Sindacati, altolà sulle pensioni

17/11/2003


DOMENICA 16 NOVEMBRE 2003

Pagina 30 – Economia
 
Cinquemila a Reggio Calabria.
Possibili altri scioperi. Epifani: Mezzogiorno, rischio-desertificazione
Sindacati, altolà sulle pensioni "Sud dimenticato dal governo"

Maroni: fateci una proposta. An:minor impatto sociale possibile
          DAL NOSTRO INVIATO
          PANTALEONE SERGI


          REGGIO CALABRIA – Berlusconi è avvisato. Un nuovo sciopero unitario contro la «controriforma» delle pensioni non è impossibile. Anzi, è già nelle opzioni di Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta e un po´ meno in quelle di Luigi Angeletti. Tutto dipende da quel che il governo farà. «Se il Governo insiste a tenere duro penso che ci mobiliteremo», assicura il leader della Cgil. E Pezzotta aggiunge: «Sui temi del welfare e delle pensioni, il sindacato ha una posizione univoca e di conseguenza anche le risposte saranno forti e unitarie. Noi andiamo avanti, faremo una proposta e poi decideremo. Non escludiamo, se non ci sono cambiamenti, di mettere in campo ulteriori iniziative di mobilitazione».
          Per ora appuntamento a Roma il sei dicembre. Ma il grande scontro si profila all´orizzonte. E´ un´avvisaglia di pericolo che il governo intuisce. I ministri Marzano e Maroni replicano: sulle pensioni il sindacato faccia la sua proposta. «Dai sindacati stiamo ancora aspettando una proposta che, garantendo lo stesso risparmio di spesa, o meglio la stessa stabilizzazione della spesa pensionistica rispetto al Pil, sia alternativa alla nostra», manda a dire il ministro del welfare, avvertendo che i tempi sono stretti. Ma il governo ha intenzione di aprire una trattativa reale? Lo esclude Angeletti: «Per avviare una trattativa, l´esecutivo deve prima convincersi che la sua proposta, la sua controriforma, è discutibile e si può cambiare. Ma con l´eventuale voto di fiducia mostra tutta la sua debolezza». Un´apertura viene da Alemanno che parla di una riforma «con il minor impatto sociale possibile».
          Dal Sud dimenticato, dalla Calabria «simbolo delle promesse mancate», dopo l´inno nazionale e il raccoglimento per le vittime di Nassiriya, parte la «campagna d´inverno» del sindacato unitario contro una finanziaria che «fa poco o niente per il Mezzogiorno» e contro la politica complessiva del governo su pensioni e occupazione, una politica economica giudicata sbagliata e dannosa. A Reggio Calabria arrivano in cinquemila da tutto il Sud e il palasport «Botteghelle» è stracolmo di bandiere. Ci sono i lavoratori della Marlane di Scalea (gruppo Marzotto) che lottano contro 192 licenziamenti in vigore da ieri, e quelli della Fiat di Termini Imerese, il cui leader Roberto Mastrosimone gongola: «Questa manifestazione è un guaio per Berlusconi. Testimonia che il dissenso cresce sempre più».
          E allora il sindacato vuole essere interprete e responsabile delle questioni del Sud, dove i bisogni sono stati aggravati dal governo. Da Roma il sottosegretaio Miccichè rovescia dati positivi sugli impegni verso il Mezzogiorno. Ma la realtà dicono a Reggio è ben diversa. Ed è quella di un Sud con punte del trenta per cento e passa di disoccupati; di intere regioni come la Calabria, la Sicilia e la Sardegna che – avverte Epifani – corrono il rischio di una desertificazione industriale; di una finanziaria – come spiega un volantino del Siulp – che dimezza gli investimenti per la sicurezza. Eppure, dicono dal palco i leader sindacali, il problema del Sud «priorità delle priorità» dovrebbe essere al primo posto nell´agenda del governo, perché non c´è, non ci può essere, sviluppo se il Mezzogiorno continua a essere trascurato. Per il leader della Cisl, oltretutto, «il Mezzogiorno non è un´area da riscattare da chissà quale cosa, ma è la nuova frontiera del Paese. Servono quindi infrastrutture, politiche fiscali che attirino nuovi investimenti, la valorizzazione delle risorse umane».
          No alla finanziaria, dunque. E Berlusconi non dica, spiega Epifani, che l´Europa blocca la crescita italiana perché il discorso dovrebbe valere anche per gli altri paesi e così non è: «Temo che ci sia da parte dell´Italia una logica antieuropea che ha probabilmente alle sue origini altre motivazioni politiche».