Sindacati e Confindustria, ancora lontana l’intesa sul Tfr

15/11/2000



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15 Novembre 2000Oggi in edicola

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Sindacati e Confindustria
ancora lontana l’intesa sul Tfr

La proposta di Padoa Schioppa sui contratti nazionali bocciata da Cofferati e Salvi

di VITTORIA SIVO


ROMA – Contratti di lavoro, Tfr, flessibilità, tutto si tiene. Il governo tenta di tirare il filo che cuce assieme questi argomenti, spingendo innanzitutto per un accordo sulle pensioni integrative, da finanziare con le future quote delle liquidazioni (o trattamento di fine rapporto). Ma nè da Confindustria nè dai sindacati giungono segnali incoraggianti su un possibile terreno di intesa, a parte il circoscritto argomento dei contratti a tempo determinato, sul quale la trattativa fra le parti sembra vicina ad una svolta positiva.
"Siamo pronti a mettere in gioco i 25 mila miliardi del Tfr se si discute anche di flessibilità e di sommerso", ha dichiarato ieri il consigliere di Confindustria Guidalberto Guidi, riferendosi all’importo che ogni anno le imprese accantonano per le liquidazioni dei dipendenti; dunque adesione piena alle esortazioni del presidente del Consiglio Giuliano Amato che avant’ ieri aveva lanciato un nuovo allarme pensioni – urge il ricorso alla previdenza integrativa per puntellare un sistema di previdenza obbligatoria che "non ce la fa più" -, purchè, dice la Confindustria, ci sia "un tavolo unico" per discutere di flessibilità, Tfr e sommerso.
Il collegamento fra questi temi è ben presente al premier, convinto che un accordo sul fronte della flessibilità potrebbe rendere più agevole il confronto sulle pensioni integrative. In questo senso un passo avanti è rappresentanto dai progressi compiuti dal negoziato sui contratti a tempo determinato, aperto da mesi fra imprese e sindacati per recepire una direttiva europea. Se Cgil, Cisl e Uil accetteranno la bozza di soluzione messa a punto dai datori di lavoro nell’ ultimo incontro, l’accordo sarà a portata di mano. Diversamente la parola passerà al governo che dovrà affidare la materia ad un decreto attuativo delle norme Ue. E’ invece tutt’ ora congelata la trattativa Confindustria-sindacati che doveva regolare le procedure di arbitrato e di conciliazione nelle vertenze di lavoro, in alternativa al processo ordinario, così come risulta bloccato per il veto sindacale ogni dialogo sulla disciplina dei licenziamenti (vedi art.18 dello Statuto dei lavoratori).
L’urgenza di far decollare la previdenza integrativa è condivisa da Sergio D’Antoni, leader (dimissionario) della Cisl che però contesta Amato su due punti: le dichiarazioni del presidente del Consiglio rivelano una "assoluta impotenza" quando dice che questa riforma non si fa "perchè qualcuno lo impedisce: allora dica chi è questa persona e facciamo in modo che non lo impedisca più"; in ogni caso l’ allarme di Amato è ingiustificato perchè la riforma complessiva delle pensioni "sta andando bene".
Forti polemiche, poi, sulla idea espressa da Tommaso Padoa-Schioppa, membro italiano della Bce, sulla "nocività" dei contratti nazionali di lavoro. Fioccano bocciatura da sinistra, da Cofferati a Cesare Salvi ("pensi prima a quanto guadagna lui", ha detto il ministro) mentre la Confindustria e la Federmeccanica ritengono che Padoa-Schioppa abbia sollevato un problema reale e grave – quello del doppio livello contrattuale più volte denunciato.