Sindacati, concerto a più voci Camusso: solo discorsi generici

12/09/2012

Entrati dal portone uniti, i sindacati riemergono dal faccia a faccia con il governo Monti più distanti, almeno nelle dichiarazioni sul tema all’ordine del giorno: la parola magica “produttività”. Se Raffaele Bonanni esce da palazzo Chigi con la faccia trionfante e inneggia al «ritorno della concertazione», Susanna Camusso, così come Uil e Ugl, sono molto più ombrosi e critici con il governo. E anche sulla portata e le possibilità di riuscita del «cammino intrapreso» ieri pomeriggio i pareri sono assai discordanti. Nella improvvisata sala stampa (quella “vera” non “apre” per i soli sindacati), circondati dalla Polizia chiamata per evitare la ressa telecomunicativa, i leader sindacali arrivano uno per volta. Il primo è il segretario confederale della Uil Antonio Foccillo, che “sostuisce” Luigi Angeletti. Le sue parole critiche verso il governo non si discostano però dal tono usato dal suo leader nei giorni scorsi. «Un incontro interlocutorio e deludente – attacca Foccillo – . In tanti anni di incontri con il governo non mi era mai capitato di sentirmi dire: voi discutete con le imprese e poi fateci avere le vostre proposte. Il tutto senza specificare e se e quante sono le disponibilità, le risorse che il governo mette in campo. Nonostante la disponibilità nostra e di Confindustria, non so proprio cosa potremo portare avanti in queste condizioni». Sulla stessa falsa riga c’è il leader Ugl Giovanni Centrella, che spiega: «Parlare di produttività si può ma occorre riportare soldi in tasca ai lavoratori perché altrimenti si contraggono i consumi e quindi l’occupazione». E a quanto pare di «soldi in tasca» i lavoratori non se ne ritroveranno né nella tredicesima, nè dopo.
«GUFISCONFITTI» È poi il turno di Raffaele Bonanni, e i toni diventano quasi trionfalistici. «Il fatto che il governo Monti, dopo mesi, abbia convocato le parti sociali ha un valore molto importante. Oggi sono stati sconfitti tutti i gufi che sono contro la concertazione». Bonanni poi annovererà fra questi «i partiti che non l’hanno mai difesa». Il leader Cisl poi si dice ottimista sul prosieguo del confronto: «Intesa entro un mese? Ce la possiamo fare». Al governo però il segretario generale della Cisl chiede impegni concreti: «Deve detassare gli accordi di produttività ripristinando gli sgravi fiscali» previsti dal precedente governo. Inoltre, dice, «si può agire anche con una detassazione straordinaria per i nuovi investimenti. Bisogna migliorare la produttività – continua – con un gioco forte tra poteri centrale, locali e parti sociali. La nostra è bassa per le troppe tasse e per la scarsa produttività di sistema, la mancanza di infrastrutture».
L’ultima a scendere è Susanna Camusso. Il segretario generale della Cgil parte da una domanda: «La crescita non può dipendere da quello che le parti sociali possono fare in termini di produttività aziendale. Se il problema fondamentale della produttività è legato alle specializzazioni industriali, alle dimensioni di impresa, è un accordo tra le parti sociali che lo risolve o serve un interventodel governo? Se il tema fondamentale sono i bassi salari, redditi e consumi, ci vogliono politiche di distribuzione fiscale ». La Cgil quindi al tavolo ha proposto di parlare di produttività «ripartendo dall’accordo del 28 giugno, che va implementato dal governo e dalle parti sociali nei prossimi rinnovi contrattuali».
«RIPARTIREDAL28GIUGNO»
Inevitabile una domanda sulle dichiarazioni di Bonanni. E Camusso risponde citando una frase di Monti: «Ha detto che quella di oggi era un’occasione di incontro ma che non si pensasse che apriva una stagione concertativa. Può darsi che abbiamo sentito cose diverse», chiude scherzando. Torna seria quando critica la mancanza di proposte fatte dal governo: «Ha fatto un ragionamento generico, che sentiamo da un mucchio di tempo. Non ha dato cifre, non ha detto che ripristina la detassazione del premio di produttività, non c’è assolutamente nessun impegno. Anzi continua a immaginarsi una incentivazione semplicemente al maggior lavoro, in una stagione di cassa integrazione, licenziamenti, della riduzione della produzione: risolverla in termini di maggior lavoro, non si capisce di cosa stiamo parlando…». In conclusione arriva la domanda sullo sciopero generale: «Vedremo che risposte ci darà il governo».