Sindacati e Terzo settore: il governo impoverisce le famiglie

23/11/2004

    martedì 23 Novembre 2004

      Otto milioni di persone sono ormai costrette a vivere sotto la soglia di sopravvivenza. Passoni (Cgil): «Questa è la terza Finanziaria che taglia; alla sanità andranno dieci miliardi in meno»
      Sindacati e Terzo settore: il governo impoverisce le famiglie

        ROMA Un milione di famiglie – qualcosa come 8 milioni di persone – vive sotto la soglia di sopravvivenza, e oltre due milioni vivono una condizione di povertà relativa. Due milioni di cittadini sono non autosufficienti e privi di assistenza. L’elenco potrebbe continuare, Cgil, Cisl e Uil insieme al Forum del Terzo settore l’hanno preso a parametro per mettere a fuoco le ricadute «sociali» che avrà Finanziaria. La maggioranza continua a litigare, quindi l’ultima manovra economica di Berlusconi per diversi aspetti è ancora una nebulosa: sono però chiari a sufficienza i tagli operati sul welfare, sulla spesa sociale, che combinati alla devoluzione rischiano non solo di rendere ancora più disagevoli le condizioni di vita una parte del Bel Paese, ma anche di acuire il solco tra questa e le fasce più abbienti perché, viene spiegato, «senza degli ancoraggi forti, vengono meno l’unitarietà della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini».

        Va da sé che sulle politiche sociali la Finanziaria sia quantomeno «deludente», è poi «falsa» «perché non ha nessuna base reale» ed è «offensiva» perché taglia le tasse ai ricchi confidando nella loro «attitudine» alla beneficenza. La bocciatura è corale, Cgil, Cisl, Uil e il Terzo settore individuano per questo anche un «fronte sociale» per lo sciopero generale di martedì prossimo e chiedono che il governo si adoperi per prevedere adeguati livelli di assistenza, l’aumento del Fondo per le politiche sociali e di quello per la non autosufficienza oltre provvedimenti contro la povertà. Le richieste sono contenute in documento illustrato ieri dai segretari confederali Achille Passoni (Cgil), Adriano Musi (Uil) e Annamaria Furlan (Cisl) e dal portavoce del Forum del Terzo settore Edoardo Patriarca.

        «Questa è la quarta finanziaria che taglia: 10 miliardi in meno alla sanità, il che porta ad una sottostima del fabbisogno del settore», ha denunciato Passoni a dimostrazione di quanto siano fondate le critiche che il sindacato e la società civile muovono alla manovra. Sono «tagli giganteschi», che colpiscono gli interventi a favore delle famiglie che vivono nel disagio economico, «mettendo in difficoltà gli enti locali, i maggiori finanziatori del welfare». «Il governo – ha aggiunto il segretario confederale Cgil – non ha un’idea della politica economica se non in funzione elettorale». La Finanziaria, quindi, «va cambiata» e «può essere cambiata». Anche Musi ha osservato che «l’unica chiave di lettura – per il governo – è la necessità del pareggio di bilancio» ed ha definito «offensiva» l’idea di ridurre le tasse a chi guadagna di più «nella speranza che poi questi contribuenti facciano più beneficenza.

        Preferiamo la solidarietà e il rispetto dei diritti di cittadinanza alla beneficenza», ha detto. Nel documento, sindacati e Terzo settore, hanno sottolineato come il finanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali scenda da quasi un miliardo e 900 milioni di euro dell’anno in corso, a circa un miliardo». La richiesta è che venga raddoppiato e che rapidamente si vada alla costituzione di un Fondo per la non autosufficienza «che rappresenta uno strumento concreto di sostegno alle politiche per le famiglie». Ancora: «con la fine della sperimentazione del Reddito minimo d’inserimento e l’avvio solo virtuale del Reddito di ultima istanza, insufficientemente finanziato», non vi sono più strumenti concreti per contrastare la povertà. E non si può coltivare l’illusione che sia solo il mondo del volontariato a farsene carico: «Il terzo settore – ha chiarito Patriarca – deve affiancare e potenziare l’intervento pubblico, non sostituirlo».

          r. ec.