Sindacati: «fisco più equo e salari più alti»

19/10/2007
    venerdì 19 ottobre 2007

      Pagina 2 – Economia

      WELFARE E LAVORO
      LA NUOVA SFIDA

        «Un fisco più equo e salari più alti»

          Cgil, Cisl e Uil approvano il protocollo e avviano la campagna su tasse e contratti

            di Felicia Masocco/ Roma

            OBIETTIVO REDDITO – Il protocollo con annessi e connessi ha tonificato il sindacato, Cgil Cisl e Uil ritengono di avere vinto la partita sul welfare, sostengono di averla spuntata anche sui contratti a termine, «non è stato – dicono – un successo delle imprese». Le confederazioni passano alla cassa e voltano pagina, in fretta. La nuova vertenza con il governo si chiama reddito e si gioca su due fronti: il fisco e i contratti. Comun denominatore è il salario che da un lato va rafforzato con i rinnovi contrattuali, dall’altro reclama un fisco più clemente e più giusto che riconosca la «fedeltà» del contribuente-lavoratore dipendente che le tasse le ha sempre pagate. Per chiedere misure in Finanziaria, Cgil, Cisl e Uil promuovono una iniziativa nazionale, la data verrà decisa lunedì, dovrebbe essere il 17 o il 24 novembre e potrebbe essere accompagnata da una o due ore di sciopero. È la Uil che lo propone, «sul fisco dobbiamo dare battaglia come abbiamo fatto sul welfare – spiega Luigi Angeletti – dobbiamo spostare l’1% del Pil a favore della riduzione delle tasse da lavoro dipendente». Le risorse possono venire dalla lotta all’evasione fiscale e da un «riassetto» europeo della tassazione sulle rendite finanziarie.

            Il segretario della Uil ha concluso la riunione unitaria degli organismi dirigenti delle confederazioni. Un appuntamento che arriva al termine del percorso welfare-referendum e ratifica il voto dei 5 milioni di lavoratori. Per Epifani, Bonanni e Angeletti è stata l’occasione per dire due o tre cose. La prima è rivolta agli organizzatori della manifestazione di domani: da loro arriva l’accusa al sindacato di aver firmato un accordo che è un «successo di Confindustria». «Non è vero – è stata la replica del leader della Cgil – hanno vinto i lavoratori». «L’attacco di Confindustria non era sulla deroga ma sul principio della trasformazione automatica del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato dopo i 36 mesi. Ma questo è proprio il punto che abbiamo ottenuto». È sempre Epifani a sottolineare, tuttavia, che alcuni aspetti della vicenda reclamano un chiarimento: il primo testo licenziato dal consiglio dei ministri conteneva 17 modifiche, tutte peggiorative dell’accordo di luglio: «Qualche dubbio ci è venuto, il governo non può far finta di nulla ci sono delle responsabilità di cui bisognerà prima o poi venire a capo». Per Epifani, insomma, è lecito pensare a un comportamento “doloso” di chi ha materialmente redatto il testo e costretto il governo e le parti sociali a riaprire il confronto. Quanto all’iter parlamentare del provvedimento, il sindacato chiede «coerenza» al governo, «deve impegnarsi per ottenere anche il consenso delle Camere», ha affermato Raffaele Bonanni.

            Non sarà una passeggiata. La sinistra radicale non intende deporre le armi e la manifestazione di domani promette di catalizzare attenzione e polemiche. Bonanni e Angeletti fanno sapere che loro parteciperanno all’«altra» iniziativa, quella a difesa della legge 30 che Cisl e Uil avallarono ai tempi del Patto per l’Italia. La Cgil la contrastò duramente. Non a caso domani in piazza ci saranno le due «aree» più a sinistra del sindacato di Corso d’Italia «Lavoro e società» e «Rete 28 aprile», più molti esponenti Fiom a titolo personale. Un’altra prova per il sindacato di Epifani che ha marcato le distanze vietando l’uso del logo della Cgil. «Qualunque dichiarazione può diventare oggetto di polemica», ha risposto ieri a chi lo interpellava sulla manifestazione. «Spero sia partecipata perché è un valore di democrazia, come lo sono tutte. Ma verranno considerate le parole d’ordine e le conseguenze che produrranno. Queste vanno valutate».