Sindacati contro il lavoro: no ai negozi sempre aperti

03/01/2012

Cgil, Cisl, Uil e Regioni rosse chiedono l`intervento della Corte Costituzionale per limitare
una delle poche norme dell`esecutivo che non prevede nuove tasse e crea occupazione

Armiamoci e liberalizzate. Uno dei pochi atti di governo diversi dalla calata della mannaia fiscale da parte dell`esecutivo Monti – la liberalizzazione degli orari degli esercizi di commercio – ha conosciuto ieri un iter tipico delle riforme in Italia: il ricorso. Cosa prevede la legge che entra in vigore assieme all`apertura dei saldi (e che con le pensioni è uno dei provvedimenti in linea con la famigerata lettera della Bce, a differenza della pioggia di 50 tasse documentata da Libero)? In sostanza che «gli esercizi del commercio in sede fissa e gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande non siano più soggetti al rispetto degli orari di apertura e di chiusura, dell`obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell`esercizio».
DIO NON VUOLE
La Regione Toscana ieri è arrivata a invocare l`intervento divino contro la norma del governo tecnico: «Pur recependo alcuni principi di liberalizzazione che provengono dal governo», ha fatto sapere un esponente dell`amministrazione a guida Pd, la Regione ritiene che «la liberalizzazione debba essere equa e non selvaggia nel rispetto dei diritti dei lavoratori e del piccolo commercio, come affermato anche dalle principali associazioni di categoria e dai sindacati». «Non è il consumismo la risposta giusta alla crisi», ha aggiunto il presidente Enrico Rossi: «Ci aspettiamo che anche la Chiesa faccia sentire la sua voce. Si costringerà chi lavora nei negozi a gestione familiare ad essere incatenato al banco, con la saracinesca alzata giorno e notte, senza pause per 365 giorni all`anno. Dove finisce la persona, la sua vita privata, i suoi diritti?». Di qui il ricorso della Regione di fronte alla Corte Costituzionale, annunciato adombrando oscuri interessi della grande distribuzione: «Non sono queste le liberalizzazioni che ci aspettiamo». In attesa di capire quali, va registrato che la resistenza al provvedimento (il quale, beninteso, non è certo la panacea di ogni male: è vero che un piccolo negoziante rischia di perdere clienti se il supermarket può restare aperto 24 ore su 24) è già bipartisan, come ha fatto capire ieri con argomenti non dissimili a quelli del rivale toscano. IL RICORSO In particolare sul caso dei supermercati lombardi, che hanno subito cercato di aprire la domenica, la linea di molti sindacati è questa: Maria Carla Rossi, della Filcams Cgil, ha detto che «le liberalizzazioni fatte in questo modo sono inutili e non porteranno né a un aumento dei posti di lavoro, né a un aumento dell`occupazione. Siamo in un periodo di recessione, e i cittadini spendono meno a prescindere dagli orari di apertura dei negozi». Altri hanno paventato rischi di aumento del lavoro nero.
Pure Confesercenti come noto è contraria, tutelando gli interessi dei piccoli commercianti. Nel complesso, la linea dei sindacati è compattamente a sfavore della misura di Monti, vedendoci un pericoloso «far West», senza differenze apprezzabili tra Cisl, Uil e Cgil.
MENO LAVORO
C`è un punto su cui l`approccio sindacale sembra carente: se è vero che molti esercenti possono finire sfibrati da una concorrenza che si può permettere – per occupati e dinamiche produttive- orari più estesi o aperture domenicali, è altrettanto vero che la facoltà di tenere serrande alzate «fuori orario» può non solo favorire quei consumi (e quella crescita) che si invocano come un mantra, ma anche presumibilmente – incentivare l`occupazione. I supermarket che vorranno restare aperti di più dovranno in molti casi assumere o pagare straordinari. È sacrosanto vigilare con ogni forza per evitare che una liberalizzazione di questo tipo non si traduca in abusi o, peggio, in lavoro nero, ma non è per questo rischio che vale la pena osteggiarla frontalmente. Soprattutto, dà da pensare che una misura – forse l`unica – che sembra poter contrastare la pressa recessiva di Imu, aliquote, tasse sui bolli e accise trovi l`opposizione compatta dei sindacati. Specie laddove fa intravedere la possibilità di più lavoro.