Sindacati freddi in attesa del confronto

24/05/2002





Sindacati freddi in attesa del confronto
L’idea del premier provoca nuove differenze tra la Cgil e Cisl e Uil

Lina Palmerini

ROMA – A Silvio Berlusconi che per la prima volta, esplicitamente, ammette una correzione di rotta sull’articolo 18 proponendo un accordo complessivo sulle riforme a Palazzo Chigi, i sindacati rispondono con commenti distinti. E così, quella compattezza di impressioni e di giudizi della mattinata alla relazione di Antonio D’Amato si perde a sera dopo le parole del premier. Se dal presidente di Confindustria sia Cgil che Cisl e Uil non avevano visto alcuna apertura sull’articolo 18, sulle dichiarazioni di Berlusconi affiorano differenti valutazioni, peraltro note, al punto da aver alimentato varie ipotesi su un possibile accordo separato. Solo per la Cgil non c’è nulla di nuovo: «Dell’articolo 18 non ne vogliamo parlare – ha commentato il numero due della Confederazione, Epifani, – né prima, né durante, né dopo la trattativa. La norma non va cambiata ma tolta di mezzo». Già in mattinata Cofferati aveva ribadito la linea della Cgil: «Se non ci sarà la cancellazione della riforma sull’articolo 18, metteremo in campo un nuovo programma di iniziative di lotta che, secondo me, deve comprendere, in ultimo, anche la possibilità di un secondo sciopero generale». Cisl e Uil scelgono invece la prudenza: sia Pezzotta che Angeletti non si sbilanciano nei giudizi sul premier, ma neppure chiudono a una trattativa in cui si discuta di licenziamenti. «Vedremo», dice il leader della Uil in un commento a caldo. «Se il Governo ha una proposta da fare, convochi il sindacato e riapra ufficialmente il negoziato entro fine mese», replica il numero uno della Cisl. Troppo rischioso esporsi senza un tavolo di trattativa e, soprattutto, su dichiarazioni fatte a ridosso di una scadenza elettorale. Ma questa volta a esporsi è soprattutto il Governo. Le aperture del premier seguono quelle dei giorni scorsi di vari ministri sulla riduzione a una delle tre fattispecie di deroga all’articolo 18 (quella sulla soglia dimensionale). In realtà, la trattativa informale punta a tenere almeno due delle tre fattispecie (soglie dimensionali e sommerso) spostando la riforma sui licenziamenti e sugli ammortizzatori sociali in un altro provvedimento, fuori dalla delega. Un’attenzione del Governo all’accordo e alla mediazione che fa pensare, anche al sindacato, a una nuova esigenza: quella di non alimentare lo scontro sociale e quindi dannose rincorse salariali. Di certo, la conferma della politica dei redditi, peraltro richiamata anche dal presidente di Confindustria, è una merce di scambio utile per l’Esecutivo in un quadro economico che può diventare incerto. Come diventano materia di scambio sindacale la partita fiscale, le risorse per gli ammortizzatori sociali, possibili incentivi alla democrazia economica, il Sud. Tutti capitoli di quell’accordo da fare sotto la regia di Palazzo Chigi di cui ieri ha parlato il premier. Ma di riforme complessive «per tutti» aveva parlato in mattinata il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, includendo anche l’articolo 18: «È un vicolo stretto ma non cieco», ha detto. Parole che hanno gelato le attese del sindacato, nonostante l’esplicito riconoscimento al loro ruolo. «È come dire che a Roma c’è il Colosseo», ha ribattuto Cofferati, bocciando la relazione di D’Amato su ogni piano. «Il presidente degli industriali ha recitato il copione già scritto più volte negli ultimi anni. Non c’è alcuna novità o apertura, ma la riconferma di una linea basata solo sulla flessibilità e sulla cancellazione dei diritti, come l’articolo 18. D’Amato finisce per chiedere un contributo a tutti per recuperare competitività, ma tace su quello che dovrebbero fare le imprese». Anche Angeletti non ha intravisto «alcuna seria apertura» sul dialogo: «Dal punto di vista della sostanza non c’è nulla. C’è l’invito alla concertazione sulla politica dei redditi, cioè sull’unica cosa che conviene alle imprese». L’orizzonte resta sempre la proposta che il Governo farà alle parti sociali e, se non sarà sufficiente, piuttosto che rilanciare lo sciopero generale Angeletti preferisce parlare di «iniziative di lotta di categoria» e di «referendum». Savino Pezzotta ha invece commentato i «molti silenzi» della relazione non solo sul dialogo ma anche sul ruolo della grande industria, sulla situazione della Fiat. «Nonostante i toni un po’ più bassi rispetto alle volte precedenti, non si scorge alcuna novità o apertura. Manca il riferimento alle responsabilità delle imprese e qualunque tipo di critica al Governo». E sulla sfida di Lisbona, Pezzotta rilancia: «Sono d’accordo ma voglio ricordare che se Lisbona deve essere la nuova Maastricht, non ci si arriva senza la concertazione».

Venerdí 24 Maggio 2002