocuzione con le imprese che si era quasi del tutto perso. Prima con il «no» al Patto per l’Italia e alla riforma Biagi, poi con il contratto separato, cioè non firmato, dalla Fiom. Gli ultimi tentativi unitari di Epifani, ora spingono verso una linea di prudenza. La Cgil, infatti, parteciperà all’incontro del 16 ottobre ma con uno spirito "selettivo": bocciando da subito temi come la certificazione e la bilateralità ma senza rinunciare alla discussione su altri fronti. Il problema, inoltre, si sposterebbe sui luoghi di lavoro, dove un "no" della confederazione emarginerebbe il sindacato dagli accordi aziendali. In Cisl e Uil i toni sono concilianti. «Contiamo che la Cgil riscopra la sua natura sindacale e tratti con noi tutta la fase applicativa», dice Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl. Sono ben 43 i rinvii alla contrattazione di cui due sono essenziali per l’entrata in vigore di due contratti nuovi: quello di reinserimento e il lavoro intermittente (o a chiamata). «Ora che è legge, dobbiamo recuperare il nostro spazio negoziale correggendo alcuni passaggi, come quello sul part-time, non del tutto convincenti», commenta ancora Bonanni. Come è noto il giudizio di Cisl e Uil sulla legge è «sostanzialmente positivo», quindi, opposto a quello della Cgil ma, dice Bonanni: «Non credo che il tavolo interconfederale sulla riforma del mercato del lavoro possa influenzare il percorso fatto insieme sulle pensioni o sulla Finanziaria». Intanto si guarda al 24 ottobre, più che al 16 ottobre: più allo sciopero unitario che al tavolo dove le divisioni sono conclamate. Passata la protesta, comincia un’altra fase.