«Sindacati divisi, il centrosinistra perde»

13/02/2003

          giovedì 13 febbraio 2003

          Confronto tra il leader Ds e il segretario della Cgil alla presentazione del libro di Damiano e Faccinetto
          «Sindacati divisi, il centrosinistra perde»
          Fassino invita a superare divisioni eccessive. Epifani: cercare terreni nuovi

          Felicia Masocco
          ROMA «Non vedo nessun tema così
          lacerante da rendere impossibile un
          percorso unitario». L’unità cui si riferisce
          Piero Fassino è quella sindacale,
          il segretario Diesse sa bene che
          un processo simile «non si riattiva
          solo sulla base di un atto di volontà»,
          piuttosto «bisogna far prevalere
          gli elementi di unità politica» afferma
          in occasione della presentazione
          del libro La difficile sfida (Ediesse)
          scritto dal responsabile lavoro della
          Quercia Cesare Damiano e dal giornalista
          de l’Unità Angelo Faccinetto.
          Una sfida che «non può essere elusa»
          per gli autori né può esserlo per
          Fassino per il quale il tema investe
          anche la dimensione politica: «Non
          si può pensare che ci sarà un centrosinistra
          vincente senza unità sindacale»,
          ha detto. Presente all’incontro il
          leader della Cgil Guglielmo Epifani
          non ha escluso che un approdo unitario
          sia prima o poi possibile, anzi
          lo ha prospettato, «va ricercato su
          terreni nuovi, per costruire un clima
          in cui si possa gradatamente porre
          le condizioni per ripartire. È l’unico
          modo se non vogliamo che altre
          grandi organizzazioni come Cisl e
          Uil facciano solo autocritica» è l’indicazione
          del sindacalista il quale, se
          aggiunge di non vedere «altra strada»,
          mette tuttavia in guardia dai
          facili ottimismi, la partita «è complessa»,
          spiega, e non si presta ad
          alcuna semplificazione.
          Perché le divisioni tra Cgil, Cisl
          e Uil non nascono ora, né nell’ultimo
          anno, per il numero uno di Corso
          d’Italia la crisi attuale nasce non
          per divisioni di merito, ma «per le
          scelte fatte dalla Cisl negli ultimi
          due anni di governo del centrosinistra».
          E se nelle elezioni del ‘94 e in
          quelle del ‘96 Cgil, Cisl e Uil davano
          in sostanza lo stesso giudizio ai programmi
          degli schieramenti politici
          «nelle ultime elezioni – ricorda Epifani
          - questo non è stato possibile
          perché si davano risposte diverse alla
          stessa domanda». Se si vuole prendere
          una data per d’inizio della crisi
          attuale si fissi quella del Patto di Natale
          del ‘98, «è dunque da quattro
          anni che tra le grandi centrali sindacali
          è in corso un processo di dispersione».
          Le ricadute sono note, Epifani
          cita l’ultima in ordine di tempo, la
          reazione di Savino Pezzotta alle minacce
          di Federmeccanica di sanzionare
          i lavoratori metalmeccanici
          che aderiranno allo sciopero del 21
          febbraio ritardando l’indennità di
          vacanza contrattuale: «Ai miei non
          si tocchi nulla», è stata la risposta
          del leader Cisl. «Sono rimasto colpito
          dalle sue parole, ho provato a
          spiegare a Savino che così non si
          risolvono i problemi, Federmeccanica
          vuole togliere i soldi a chi sciopera,
          potrebbe capitare anche a un
          iscritto Cisl», questo per dire che
          «nell’accentuazione delle divisioni
          si tende a dire “difendo i miei”. E si
          tende a perdere quel minimo di valori
          comuni» afferma Epifani.
          Anche Piero Fassino ha citato i
          metalmeccanici per rappresentare
          quel che si perde marciando divisi,
          «Tre piattaforme avranno come unica
          conseguenza – temo – quella che
          non si farà il contratto». Si poteva
          evitare per il segretario Ds, «se penso
          che l’elemento di divisione principale
          è stato non di merito, ma di
          metodo, sia pure non irrilevante,
          credo che questo elemento abbia
          prevalso più del giusto». Fassino
          non ha citato la Fiom, ma il suo
          passaggio è stato collegato alla richiesta
          dei metalmeccanici Cgil di un
          referendum tra i lavoratori come
          condizione per arrivare ad una piattaforma
          unitaria, un voto che avrebbe
          sbarrato la strada ad accordi separati
          perché ci sarebbe stato un vincolo
          di mandato. Ha pesato in questa
          scelta l’intesa separata siglata da Fim
          e Uilm con Federmeccanica sul rinnovo
          del biennio economico. Un
          male, quello dei patti separati, a cui
          andrebbe cercato un «antidoto»:
          per Cesare Damiano potrebbe stare
          «nell’estensione anche al settore privato
          della Bassanini», cioè della legge
          sulla rappresentatività nel pubblico
          impiego.