Sindacati: «Altolà ai tagli»

05/07/2004


        sezione: IN PRIMO PIANO
        data: 2004-07-04 – pag: 6
        autore: LINA PALMERINI
        Ora lo sviluppo – Cgil: fallimento di tutti non solo di un ministro
        Sindacati: «Altolà ai tagli»
        ROMA • Il giorno delle dimissioni di Giulio Tremonti è il giorno della rivincita dei sindacati. E non solo perché da tempo le tre confederazioni sostengono che non c’è chiarezza sui conti, che sono uno sbaglio i provvedimenti una tantum, che manca una politica di sviluppo e che la riduzione delle tasse non serve. Cioè, tutto quello che Alleanza nazionale ha messo sul tavolo chiedendo le dimissioni di Tremonti. Ma anche perché con l’uscita del superministro torna di attualità la concertazione. Un metodo che fu messo in discussione per la prima volta proprio da Tremonti. Era un pomeriggio d’estate del 2001 — quel giorno i sindacati erano stati convocati a Palazzo Chigi — ma Giulio Tremonti preferì raccontare al Tg1 le misure economiche e lo status dei conti che non aveva illustrato, poco prima, ai tre leader.
        Comincia con quel gesto la progressiva uscita di scena del sindacato dalle scelte economiche. E, anche se nel 2002 si ricuce con il Patto per l’Italia, anche quel testo (senza la firma della Cgil) non riesce a segnare la svolta. In quest’ultimo anno, infatti, il sindacato ha fatto più di uno sciopero per segnare la distanza con la politica economica del Governo. Ora — come insegnano i sindacalisti corretti — quello che non ha fatto la piazza, l’hanno fatto le urne. Il ministro abbandona la poltrona dell’Economia.
        Ma la sua uscita di scena non è già il cambiamento che chiedono i sindacati. «Siamo al fallimento di una politica che avviene nel modo peggiore e nel momento meno opportuno», commenta il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che ci tiene a sottolineare come il punto cruciale non sia solo la faccia dell’ex ministro Tremonti. «Il fallimento dell’azione di Governo non è del solo ministro Tremonti ma delle scelte di tutta la coalizione». Detto questo, la Cgil avverte già che il sindacato non pagherà nuovi prezzi con la manovra correttiva. «Non si pensi — ha detto Epifani — di scaricare i costi della crisi ancora una volta sull’occupazione, sul Mezzogiorno, sullo stato sociale e sui redditi da lavoro. Se c’è una parte che ha pagato, c’è stato anche chi si è arricchito. Per questo oggi l’azione di risanamento non può che partire da un prelievo sulle ricchezze finanziarie e sui regali fiscali fatti». Non è una questione di uomini ma di scelte. Anche la Cisl vuole stare fuori dalla vicenda-Tremonti. Anche se ha apprezzato il documento economico di An che ha messo in discussione le scelte di Tremonti. L’ha apprezzato nei contenuti — soprattutto nel passaggio sul Sud — e nel rilancio del dialogo con le parti sociali. Ma ieri, Savino Pezzotta, è rimasto fuori dai duelli politici anche se è entrato in uno dei nodi della coalizione dicendo di essere un «federalista pentito».
        La preoccupazione per la situazione resta forte: «La Cisl auspica che ci sia una soluzione rapida della crisi e una correzione vera della politica economica per orientare allo sviluppo». Insomma, il prossimo che occuperà la scrivania di Quintino Sella, si troverà comunque di fronte a un sindacato che non fa sconti. E che soprattutto teme i tagli. «Non commento le dimissioni di Tremonti», ha risposto ieri il leader della Uil, Luigi Angeletti, che aspetta di scartare i contenuti della manovra correttiva prima di sbilanciarsi. Non solo la Uil è preoccupata delle brutte sorprese che potrebbero esserci. «Resta da affrontare e risolvere la questione dello sviluppo. Questo — dice Angeletti — è ciò che interessa ai lavoratori e al Paese. Non vorrei che il prossimo ministro dell’Economia ci spiegasse invece che bisogna tagliare lo stato sociale».
        Il sindacato teme la scure della manovra correttiva sulla spesa sociale e sul Mezzogiorno: di questo parleranno nelle rispettive segreterie i tre leader. Una settimana per capire più chiaramente cosa il Governo deciderà sui tagli ma anche sul rilancio dell’economia. In attesa dell’incontro con i vertici di Confindustria, prima della metà di luglio.