Sindacati, da Epifani prove di disgelo

13/05/2003



              Martedí 13 Maggio 2003

              ITALIA-POLITICA
              Sindacati, da Epifani prove di disgelo

              Lettera a Pezzotta e Angeletti: incontriamoci – La replica: ok, ma servono atti concreti


              ROMA – Ricominciare da zero non si può. Si può però provare una nuova partenza, che tenga conto delle divisioni, ma senza che diventino lacerazioni, o peggio, accuse reciproche. È questo il senso dell’invito di Guglielmo Epifani ai leader di Cisl e Uil a incontrarsi e discutere di come riportare le relazioni sindacali sui toni del normale confronto.
              Il «sì» di Savino Pezzotta è arrivato in serata ma è stato un assenso molto prudente. Ed è arrivato anche il «sì» a Epifani del leader dei meccanici della Fim-Cisl, Giorgio Caprioli che venerdì scorso, all’assemblea dei delegati a Brescia aveva detto a Fiom e Cgil: «Vi state assumendo la responsabilità di dare copertura politica alla follia del terrorismo». Ora, però, chiarisce: «Non volevo accusare o puntare il dito contro qualcuno. Sono convinto – ha spiegato Caprioli – che il clima vada svelenito. Sono il primo ad aderire all’appello di Epifani».
              Un appello che, dalle parole di Pezzotta, ora deve essere seguito da gesti. E ieri, Guglielmo Epifani ha fatto i suoi passi nella segreteria Cgil che si è riunita in mattinata. Primo: invio di una propria commissione a Lucca (dove Savino Pezzotta è stato bersaglio di intimidazioni da parte di lavoratori Fiom) per fare chiarezza su quanto è accaduto. Secondo: i massimi dirigenti di Lucca verranno convocati a Roma, alla sede nazionale di Corso d’Italia. Terzo: la segreteria Cgil ha deciso di rivolgersi alla magistratura perché venga fatta piena luce «sulle gravi frasi riportate dalla stampa» rivolte al segretario generale della Cisl.
              Il segretario generale della Cgil ha poi deciso di scrivere a Pezzotta e Angeletti: «Ritengo utile un incontro tra le tre segreterie per affrontare i problemi che abbiamo di fronte». Un tema largo che però nasce dall’esigenza di ristabilire un dialogo inquinato dagli ultimi fatti. La risposta di Savino Pezzotta è stata cauta. «Non rifiuto mai il confronto con nessuno, tanto meno con un dirigente sindacale. Occorre – ha puntualizzato – proprio per il bene del sindacato, isolare questi gesti d’intolleranza ripetuti e costanti nei confronti della mia organizzazione.
              Le solidarietà vanno bene, ma credo che bisogna fare qualcosa di più». Intanto ci sarà un incontro domani tra sindacati per discutere di pensioni. E forse sarà quella la prima occasione per mettere a fuoco i gravi episodi dei giorni scorsi ma anche per verificare la tenuta della linea unitaria sul fronte della previdenza. C’è il documento unitario dei tre sindacati presentato al Governo e, come spiega il numero due della Uil, Adriano Musi: «Chi si sottrae da quel testo se ne assumerà le responsabilità».
              Il cammino sul referendum di Rifondazione resta diviso. Oggi la Cisl deciderà ufficialmente per l’astensione: da subito il sindacato di Pezzotta ha dato un giudizio negativo al quesito di Rifondazione che punta a estendere l’articolo 18 anche alle piccole imprese. Stessa scelta per l’astensione sarà fatta, sempre oggi, dalla Uil. A questo punto il fronte del non voto diventa prevalente: oltre un largo schieramento di forze politiche della maggioranza e dell’opposizione, c’è anche la maggioranza delle forze sociali, Cisl e Uil ma anche le associazioni datoriali. «Se qualcuno decide di andare a votare è bene che voti no – ha detto ieri Guidalberto Guidi, vicepresidente di Confindustria commentando l’astensione di Cofferati – però noi riteniamo che sia un segnale politico e l’esercizio di un diritto costituzionale quello di non andare a votare, anche questo è altrettanto importante».
              La Cgil invece si prepara a fare la sua campagna, in autonomia. Cercando, cioè, di evidenziare il «sì critico», non affiancandosi ai comitati per il sì di Rifondazione.

              LI.P.