Sindacati di base contro i limiti al diritto di sciopero

03/03/2003



02 Marzo 2003

          Sindacati di base contro i limiti al diritto di sciopero
          Già fissato lo sciopero generale e senza preavviso contro la guerra in Iraq

          SARA MENAFRA


          «Mentre le aziende continuano ad esternalizzare i servizi il nostro diritto di scioperare subisce continue limitazioni». La denuncia è di Pierpaolo Leonardi delle Rdb che ieri ha partecipato al coordinamento nazionale dei sindacati di base del settore autoferrotranvieri a Bologna. La discussione sui limiti al diritto di sciopero, a cui hanno partecipato rappresentati arrivati da tutt’Italia e di ogni settore dei trasporti, partiva da un episodio avvenuto lo scorso gennaio, quando i lavoratori dell’azienda trasporti di Trieste hanno deciso di scioperare senza preavviso per protestare contro la privatizzazione del servizio. Come hanno raccontato alcuni degli autisti della Act durante l’assemblea di ieri, gli amministratori della Spa il primo gennaio avevano annunciato di considerare annullati tutti gli accordi integrativi firmati dal comune e di voler avviare immediatamente la messa in mobilità di 120 lavoratori in esubero. Da queste dichiarazioni era partito uno sciopero immediato e spontaneo che ha bloccato la città di Treste per due giorni. Il prossimo 7 marzo 57 lavoratori dell’azienda saranno processati con l’accusa di aver interrotto un servizio pubblico. Lo stesso giorno il coordinamento dei sindacati di base ha indetto uno sciopero dell’intero settore per protestare contro «i tentativi di criminalizzazione dei lavoratori che esercitano un diritto sancito dalla costituzione».

          Quello della prossima settimana sarà solo il primo appuntamento di una serie di mobilitazioni che i sindacati di base hanno intenzione di lanciare contro il restringimento del diritto di sciopero. Secondo i sindacati, infatti, le decisioni della commissione di garanzia che verifica l’attuabilità degli scioperi dei servizi pubblici rendono sempre più difficile organizzare proteste capaci di rispondere tempestivamente alle decisioni dell’azienda. «Ormai lo sciopero funziona su prenotazione. Bisogna mettersi in conda ed aspettare anche quattro mesi per mobilitarsi su un episodio accaduto oggi. Ovviamente questa situazione finisce per penalizzare anche i livelli di adesione» ha spiegato l’avvocato Rosaria Domizia.

          La legge 87 del 2000 stabilisce che gli scioperi nei servizi pubblici siano fissati con almeno quindici giorni di preavviso. Contemporaneamente la commissione di garanzia (di cui dallo scorso dicembre non fanno più parte due degli padri dello statuto dei lavoratori, Giorgio Ghezzi e Gino Giugni) stabilisce di volta in volta che gli scioperi che interessano uno stesso settore o uno stesso «bacino di utenza» siano distanziati di almeno dieci giorni. In questo modo i tempi si allungano e e spesso accade che uno sciopero sia fissato anche mesi dopo la sua prima indizione. «Stiamo lavorando a costruire un coordinamento tra gli avvocati di riferimento di tutte le organizzazioni del sindacalismo di base – dice ancora l’avvocato Domizia – per tenere sotto osservazione le decisioni della commissione e risucire a coordinare in modo utile le indizioni degli scioperi».

          L’assemblea di ieri a Bologna ha anche confermato l’appuntamento per uno sciopero generale ed immediato da tenersi il giorno dopo l’inizio della guerra contro l’Iraq. «Se ci saranno problemi ci appelleremo allo stesso testo della legge del 2000 che garantisce la possibilità dello sciopero immediato in caso di attentato alla costituzione o di rischio per l’incolumità dei lavoratori» sottolinea Leonardi delle Rdb, e conclude: «Se scoppia la guerra entrambe queste condizioni si saranno attuate»