Sindacati e imprese alleati per il rilancio del «Made in Italy»

26/10/2004

              martedì 26 ottobre 2004

              Presentato un documento comune
              Sindacati e imprese alleati per il rilancio del «Made in Italy»
              gp.r.

              MILANO Sindacati e imprenditori del settore tessile alleati per difendere e rilanciare il “Made in Italy”. La strategia comune per il comparto del tessile e dell’abbigliamento è sintetizzata nel documento congiunto sottoscritto dalle associazioni imprenditoriali (Smi, Ati, Tessilvari) e dai sindacati confederali di categoria (Filtea-Cgil, Femca-Cisl e Uilta-Uil) che individua le priorità di intervento: ricerca, innovazione, formazione, tutela del Made in Italy, globalizzazione sostenibile. Imprese e sindacati sottolineano però che «innovazione e rilancio devono trovare, in Italia, interventi di sostegno già nella legge finanziaria».

              A partire da uno sgravio immediato dell’Irap per i lavoratori impegnati in ricerca e innovazione. Per «facilitare e sostenere le aziende che vogliono investire sul futuro, favorendo i processi di ricerca», dice Paolo Zegna, presidente di Sistema moda Italia (Smi). «Occorre un piano di iniziative – si legge nel documento – che rafforzino internazionalizzazione e produzione Made in Europe e Made in Italy, per rafforzare la competitività dell’industria tessile italiana e valorizzare le nostre competenze creative, produttive e commerciali».


              L’elenco delle cose da fare comprende l’impegno a livello europeo per introdurre l’etichetta di origine obbligatoria e la tracciabilità dei prodotti, una più accurata lotta alla contraffazione, con sanzioni più aspre e l’istituzione del Codice di Proprietà Industriale, il contrasto alle frodi e al dumping sociale ed eco-tossicologico, controlli alle dogane, l’avvio del forum Ue-Cina per verificare costi, qualità e valori della produzione, ma anche un miglioramento degli ammortizzatori sociali e un rafforzamento degli interventi per l’occupazione. Tutte voci che, coincidono con le “Raccomandazioni” del Gruppo ad Alto Livello per il settore tessile e dell’abbigliamento della Commissione Europea. Ma per quanto riguarda l’Italia, purtroppo, il governo ha finora fatto mancare quel sostegno raccomandato anche da Bruxelles.


              «L’accordo rappresenta un doppio grande successo – sottolinea Valera fedeli, segretaria generale della Filtea Cgil – di merito, perché le parti sociali hanno condiviso obiettivi strategici e azioni di politica industriale per permettere al settore – 68mila aziende e 570mila addetti, fatturato superiore a 43 miliardi di euro – di conservare livelli di produzione e occupazione e ottenere un rilancio competitivo, ma anche un successo di metodo». Ma c’è un problema: «Manca ancora all’appello una voce importante – ricorda Valeria Fedeli – quella del governo, che continua a nascondersi dietro l’ombrello di una crisi che difficilmente passerà senza adeguate politiche economiche e industriali».