Sindacati e governo più vicini su pensioni e welfare

18/06/2007
    domenica 17 giugno 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Sindacati e governo più vicini su pensioni e welfare

      Molte misure a sostegno anche dei giovani. Il negoziato potrebbe essere veloce

        di Bianca Di Giovanni / Roma

        RUSH FINALE Il giorno dopo il confronto a Palazzo Chigi, nel Palazzo si respira aria di ottimismo sulla partita pensioni e welfare. Cesare Damiano è soddisfatto: ha portato «a casa» 2,5 miliardi per i pensionati e per i giovani. Risorse preziose, visto che il «tesoretto» non si preannuncia tanto ricco come molti pensavano. La cautela di Tommaso padoa-Schioppa aveva già gelato i partiti del centro-sinistra. Poi è stata la volta dei sindacati, a cui è andata la fetta spendibile secondo il Tesoro. Chiarezza utile a far rallentare la giostra di richieste (non a fermarla del tutto) «inquietanti» (parola di Padoa-Schioppa) ed anche a sollevare la coalizione dal cono d’ombra in cui era precipitata. Non solo con quell’impegno sociale nei confronti di due milioni di anziani poveri, ma soprattutto con «quell’azione riformista» (come si ripete nell’entourage di Damiano) che guarda ai giovani e al nuovo welfare. Fondi di rotazione per i giovani, aiuti ai flessibili, crediti d’onore. Pare che nel documento di 13 pagine che il ministro ha inviato ai sindacati il capitolo sui giovani sia molto fitto.

        Insomma, Damiano è soddisfatto e nutre anche la speranza concreta che alla fine si supererà anche lo scoglio più duro, quello della sostituzione dello «scalone» della Maroni. Una misura che aprirebbe la strada verso la pensione a circa 130mila lavoratori. La Cgil parte cauta. «Su questo punto non si è aggiunto nulla», dichiara Morena Piccinini. Ma è il segretario Guglielmo Epifani a confermare al Tg3 la volontà di trovare subito un accordo sullo scalone, e magari prendere più tempo per risolvere la «questione» coefficienti di sostituzione. Un capitolo che riguarda le pensioni di coloro che si trovano nel sistema contributivo, e dunque tutti i giovani precari di oggi. Non dovrebbero esserci intralci, invece, sull’innalzamento graduale dell’età delle anzianità (i cosiddetti scalini), partendo dai 58 anni l’anno prossimo, con la salvaguardia di chi fa lavori usuranti. Il vero nodo sollevato dai sindacati sta nella proposta di SuperInps abbozzata nel documento. In realtà gli steccati più insormontabili riguardano un’ipotesi – già bocciata nei mesi scorsi dai sindacati – che prevede l’accorpamento degli istituti di previdenza entro un anno, mettendo da subito al lavoro un commissario straordinario e di tre vicecommissari che vigilino sulle fusioni e procedano alle conseguenti liquidazioni degli istituti soppressi. Non sarebbe questo il percorso pensato da Damiano, tant’è che in serata Palazzo Chigi fa sapere che la «bozza» in circolazione non è che un’ipotesi di lavoro. Per il ministro si esclude categoricamente una riorganizzazione senza la trattativa con il sindacato: niente commissari. Quello a cui si punta è il taglio degli sprechi e l’abbattimento dei privilegi. «Su queste due voci la Cgil non può non essere d’accordo – dichiara Marigia Maulucci del sindacato di Corso d’Italia – chiediamo da sempre l’eliminazione di sprechi e privilegi».

        La parola passa ora ai tavoli tecnici, che riprenderanno martedì. Le vere incognite per ora si profilano sul fronte politico. Già i centristi (prima Rosy Bindi, poi Francesco Rutelli) chiedono altre misure, per la famiglia e sul fisco. La ministra per la famiglia parla di «un buon inizio» per la restituzione del tesoretto. Ma si aspetta un secondo tempo, quindi altre risorse, per le coppie con figli. Il vicepremier insiste sull’abbattimento dell’Ici, già promesso da Prodi in Senato. Più a sinistra in molti (Salvi, Diliberto) chiedono l’abbattimento dello scalone, magari utilizzando i tagli ai costi della politica. Insomma, le richieste non sono finite, ma è probabile che i partiti si plachino con l’ok dei sindacati. Non è un caso che il prossimo appuntamento del governo con i parlamentari è fissato per il 25 giugno: a un passo dal Dpef e (forse) dalla riforma della previdenza.