Sindacati e Comuni pronti alla battaglia

30/07/2004


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venerdì 30 luglio 2004

Sindacati e Comuni pronti alla battaglia
di Felicia Masocco


La politica economica del governo deve cambiare, sindacati e Comuni uniscono le forze per dare battaglia e ieri hanno posto le basi per un’alleanza che in settembre li vedrà lavorare insieme e sviscerare punto per punto le voci del Dpef e della Finanziaria che hanno ricadute pesanti su una rappresentanza che è degli uni e degli altri, ovvero i cittadini, i lavoratori. L’obiettivo è quello di dare più forza a richieste condivise, ognuno dal proprio ruolo e nella propria funzione. Si tratta di convincere un esecutivo sordo e impermeabile a cambiare rotta, e di farlo con la forza degli argomenti. I servizi locali, le tasse, lo sviluppo la difesa dei redditi delle famiglie pesantemente colpiti da un combinato di manovre che sfiora i 40 miliardi, sono terreni d’azione che toccano tanto l’Anci quanto Cgil, Cisl e Uil. Da qui l’intenzione di farne «una strategia comune sulla base delle comuni esigenze», spiega Marigia Maulucci che ieri per la Cgil ha risposto all’invito dell’Anci per un incontro che si è tenuto nel pomeriggio. C’erano anche Savino Pezzotta e Pierpaolo Baretta per la Cisl e Guglielmo Loy per la Uil. I Comuni erano rappresentati dal presidente dell’associazione, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici.

Un’ora e mezzo di confronto, il tempo di darsi appuntamento in settembre per degli approfondimenti su specifiche questioni. Non si tratta di «un asse di opposizione a prescindere», spiega Maulucci, «ma basato sul merito». «Abbiamo registrato che la manovra non sarà indolore e che c’è il rischio di problemi aggiuntivi rispetto a quelli che sono già nero su bianco. Siamo interessati ad una iniziativa in comune, vedremo in settembre quale». Il materiale non manca. La scure che si è abbattuta sui trasferimenti agli enti locali pone una seria ipoteca ai servizi erogati nel territorio e appesantisce le condizioni di vita dei cittadini che sul fronte delle retribuzioni, dovranno fare i conti con aumenti tarati sull’inflazione programmata all’1,6% a fronte di un carovita che in luglio è del 2,3%. Per non parlare delle realtà del Mezzogiorno a cui vengono tagliati gli investimenti, meno sviluppo, meno occupazione, più disagio sociale.

«È stato un incontro utile – ha detto Domenici -. Continueremo a lavorare insieme sui problemi dello sviluppo, della crescita del Paese, dei conti pubblici, del fisco. L’intento è quello di trovare dei punti comuni da sottoporre al governo, mantenendo ciascuno il proprio ruolo». Il presidente dell’Anci ha voluto precisare che «non si tratta di una piattaforma unitaria», «ma di un percorso per condividere degli obiettivi da presentare al governo». Non è poco, considerato anche che l’alleanza potrebbe estendersi ad altri protagonisti della vita economica, Confindustria, Confcommercio, le altre associazioni di impresa a cui l’Anci rivolgerà lo stesso invito «per presentarci alla discussione sulla prossima Finanziaria con proposte le più concrete possibili. Il momento è delicato – ha concluso Domenici – dai Comuni può arrivare un contributo importante per lo sviluppo e il Welfare».

Spingere il più possibile, fare pressione, il Documento di programmazione economica «non risponde alle emergenze del paese», spiega Guglielmo Loy , «è necessario che i Comuni e i sindacati possano verificare, quando sarà più chiaro il quadro con la legge Finanziaria, come convincere il governo a cambiare scelte inadeguate a fronteggiare i gravi problemi che ci sono». L’iniziativa comune marcerà parallelamente a quella che le rappresentanze, istituzionali e sociali, porranno in cantiere autonomamente. Per l’Anci si inizia già da agosto, al tavolo di confronto bilaterale con il governo in cui i Comuni presenteranno le loro proposte per la Finanziaria 2005. «Proporremo l’esclusione degli investimenti dal patto di stabilità – annuncia Domenici – l’adozione di strumenti fiscali più vicini alle esigenze dei cittadini, come i contributi di scopo, e soprattutto chiederemo che gli effetti della manovrina appena varata non entrino nella Finanziaria».