“Sindacati” Fermi alla pellicola del’98 (G.Cazzola)

14/06/2006
    mercoled� 14 giugno 2006

    Pagina 2 – Commenti

    STASI. SIAMO RIMASTI AI TEMPI DI COFFERATI

      Di Giuliano Cazzola

        I sindacati non cambiano mai copione
        Sono ancora fermi alla pellicola del ’98

          La storia non si ripete mai. Le cronache sindacali italiane, invece, sono sempre uguali a se stesse. Si potrebbe persino descrivere in anticipo quali saranno i comportamenti dei gruppi dirigenti delle confederazioni storiche (a cui si � aggregata la Ugl come succursale della Cgil) in ogni circostanza. Va al potere un governo di centro destra ? La reazione sindacale sar� caratterizzata da un picco degli scioperi che le statistiche classificano come “estranei al rapporto di lavoro” e che una volta venivano solamente definiti “politici”. Viene varato il disegno di legge finanziaria ? E’ l’occasione per proclamare un’agitazione di carattere generale contro le politiche liberiste dell’esecutivo e i tagli a indispensabili prestazioni e servizi sociali, salvo scoprire, in sede di verifica, che la spesa corrente sta scappando di mano. A conferma di queste recite a soggetto, basterebbe ricordare che negli ultimi cinque anni – con Berlusconi “folgorante in soglio” – il governo � stato ripetutamente accusato di voler gettare sul lastrico le regioni e gli enti locali, costringendo cos� quei valorosi amministratori a imporre drastiche e odiose privazioni ai bambini e agli anziani. Salvo constatare, poi, che il primo atto del nuovo governo � stato quello di mettere in mora sei amministrazioni regionali a rischio di sfondamento della spesa sanitaria. Per non parlare, poi, del fermo richiamo contenuto nelle Considerazioni finali di Mario Draghi (il Governatore ha parlato di �priorit� ineludibile�), riguardante la responsabilizzazione del sistema delle autonomie locali nel controllo delle uscite.

          Quando viene il turno di un esecutivo orientato a sinistra il discorso cambia. I sindacati mettono all’incasso le cambiali che la coalizione vincente ha sottoscritto per ottenerne l’appoggio (che � sempre decisivo in termini organizzativi, dal momento che Cgil, Cisl e Uil dispongono di notevoli risorse, umane e materiali, mentre i partiti sono poveri in canna). Luned� scorso, tra governo e sindacati � ripartito il confronto (che ha trovato vasta eco sui media). Si � trattato di un incontro preliminare, volto principalmente a impostare correttamente il tema della concertazione, dopo che Raffaele Bonanni, neo segretario della Cisl, aveva criticato, per le sue affermazioni in proposito, il ministro Tommaso Padoa Schioppa paragonandolo addirittura a Roberto Maroni (il che, nella scala dei valori di un sindacalista, costituisce un giudizio oltremodo negativo). Cos�, anche noi sappiamo, adesso, quale � il significato politically correct della concertazione. Si tratta di un modo elegante per riconoscere ai sindacati un diritto di veto, che non viene esercitato, tuttavia, per contrastare alcune decisioni e sollecitarne altre. No. L’obiettivo � la paralisi.

            Quaeta non movere et mota sedare: non fare assolutamente nulla di quanto un governo attento alla sua missione ed organizzazioni sindacali interessate a risolvere i problemi (del paese e dei lavoratori) dovrebbero, invece, essere solleciti a realizzare. Tutti gli osservatori e le autorit� europee e internazionali tengono di mira il sistema previdenziale (l’et� effettiva di pensionamento � l’altra �priorit� ineludibile� di Mario Draghi); il governo fa trapelare di avere delle idee, magari meno rozze dello “scalone” ereditato dalla precedente legislatura, ancorch� in grado di produrre risultati equipollenti sul piano finanziario. La conclusione � che non se ne fa nulla, perch�, secondo i sindacati (i quali non si prendono neppure la briga di corredare le loro opinioni con dati e valutazioni di merito) i pensionati di domani, al pari del rinsavito e disilluso Candide, vivranno �nel migliore dei mondi possibili�. Tommaso Padoa Schioppa (come, prima di lui, Mario Draghi) ribadisce l’indispensabilit� di politiche di moderazione salariale agganciate alla produttivit� (per altro in calo); ma i sindacati fanno orecchie da mercante. Secondo loro deve essere sostenuta la domanda interna – come strategia per lo sviluppo – attraverso miglioramenti dei salari e delle pensioni che – per definizione – hanno perduto potere d’acquisto. E ovviamente non si parla di riforma della struttura della contrattazione perch� Cgil, Cisl e Uil hanno opinioni diverse tra di loro. L’importante � dilettarsi con le formule. �No alla politica dei due tempi�, per esempio: un gioco di parole in voga da almeno un trentennio. �Bisogna coniugare rigore, sviluppo ed equit�: aggiungono con l’aria del gatto che ha appena inghiottito il topolino. Dimenticando – citiamo nuovamente Mario Draghi – che il solo rigore (ovvero le scelte finalizzate a rispettare gli impegni presi con la Ue entro il 2007) richiederebbe un taglio di almeno due punti di Pil. Quanto al resto, occorrer� trovare �risorse aggiuntive�. Invece, per i sindacati, l’Italia sembra ferma al 1998, quando Sergio Cofferati diceva di no a Massimo D’Alema e Sergio D’Antoni tentava di spezzare, da posizioni pi� intransigenti, il rapporto privilegiato tra governo e Cgil. Oggi sono cambiati gli attori, ma il copione � il medesimo.